La cultura dell’arteterapia e della scrittura

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Di Chiara Baù

Ci sono due cose che mi fanno stare bene: adoro circondarmi di tutto ciò che è vivacemente colorato e che rende allegro l’ambiente; la mia passione per i colori luminosi però, non sarebbe completa senza la mia voglia di sentir scorrere una penna sulla carta. Se dunque mi chiedete: «che cultura sei?», io vi rispondo che sono una penna dalle sfumature colorate.

Sono d’accordo con Francesco Gabbani quando nella sua bella canzone «Viceversa» dice «se dovessimo spiegare il complesso meccanismo che governa l’armonia del nostro amore, basterebbe solamente dire, senza starci troppo a ragionare, che sei tu che mi fai stare bene quando io sto male e viceversa».  Come sarebbe bello riuscire con più facilità a dirci l’un l’altro che ci facciamo bene a vicenda, così che ognuno di noi possa armoniosamente realizzare il proprio «ideale di vita normale». Ma proprio perché non ci riusciamo mai come vorremmo e, come prosegue la canzone, «l’amore di normale non ha neanche le parole», per poter esprimere al meglio le emozioni, oltre alle parole, abbiamo bisogno di affidarle a uno dei mille volti dell’arte. Ognuno comunica attraverso la forma artistica che sente più congeniale al proprio cuore, quel mondo fatto di sensazioni, brividi, meraviglia e sentimenti che l’anima custodisce in sé.

Io mi definisco una penna dai mille colori perché il mio intimo parla attraverso i colori e la scrittura. I colori chiari e brillanti per me sono una fonte fondamentale di allegria, quando  ho conosciuto l’arteterapia ho avuto conferma di quanto il colore sia affascinante ed efficace per dare sfogo alle emozioni. L’arteterapia non ha regole predefinite, dipingere diventa lo strumento principe per far parlare la propria interiorità che, attraverso un pennello o una spugnetta colorata, può alleggerirsi dei suoi pesi creando un’opera d’arte ricca e originale.

Non bisogna per forza essere un pittore affermato per usare le tempere o decorare la creta, con l’arteterapia ciascuno può sprigionare la vena artistica che ha dentro di sé. Il colore è terapeutico e si può pitturare in piena libertà, dando vita a qualcosa di personale e liberante che regala benessere.

Le sensazioni che i colori suscitano nelle persone sono variegate e soggettive, ad esempio, a me non piacciono il nero, i grigi e le tonalità scure. Il nero mi evoca cupa oscurità e rabbia, mentre i grigi mi danno pensieri tristi e un senso di confusione, di conseguenza li uso quando sono triste. Le sfumature di viola, arancione e giallo, al contrario, mi danno una sensazione accogliente di positiva allegria. Questi colori rispecchiano la mia personalità, li ho usati molto nei mie dipinti e li uso quando mi sento contenta. Chi, a differenza di me, è amante del nero e delle sfumature scure, li assocerà a un sentimento positivo, non certo alla rabbia. È questo il bello dell’arteterapia, l’artista può esprimersi e decorare secondo il proprio gusto e lo stato d’animo del momento.

Io sono anche una penna. Scrivere mi fa sentire libera, proprio come se fossi in una stanza piena di tinte allegramente multicolore, anzi forse anche di più. Far correre la penna sopra una pagina mi fa pensare di essere come un fiume in piena che vuole comunicare al mondo la sua bontà, per potergli essere utile. Davanti alla pagina bianca all’inizio sono bloccata perché le cose che ho da dire mi sembrano troppe, ma poi, quando inizio a scrivere, provo una bellissima sensazione di libertà e percepisco la mia rivincita su quello che non capisco della mia vita. Quasi nessuno mi conosce per come sono davvero, la penna dà voce alla mia voce e alla mia fantasia, mi aiuta a respirare e a farmi ascoltare. Nella nostra mano una penna può trasformare le parole in perle preziose.

L’arteterapia e la scrittura sono due forme artistiche che ci mettono in sintonia con noi stessi, una chiave vincente per stare meglio. Per dirla con la canzone di Gabbani non c’è migliore soluzione che «lasciarsi abbandonati all’emozione», nulla di più vero.

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