Groviglio e sorrisi

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Guardami. La mia pelle non porta segni di dolore. È liscia, morbida, quasi perfetta. Ora ascoltami, immergiti nei miei occhi. Ecco, vedi, là in fondo, attorcigliate nelle viscere e nascoste nelle pieghe dell’animo? Quelle sono cicatrici.

Vecchie, aggrovigliate e stanche. Ciascuna ha il suo nome, il suo spessore, la sua lunghezza e la sua irruenza. Ciascuna il suo colore, vivido o sbiadito, ciascuna la sua violenza. Inquiline scomode che albergano un quartier generale di neuroni e passeggiano su eterni vicoli di pensieri. Diffidenti, non si mostrano mai in pubblico, se non vestite di un sorriso smagliante e adorne di un collier di sincero entusiasmo. Subdole, annodano le certezze, soffocando la fiducia e minando la fermezza.

Non volevo guardarle, prima, non volevo dar loro un valore. Con Cicatrici, però, ora ho il coraggio di metterle alla luce, accarezzarle e ringraziarle. Regalarle, forse. Perché, alla fine, le mie cicatrici non sono poi così diverse dalle tue.

A tangle and smiles

Look at me. My skin doesn’t show any signs of pain. It is smooth, soft, almost perfect. Now listen to me, look deep into my eyes. There, do you see, there at the heart, twisted in the guts and hidden in the folds of the soul? Those are scars. Old, tangled and tired. Each one has its name, its depth, its length and its violence. Each one has its colour, vivid or pale, each its force. Troublesome tenants that dwell in neuron headquarters and stroll around endless alleys of thoughts. They are shy, they never show themselves in public unless they are dressed in a dazzling smile and adorned with a necklace of pure enthusiasm. They are sneaky, they twist certainties, suffocating trust and undermining confidence. I didn’t want to look at them at first, I didn’t want to value them. With Scars, however, now I have the courage to bring them out into the light, to embrace them and thank them. Make a gift of them, perhaps. Because, in the end, my scars are not that different from yours.

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