Vivere l’adolescenza tra lockdown e pandemia

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Di Cinzia Farina

Nel periodo adolescenziale è tipico dell’essere umano avere quella «sana» fretta in ogni campo, in tutti i momenti della giornata. Quel fondere il giorno con la notte come per non perdersi un attimo di vita, una voglia naturale di bruciare le tappe, di assaporare all’ennesima potenza ogni forma di colore.

Quella frenesia dell’età nel conoscere il nuovo; cercarsi un posto nel mondo misurandosi con nuove conoscenze personali e lavorative, nuovi amori per scoprire veramente se stessi.

La fase dell’adolescenza

L’adolescenza è una fase evolutiva di transizione dall’età infantile a quella adulta, fondamentale per lo sviluppo dell’identità. Solo tuffandoci dentro alle cose ci plasmiamo fino a diventare grandi.
Quante opportunità per loro congelate in questo periodo, quanti ipotetici amori che non si incontrano, quanti fine settimana così felicemente aspettati e organizzati ogni lunedì con gli amici al telefono.

L’online anestetizza le relazioni, perché anestetizza i nostri sensi. Se non senti il profumo e l’odore dell’altra persona, se non riesci a guardare la sua mimica, come fai a capirla veramente? Uno schermo appiattisce per definizione, manca la comunicazione non verbale, quella corporea.
Oltre a questo gli adolescenti sono concentrati sul presente, vivono il momento e negano il futuro a lunga scadenza, progettare l’isolamento per settimane è fonte di ulteriore angoscia.
Noi genitori dobbiamo essergli vicini come dei bravi complici, rimanendo però sempre in punta di piedi. Sottolineando che capiamo quello che stanno provando e incitandoli a credere in un futuro propositivo a breve.

La scuola a distanza

Andare a scuola non è solo apprendere, ma anche aspettare l’intervallo per giocare a basket, o per abbracciare la ragazza appena conosciuta della classe a fianco… E’ aver paura di un’interrogazione ma sentire il tifo incoraggiante dei compagni, è avere qualcuno che ti sostiene quando, dopo una sconfitta, vorresti magari abbandonare gli studi.

I nostri ragazzi in questo momento possono attingere la forza solo da loro stessi; noi possiamo certo fargli sentire che ci siamo, ma non è la stessa cosa, c’è un sano «conflitto generazionale».
Sono i nostri piccoli grandi eroi di questa pandemia.

Adolescenti cambiati dalla pandemia

Quel doversi «abituare all’abitudine», quando fino a poco tempo fa ogni giorno era una piacevole scoperta. Ritrovarsi ora in quel resistere a giorni terribilmente tutti uguali, convivere con la paura in agguato di trasmettere il virus ai genitori o ai nonni.
Come li cambierà tutto questo? Dover crescere più in fretta, aver saltato quella fase di metamorfosi quasi giornaliera che ognuno di noi ha vissuto spensieratamente fino a diventare «farfalla».
Noi sappiamo cos’è la pazienza, ci siamo arrivati con gli anni, l’abbiamo imparata sul campo, non vi ci siamo trovati catapultati dentro.

Non avere una vita sociale, per loro che era «vitamina pura» non è certo facile. Stanno dimostrando una forza esemplare in questo periodo, cercano di accettare la situazione «ritrovandosi» sul web con gli amici, abbozzando quel sorriso per non pesare troppo sulle preoccupazioni già esistenti a casa.
I nostri ragazzi si sono ritrovati a dover rinunciare a quella parte di socializzazione così ricca di stimoli preziosi per la loro fase evolutiva. Sono «entrati» in quella routine obbligatoria per cercare di combattere il virus con responsabilità da veri grandi.

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