Teatro E Poesia, Come Cambierà Lo Spettacolo Dal Vivo

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Come cambia il teatro ora che non si possono più fare spettacoli dal vivo? Come viene trasmessa l’arte? In questo articolo l’intervista agli attori Simone Savogin, Enrico Pittaluga e Antonio Amedeus Pinetti

Di Oriana Gullone

Simone Savogin, Enrico Pittaluga e Antonio Amadeus Pinnetti lo scorso inverno hanno preso per mano alcune B.Liver, trasformando in poesie le loro storie. Il progetto Do you B.LIVE in Poetry? è andato in scena alla Fondazione Corriere e alla Triennale a Milano. La replica prevista al teatro del Carcere di Opera è slittata, causa Covid.

Ci siamo digitalmente riuniti per scoprire come è cambiato, sta cambiando o cambierà lo spettacolo dal vivo.

Durante il fermo forzato, avete riflettuto su cosa di negativo vorreste non capitasse più? E cosa invece di positivo del vostro lavoro non cambiereste mai?

Enrico: «Fondamentale vedersi dal vivo, più che mai».

Simone: «Concordo sulla mancanza di contatto. Perciò credo che l’on-line non possa sostituire lo spettacolo dal vivo. La società, il web, corre, lui no. Spero che tanti abbiano capito che la “la normalità del correre” non è sana».

Antonio: «Brook si chiedeva quanto potesse nuocere alla società chiudere i teatri, piuttosto che le tv. E Mariangela Gualtieri riflette su quanto quello che ritenevamo normale, fosse in realtà una corsa troppo affannata. Io credo molto nell’on-line come luogo reale, con un linguaggio proprio, funzionale solo lì. L’offerta durante il lockdown è stata esagerata, anche se la qualità in alcuni casi si è vista. Ma è la presenza che è mancata come l’ossigeno».

Simone Savogin durante la performance Do you B.LIVE in poetry? realizzata insieme ai B.Liver (Foto: Stefania Spadoni)
Simone Savogin durante la performance Do you B.LIVE in poetry? realizzata insieme ai B.Liver (Foto: Stefania Spadoni)

Quali sono pro e contro della digitalizzazione?

Simone: «Il digitale ti permette di arrivare a tanti, lontani, ma bisogna accogliere il medium nella sua specificità. Il Blue Note è stato tra i primi a rendere ben fruibili i suoi live anche a chi non poteva assistervi dal vivo. Instagram, al contrario, è stato usato male, perché le dirette non rendono».

Antonio: «Funziona il prodotto concepito apposta, non la copia di quello che vedi in teatro. Twitch, per esempio, ha la peculiarità dell’interazione con la comunità».

Enrico: «Sacrosanta la consapevolezza del mezzo che si utilizza. Tutti hanno fatto tutto e non va bene. Devi averne competenza. Non voglio più non veder riconosciuti i diritti del mio mestiere. Facciamo fatica ad avere le giornate di contributi, e non deve più accadere. Non voglio più vedere o fare spettacoli inutili. La moltitudine di offerta ha rubato valore alla ritualità. Il teatro è una fatica, non puoi farla inutilmente, deve essere un inciampo che fa accadere qualcosa che non c’era. È cura collettiva, perché scopri di non esser solo a farti quelle domande».

Antonio Amadeus Pinnetti  durante la performance Do you B.LIVE in poetry? realizzata insieme ai B.Liver (Foto: Stefania Spadoni)
Antonio Amadeus Pinnetti durante la performance Do you B.LIVE in poetry? realizzata insieme ai B.Liver (Foto: Stefania Spadoni)

Antonio, ci spieghi il tuo «tempo bizzarro e bastardo»?

Antonio: «Fermarmi è stata l’unica cosa valida. Non avevo stress lavorativo, perché ero fermo tra i fermi. Concordo con Enrico, creare meno ma meglio. Il tempo è bizzarro e bastardo se ci rimugini sopra, se lo vivi, diventa amore ed è solo presente».

Simone, ci racconti l’evoluzione dalla maratona di poesia al format su Twitch?

Simone: «Siamo passati dall’avere tanti spettacoli, quindi correre, a vederli tutti cancellati. “Questo spettacolo non sarà cancellato” è stato un moto d’orgoglio, che la botta dello stop ha bloccato. Ma ha permesso di organizzare la 24ore di poesia il 21 marzo. La LIPS (Lega Italiana Poetry Slam) ha cucito tutto, con più di 170 poeti e artisti intervenuti da ogni angolo del pianeta, io dovevo solo chiamarli. E gli intoppi della diretta sono diventati parte dello spettacolo. Con Twitch ho la necessità di scandire, prendersi il tempo. È un gioco, che coinvolge poche persone alla volta, non una lotta di like».

Enrico Pittaluga durante la performance Do you B.LIVE in poetry? realizzata insieme ai B.Liver (Foto: Stefania Spadoni)
Enrico Pittaluga durante la performance Do you B.LIVE in poetry? realizzata insieme ai B.Liver (Foto: Stefania Spadoni)

Enrico, come è nato «AssembLamenti, pratiche di buon vicinato»?

Enrico: «In coda per la spesa con Luca D’Addino, collega che vive in zona. In realtà, durante una grigliata a Pasqua, in mezzo al cortile del palazzo. Ho grigliato carne e verdure per tutti i vicini che me li calavano dal bancone. Ha risposto al bisogno di socialità e comunità. Invadiamo un cortile, leggiamo il regolamento di condominio, lo mettiamo goliardicamente in scena e ci facciamo raccontare dagli abitanti un ricordo, una cosa che sanno fare bene e un particolare del luogo. Ha creato un’unione incredibile. Dobbiamo trovare un metodo di remunerazione, ma funziona, e lo portiamo a Modena il 3 e 4 agosto».

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