Ambiente! Ultima chiamata. L’incontro tra Greta e il Dalai Lama

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Di Edoardo Hensemberger e Emanuela Niada

Il 9 gennaio scorso si è svolto l’incontro in streaming tra il Dalai Lama e Greta Thunberg, organizzato da Susan Bauer-Wu, Presidente del Mind and Life Institute insieme ad eminenti scienziati esperti di cambiamenti climatici. L’Onu ha previsto un incremento di 1,5 gradi entro il 2030, dovuto alle deforestazioni e all’inquinamento rilasciato dai combustibili fossili. Purtroppo non ha considerato gli «anelli di retroazione», uno fra questi è rappresentato dalle le conseguenze dello scioglimento dei ghiacciai che provocano inondazioni e soprattutto il decadimento del permafrost artico, che causa di rilascio in atmosfera di quantità fuori controllo di carbonio.

Limitare i combustibili fossili

Susan Natali, direttrice del programma artico ammonisce: «L’effetto Albedo, cioè la perdita della capacità di riflessione da parte della neve della radiazione solare, è responsabile dello scioglimento dei ghiacci e dell’innalzamento della temperatura globale. Il permafrost è il suolo perennemente gelato – il cui spessore massimo può raggiungere la profondità di 1500 metri nel nord della Siberia – che non ha mai subito decongelamento dall’ultima era glaciale 10.000 anni fa, e copre 22,8 milioni di kmq. Sciogliendosi, il terreno frana distruggendo interi villaggi e rilascia enormi quantità di gas metano intrappolato da millenni tra i ghiacci, oltre a sostanze inquinanti, agenti patogeni, microbi e virus, con conseguenze inimmaginabili per la salute di tutte le specie, compreso l’uomo. Le acque di fusione vanno a raffreddare i mari e ne abbassano la salinità, modificando il clima di alcune aree e provocando gli sconvolgimenti a cui stiamo già assistendo. Il progressivo ritiro dei ghiacciai altera la disponibilità di acqua a valle, con impatti devastanti sull’agricoltura e sulla fornitura di energia elettrica. La soluzione è di limitare da subito i combustibili fossili».

Energie e metodi alternativi

Il prof. William Moomaw, premio Nobel 2007 per il suo contributo al programma dell’Onu per l’ambiente,  spiega il ruolo fondamentale della fotosintesi degli alberi per arrestare questa pericolosa tendenza: «Il 90% del carbonio è immagazzinato nelle foreste a Nord del pianeta. Purtroppo, di recente ne è stata rilasciata una notevole quantità in atmosfera a causa degli incendi in Australia, Usa e nell’Artico, dall’Alaska alla Siberia. L’eredità planetaria di carbonio deve rimanere nei suoli e nelle foreste, mentre l’uomo ne immette in atmosfera 11 bilioni di tonnellate ogni anno. Anche la legna secca e la decomposizione di piante e foglie, contribuiscono ad immettere CO2. Dovremo trovare metodi alternativi per l’agricoltura e l’energia. La foresta ha il ruolo strategico di riscaldare o raffreddare il pianeta. A noi la scelta di proteggere l’Artico, le aree umide esistenti e le foreste, soprattutto in Amazzonia, incrementandole con il rimboschimento, che deve essere doppio rispetto a prima e permetterebbe di: ricongelare l’Artico, raffreddare la Terra, ridurre l’emissione di gas in atmosfera e di fermare le retroazioni».   

Greta chiede conto agli scienziati per gli aspetti sottostimati e cruciali delle retroazioni e invoca linee guida per soluzioni concrete.

Il Dalai Lama accenna ai metodi naturali di produzione di energia pulita, e ai progetti di riforestazione di intere aree. Ha a cuore l’ecologia del Tibet, che rischia di desertificarsi, date le scarse nevicate e lo scioglimento dei ghiacciai di alta montagna. «Per 1000 anni siamo andati avanti senza porci quesiti che ora sono urgenti. Il mio sogno è che si utilizzi su vasta scala la tecnologia ormai collaudata di desalinizzazione dell’acqua marina per irrigare vaste zone e fornire acqua potabile alle popolazioni. E sarà importante trovare altri metodi innovativi naturali».

Greta esorta le persone incaricate delle decisioni ad agire subito. Non ci sono altre opzioni. Il Dalai Lama ritiene cruciale puntare sull’educazione e sul risveglio delle coscienze: «Non è una questione religiosa, ognuno è maestro di se stesso, come diceva il Buddha. Abbiamo creato noi il problema e tocca a noi risolverlo. Ammiro molto l’impegno di Greta che ha ispirato milioni di giovani. È un segnale molto incoraggiante: il futuro è nelle loro mani».

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