Maestro o seduttore? Il ruolo della nonna

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Qui ti porto un ultimo binomio: il seduttore e il maestro. Il primo chi è? È colui che ti garantisce il godimento ma non ti rende fecondo. Noi siamo sempre attratti dal seduttore, così come dal sistema consumistico in cui siamoimmersi, che ci porta delle continue striscioline di soddisfazione. Ma dell’incontro con il seduttore non ti resta niente. Il maestro, invece, è colui che ti rende fecondo e per questo a volte ti chiede di rinunciare al godimento. Il dono del maestro lo ritrovi anni dopo. Il seduttore è lontano, resta da seguire il maestro. E lo stesso accade con Willi il Coyote e quell’odioso di Beep Beep. Nell’esistenza di Willi c’è la continua rincorsa, la continua caccia, imperterrita e instancabile. Beep Beep è il seduttore, invece, che ride e scappa, senza lasciare nulla.

Silvano Petrosino intervistato nel Bullone numero 45

Di Oriana Gullone

Due immagini in testa.

La prima è di quasi trent’anni fa. Fino ai sei anni passavo l’estate a casa dei miei nonni, a Montegrosso Pian Latte, nell’entroterra ligure che confina col Piemonte. Il trio delle meraviglie era formato da me, mia cugina Francesca e Martina, una nostra amica di Alassio. La nonna di Martina, Carla, subito prima che arrivassimo in paese dalla città per passarci l’intera estate, faceva scorte sterminate di cerotti e disinfettante. Conosceva bene il trio, e sapeva perfettamente che era meglio abbondare.

La seconda è più recente. Risale alla mia prima stagione, tredici anni fa, vicino a Porto San Giorgio. Avevo quasi vent’anni, facevo giocare al mini club bambini che ne avevano dai 4 ai 12. Tante mamme, ma proprio tante, appena i figli finivano di giocare in spiaggia con la sabbia con me, li sciacquavano in fretta sotto la doccia, facendogli lavare le mani con l’Amuchina.

Nonna Carla dava per scontato che nelle nostre esplorazioni saremmo cadute, ci saremmo sbucciate ovunque e avremmo avuto bisogno dei suoi cerotti e del disinfettante che bruciava da morire. Non ci ha mai sgridato quando tornavamo a casa con ginocchia e gomiti pieni di graffi. Faceva parte del diventare grandi, come sopportare a denti stretti il bruciore del disinfettante. Peraltro, spesso nonna Carla nemmeno sapeva dove o come ci fossimo fatte male. Glielo raccontavamo, ma non era per forza la verità. Specialmente quando ci avventuravamo in posti che sapevamo perfettamente esserci proibiti, perché ritenuti troppo pericolosi dai grandi. Lei non era lì per fare la guardia, ma per aspettarci a casa col disinfettante pronto, un panino col pomodoro del suo orto e un bicchiere di gassosa.

Le mamme con l’Amuchina avevano in media 10, 15 anni più di me. E il terrore che ai loro bambini potesse succedere qualcosa, qualsiasi cosa. Dal ginocchio sbucciato al rapimento alieno, non c’era limite ai loro timori. Quindi i nani o stavano con me, o stavano con la mamma. Ancora non esisteva l’abitudine di munirli di cellulare al mini club, ma comunque il controllo era quanto più serrato possibile. Niente esplorazioni in solitaria. Allarme rosso per ginocchia sbucciate e scivoloni in piscina. Sgridate continue perché «potevi farti male!». E bugie assolutamente vietate, perché impossibili da raccontare.

«Vai ed esplora il mondo, mettiti in pericolo. Io sarò sempre qui ad aspettarti per rimetterti in sesto», mi dice senza dirmelo nonna Carla.

«Tra le mie braccia, del mondo vedrai solo il bello, e niente e nessuno potrà farti del male», sento dire dagli occhi delle mamme con l’Amuchina.

Ecco, nonna Carla era «maestra». Le mamme con l’Amuchina «seduttrici».

Chi dice la verità? Chi mi fa diventare «grande»? E come faccio a capirlo, se sulla mia strada non incontro entrambe? 

Credo di essere meno «estremista» del filosofo Petrosino, che il mese scorso a Fiamma si è spiegato così: «Il seduttore ti garantisce il godimento ma non ti rende fecondo. (…) Ma dell’incontro con il seduttore non ti resta niente. Il maestro, invece, è colui che ti rende fecondo e per questo a volte ti chiede di rinunciare al godimento. Il dono del maestro lo ritrovi anni dopo, quando ti ricordi quella lezione del liceo o dell’università, quel libro che ti era stato consigliato e non sapevi il perché».

Maestra nonna Carla non mi ha mai raccontato bugie. Non mi ha mai raccontato che il mondo fosse un posto facile. Ma non per questo mi ha tenuto lontana dai pericoli. Il suo amore me lo dimostrava dopo che mi ero messa nei guai e ne ero uscita da sola.

La seduttrice Mamma con l’Amuchina non ha meno amore verso il suo bambino, ma gli fa credere a un mondo che non esiste. E rischia di non prepararlo in tempo per affrontarlo, quel mondo. Sia che gli racconti che non incontrerà mai nessun ostacolo, sia che lo metta in guardia da un mondo popolato di mostri e persone cattive, dal quale solo mamma può proteggerlo, è una mezza verità.

Abbiamo bisogno di entrambe, per diventare grandi. Poi, forse, la differenza la farà un po’ chi incontri per primo, un po’ chi ti fa star meglio in un dato momento.

Ma avrai bisogno di entrambi. Di chi ti lancia nel mondo da solo, e di chi ti abbraccia stretto dicendoti che andrà tutto bene. Ci saranno persone che incarneranno sia il maestro che il seduttore, in momenti diversi. O che non riuscirai a «catalogare» precisamente.

Un po’ come il simbolo del Tao, «i due poli sono l’uno la continuazione dell’altro, pur alternandosi dal punto di vista temporale. Quando il polo Yin raggiunge l’apice lascia il posto al polo Yang e così via in un moto perpetuo. Da ciò dipende l’equilibrio. Come le stagioni fredde e calde. Le prime vengono rimpiazzate dalle seconde quando raggiungono il massimo di espansione, visto che a quel punto il loro ruolo viene meno. E viceversa».

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