di Sofia Marino
Per quanto si cerchi di nasconderla, negarla, incastrarla malamente in qualche anfratto buio, ognuno di noi ha una debolezza, una fragilità.
Pensiamo sempre che quello sia il posto giusto, più lontano possibile dagli occhi nostri e di tutti gli altri. Così impegnati a tentare di confinarla, che ci stupiamo quando viene a galla colpendoci e invadendoci nei momenti più sbagliati. Ma forse non è questo l’uso migliore che possiamo fare delle nostre fragilità.
La forza della debolezza è un aspetto che non prendiamo mai in considerazione, ma è proprio da lì che si riparte ogni volta, facendo leva, tentando di superare ciò che ci rende fragili.
E poi, se ci guardiamo intorno, ci rendiamo conto di come tutti siamo più accomunati dalle insicurezze piuttosto che dalle certezze. In fondo agli occhi degli altri nascondiamo tutti le stesse cose.
Accettare e condividere le nostre crepe, se così possiamo chiamarle, ci può far sentire meno soli. Per questo, mentre tutti cercano di nascondersi a sé stessi, chi ha la vittoria in pugno è chi si aggrega, chi si apre, e affronta tutto ciò che aveva nascosto perché faceva male, perché lo rendeva una persona fragile.
È la fragilità che ci spinge a lottare, che ci rende guerrieri coraggiosi anche nelle battaglie impossibili. Se pensassimo di essere invincibili, probabilmente non muoveremmo un passo per arrivare al traguardo rischiando di perdere.
Siamo tutti fragili, deboli sotto tanti aspetti. Dentro ognuno di noi c’è un bambino raggomitolato che non sa bene cosa fare, che tenta di comunicare cercando spazio per crescere, per imparare e sprigionare la sua forza. Lasciamo che venga fuori, che inizi a muovere i primi passi al nostro fianco, perché possa un giorno muoversi senza incertezze. Cerchiamolo questo bambino, nutriamolo di cibo sano, di sorrisi e accettazione, prima che sia lui a nutrirsi delle nostre ombre, crescendo, invadendo, distruggendo.
Bisogna essere in grado di affrontare di petto le situazioni che abbiamo etichettato come difficili, senza nasconderci dietro a una fragilità, giustificando così il nostro non agire. Contemporaneamente siamo spinti a tutelarci, cosa a cui non dovremmo mai rinunciare. In poche parole, credo che occorra un po’ di equilibrio e altrettanto sostegno.
A volte prendere in mano le nostre debolezze ci fa sentire ancora più fragili e persi, ma non possiamo arrenderci, siamo fatti anche di questo.
Bisogna costruire una rete salda che ci impedisca di cadere, che ci lasci lo spazio per vivere.
Ma poi chi l’ha detto che le debolezze vanno contrastate? In fondo sono ciò che ci caratterizza, ciò che ci rende unici e irripetibili, e affiancate ai punti di forza costituiscono la nostra persona. Si tratta solo di riconoscerle e abbracciarle lasciando che siano libere di muoversi senza soffocarci.