La comunità terapeutca di San Patrignano

Autori:

Di Arianna Morelli

Descrivere e raccontare una comunità dall’esterno è difficile, farlo, avendo la consapevolezza di essere figlia di un tossico che non è riuscito a salvarsi, è un’impresa ardua. Mio padre è stato ospite a San Patrignano durante la mia infanzia. «Sanpa» è una comunità terapeutica di recupero per tossicodipendenti con sede a Coriano.

Ridare dignità all’uomo

È stata fondata nel 1987 da Vincenzo Muccioli, ha preso il nome dalla strada del comune di Coriano, in provincia di Rimini, dove ha sede. Da oltre quarant’anni offre aiuto gratuito a ragazze e ragazzi con problemi di dipendenza. 26 mila quelli accolti finora e oltre mille quelli attualmente in percorso, con una percentuale di recupero pari al 72% fra coloro che lo portano a termine. Io ho visitato il centro due volte: l’ho fatto entrambe nelle vesti di figlia. La prima volta per incontrare mio padre, la seconda per ricostruire il suo percorso, dare dignità alla sua figura e offrirci una nuova possibilità; sono state due visite completamente diverse. Entrambe emotivamente impattanti ma per motivi differenti.

Il percorso di recupero

La prima visita affrontata l’ha vissuta una me non consapevole della situazione, non conscia dei rischi; la seconda, invece, l’ha vissuta un’Arianna consapevole, cresciuta e desiderosa di scoprire e ricostruire una parte della propria storia. È stata una visita- necessità: verso febbraio avevo contattato gli uffici del centro per scoprire chi fosse stato il tutor di mio padre, avevo il bisogno e il desiderio di parlargli. Appena incontrato, Franco Grizzardi, questo è il suo nome, mi aveva sorpreso con un ricordo riaffiorato nella sua mente: Franco aveva ricordato la fede calcistica di mio padre, mi aveva riferito quanto lo ricordasse patito e quanto fosse buono. Durante la mia prima visita avevo avuto modo di visitare le stalle, dove mio padre era stato inserito nel suo percorso di recupero.

La comunità di San Parignano

La comunità di San Patrignano gioca proprio su questo: si cerca di mettere la persona faccia a faccia con i propri timori, con le proprie ansie, con le proprie fobie. Mio padre aveva paura delle mucche. Durante la visita avvenuta in seconda battuta, visitare quel semplice luogo di lavoro mi ha suscitato emozioni non differenti: ho sentito in me sia la figura della figlia, malinconica ed emotiva, che della madre, «bacchettona» e più difficile da plasmare dinanzi all’emozione pura, dinanzi al dolore.

Vivere “Sanpa” da figlia

Da figlia posso dire di avere numerosi ricordi legati alla struttura di San Patrignano, di mio padre: una lettera indirizzata a me, delle fotografie nostre scattate nel salone del centro, varie lettere indirizzate a mia nonna. Verso i centri di recupero, Sanpa in particolar modo, ho nutrito negli anni, sentimenti avversi: il famoso odi et amo catulliano. La comunità è una struttura eccezionale che ho avuto modo di visitare grazie a Valerio, ragazzo in quell’anno ospite. I prati, i colli, i vitigni grazie ai quali viene prodotto il vino della comunità, la lavanderia, l’area dedicata alla tessitura, dove alcune ragazze si dedicano all’arte del costruire un tessuto con le proprie mani. Valerio in quella giornata mi ha mostrato le aree di Sanpa, aprendosi e raccontandomi tanto di sé e della sua vita ed io ho fatto lo stesso.

Amici inaspettati

La mia paura verso la figura del «tossico» è crollata, ho trovato in lui un buon ascolto e tanta razionalità, affetto, calore e verità. Dopo esserci raccontati le nostre storie, soffermandoci in particolare sul perché entrambi ci trovassimo in quel momento a San Patrignano, si è confidato riguardo la notte del suo ingresso: la notte di Natale. La struttura, tutti gli anni, il 25 dicembre apre le porte letteralmente, accogliendo tutti i ragazzi alla ricerca di aiuto, che si accodano fuori dal centro di Coriano. Con Valerio è stato un colpo di fulmine: il primo tossico verso cui riuscivo a provare empatia e che, in un certo modo, stava riuscendo a farmi ragionare, facendomi guardare la realtà con oggettività. Si era tanto aperto, non avendo timore del mio passato, aveva toccato dei punti a me dolenti con pacatezza, e li aveva poi ricuciti, guardandomi negli occhi e abbracciandomi con discrezione e tenerezza. Eravamo entrati in sintonia talmente tanto, la mia anima si era stranamente concatenata alla sua – all’anima di un tossico – che decisi di spedirgli una lettera una volta arrivata a casa, dove mi sarei raccontata di più e avrei parlato anche delle mie paure.

Visitare il centro di Coriano

Magicamente con lui non mi sentivo più intimorita, non avvertivo la necessità di difendermi, con lui mi sentivo libera di sfogarmi e raccontarmi e di raccontare la storia mia e di mio padre. Una volta uscito dal centro, Valerio mi ha contattato via Messanger scrivendomi: «Ciao Ary, grazie mille… Di tutto! Sei troppo buona e di una dolcezza unica. Io ci sono sempre, sappilo, per ogni cosa». Conoscere Valerio e visitare il centro di Coriano mi ha fatto bene, ha guarito la mia anima dalle tante paure, mi ha permesso di far pace con il passato di mio padre e di vivere serenamente la mia relazione con lui. Ogni tanto mi ritrovo a pensare a quella giornata e sorrido ancora. Da quelle feste speciali di Pasqua, organizzate a Rimini, per permettermi di visitare e conoscere San Patrignano, ho ricostruito tanto. Ricordo ancora quanto avevo sudato al di fuori del centro prima di entrarvi, nel parcheggio principale, continuavo a fare avanti e indietro, intimorita e non sicura di quella decisione. Una volta entrata, è cambiato tutto. Da lì in poi ho cambiato ottiche, modi di pensare e ragionare, modi di approcciarmi e ho ottenuto la consapevolezza che avevo inseguito per anni.

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