La speranza di donare che ci tiene ancorati alla vita

Autori: Il Bullone
Illustrazione di Giulia Pez
Illustrazione di Giulia Pez

Di Maddalena Fiorentini

La speranza, secondo il vocabolario, è l’attesa di un evento favorevole. Tutti meritano di poter continuare a sperare fino alla fine, perché solo la speranza mantiene solide le radici che ci tengono ancorati alla vita. Quella stessa vita di cui dubitiamo per tutta la sua durata se sia stata un dono o solo una casualità.

Donare, invece, secondo il vocabolario significa dare con assoluta spontaneità. Questo si traduce nell’essere utile, fare del bene e sentirsi bene per aver fatto del bene. Quando doniamo rinunciamo a qualcosa di nostro per qualcun altro, in assoluta sincerità e fermamente convinti che stiamo facendo la cosa giusta.

La speranza è un diritto, mentre donare è visto come un dovere, invece spesso ci si dimentica che esiste anche il diritto di donare e di donarsi.

Io desidero moltissimo ricambiare il gesto di quelle persone che grazie alla donazione del loro sangue mi hanno salvato la vita. Eppure non posso, nonostante sia guarita da molti anni, non ho la possibilità di dare a qualcun altro la speranza di vivere.

Io ho avuto la fortuna di avere una seconda chance, come posso pensare di non poter ricambiare a mia volta? Vorrei che ciò che ha dato speranza a me potesse darla anche ad altri, ma soprattutto, vorrei essere io a dar loro la speranza. Vorrei poter alleviare anche di poco le sofferenze di qualcuno, sapere di essergli utile in qualche modo. Rendermi utile e intanto rendere grazie, perché non smetterò mai di essere grata verso chi una mattina ha deciso di dedicare del tempo della sua vita agli altri, donando il suo sangue.

Vorrei solo aiutare. Sperare insieme a coloro che ne hanno bisogno. La libertà, così come la felicità, ha senso solo se condivisa, e penso valga anche per la speranza. Che senso ha la mia seconda chance se poi non le do un senso e non la metto a disposizione e a servizio degli altri? Come potrei vivere sapendo che non sto facendo il possibile per fare in modo che qualcun altro riceva la mia stessa fortuna? Io ho ricevuto, e per questo anche altri meritano le mie stesse possibilità.

Qualcuno mi ha dato senza aspettarsi nulla in cambio, ho ricevuto un dono, e questo mi ha incondizionatamente legata a quella persona. Io penso che esista una specie di «catena del dare e ricevere» che ci tiene tutti uniti, indipendentemente dal dono fatto o ricevuto, e che non possiamo interrompere per egoismo, o le conseguenze andrebbero a discapito di chi viene dopo di noi. L’anello a cui sono legata io, però, è inevitabilmente interrotto, e questo mi fa sentire esposta, diversa.

Che cos’ho quindi io di diverso dagli altri? Mi è sempre stato detto di essere guarita, di avere le stesse possibilità di tutti i miei coetanei, eppure in questo caso non è così. Io ho sempre avuto speranze su me stessa, su chi volevo diventare e soprattutto su chi volevo essere. Donarmi agli altri attraverso la donazione del sangue era una di quelle speranze, una a cui tenevo particolarmente e che ho visto sbriciolarsi davanti ai miei occhi, senza neanche una giustificazione valida, per me.

In questo caso mi affido al detto che dice che la speranza è l’ultima a morire, io sono disposta ad aspettare, ma non ad arrendermi. Sono pronta a fare la mia parte, a continuare la catena, sperando in un’idoneità rilasciata da chi di dovere.

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