La speranza negli altri come atto di fiducia sociale

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Illustrazione di Giulia Pez
Illustrazione di Giulia Pez

Avere speranza nell’altro è un atto di fiducia sociale, fondamentale in questo periodo storico segnato dalla pandemia.

Di Chiara Malinverno

Nell’immaginario comune si è soliti associare il termine «speranza» a una dimensione intima e personale, dimenticandosi che lo sperare è per definizione un atto sociale. Parlare di speranza come atto sociale significa riempire di forza quell’emozione che anima la vita di ognuno, facendo sì che essa diventi un vero e proprio motore per il mondo.  

Per comprendere quanto detto, è necessario pensare alla speranza non come attesa passiva di qualcosa, ma come un’emozione capace di concentrare le forze di tutti per il raggiungimento di un obiettivo comune. In quest’ottica, la speranza diventa quel protendersi di tutti verso il futuro, nell’attesa che ciò che desideriamo si realizzi.

A questo punto una domanda è lecita. Sappiamo sperare con gli altri? Per sperare con gli altri è necessario mettere da parte i nostri desideri più intimi per impegnarci a raggiungerne uno più grande e comune. Siamo capaci di farlo?

La speranza nella sua dimensione sociale

Nel marzo 2020 abbiamo dimostrato di esserne capaci. Abbiamo iniziato a sperare insieme che il covid finisse e ci siamo impegnati perché questo accadesse, ma ora? Ora ne siamo ancora capaci? Dalla scorsa primavera ad oggi la nostra speranza sembra essersi affievolita, quasi a scomparire sommersa dalla rassegnazione e dallo sconforto, ma è proprio qui che lo sperare riacquista la sua dimensione sociale.

Nel momento storico che stiamo vivendo, la necessità di guardare al futuro e protenderci con fiducia verso il domani si fa ancora più urgente, richiedendo lo sforzo di tutti.

In questo momento abbiamo due possibili strade da percorrere. La prima è quella ci invita a fermarci e ad aspettare, mettendoci in quella prospettiva di attesa passiva in cui la speranza diventa una sorta di scudo per sfuggire dai propri compiti, la seconda invece, è quella che ci obbliga all’azione e in cui la speranza diventa motore del domani.

Ognuno di noi può scegliere quale via seguire, ma solo se tutti propendiamo per l’azione sarà possibile guardare al futuro con fiducia.

La fiducia sociale

È qui che entra in gioco un ulteriore elemento, perché sperare, oltre ad essere un atto sociale, è un atto di fede. Ogni volta che speriamo riponiamo la nostra fiducia nelle mani di qualcun altro, di qualcun altro al quale chiediamo di impegnarci con noi per il raggiungimento del nostro obiettivo. Se questo è vero quando speriamo per noi stessi, assume ancor più concretezza quando speriamo con gli altri. Quando speriamo con gli altri ci affidiamo a loro al pari di come loro si affidano a noi.

Affidarsi all’altro significa camminare con lui e per lui, impegnandosi affinché ciò che speriamo non porti vantaggi solo a noi, ma all’intera collettività. Sperare con gli altri ci pone in una posizione di parità, in cui ognuno lavora con l’altro al fine del raggiungimento di un unico obiettivo; mentre sperare per gli altri, implica un atteggiamento diverso, quasi di servizio, in quanto non lavoriamo più solo per noi stessi, ma anche per la felicità dell’altro.

Solo se iniziassimo ad intendere la speranza così, ossia come atto collettivo fondato sulla reciproca fiducia, essa diventerebbe la prima forza nel mondo e il motore capace di aprirci davvero al futuro.

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