A cosa serve l’arte?

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È una domanda che spesso ci rivolgiamo e a cui cerchiamo di dare una risposta in continuazione: nei libri, nei quadri, nei film, nelle immagini che ogni giorno ci passano davanti agli occhi. Nelle cose che proviamo a creare per raccontare, per parlare agli altri, per entrare in contatto con noi stessi a e con chi osserverà, ascolterà o semplicemente si avvicinerà, a quella piccola creazione.

Come conseguenza, tra narrazione e ascolto

Quindi, forse, la risposta che sentiamo più vicina è che l’arte è la conseguenza di un’esigenza. Ora è accaduto che nella nostre vite, in quelle dei ragazzi della fondazione, siano successe delle cose, a volte molto difficili, come conoscere la malattia e imparare a conviverci.

Questo ha unito delle persone, che stavano affrontando un percorso di guarigione e a volte, quando questo non era possibile, semplicemente un percorso di accettazione. È successo che usando l’arte per parlarne, questo sia diventato catartico su un doppio binario: narratore e uditore.

Ethos, Pathos, Logos

Una catarsi personale e collettiva quindi, che a volte ha permesso un avvicinamento a questa complessa realtà, da parte di chi ne è semplicemente lontano. Il Bullone ho lavorato su alcuni progetti artistici che parlavano delle cicatrici degli esseri umani tutti. Quest’anno in occasione della mostra de La Lettura «La Poesia è di Tutti». Il curatore, Antonio Troiano, ha chiamato noi B.Liver alle armi con una semplice richiesta: raccontare la nostra poetica.

È nato così un percorso di narrazione di alcune storie intime e personali, concretizzato nella realizzazione di CLOSER. Una video installazione che, attraverso micro-espressioni del volto di brevissima durata, racconta le emozioni di uomini e donne. Messi a nudo davanti a uno sguardo fermo e neutro come quello della videocamera.

Martina Closer

Un’opera che invita ad avvicinarsi e ad entrare in contatto con le espressioni dei visi, esposti allo sguardo altro come tele bianche sulle quali lo spettatore può disegnare le proprie di emozioni, riconoscersi e riscoprirsi.

Ad aiutare questa interazione, alcune voci che arrivano da non luoghi che ognuno può rendere personali e vicini e che raccontano storie straordinariamente ordinarie di vite. a volte complesse, ma vissute a pieno.

Una restituzione attraverso una sinestesia di elementi semplici profondamente umani e poetici

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