Ponti, sfide e futuro con Giovanni Malagò, presidente del CONI

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Illustrazione di Chiara Bosna
Illustrazione di Chiara Bosna

Il presidente del CONI, Giovanni Malagò, da sempre convinto della capacità inclusiva dello Sport, al Bullone parla di ponti, sfide e prospettive future. Bisogna dare la possibilità a quei giovani, figli di famiglie straniere da anni in Italia, di diventare cittadini italiani.

Di Chiara Malinverno

Già imprenditore di successo e componente dei consigli di amministrazione di numerose società italiane, Giovanni Malagò è oggi Presidente del CONI e Membro del Comitato Olimpico Internazionale. Da sempre convinto della capacità inclusiva dello Sport, al Bullone parla di ponti, sfide e prospettive future. Il Bullone crede nell’importanza di costruire ponti.

Presidente Malagò, è d’accordo con l’idea che lo Sport è un mezzo per realizzarli?

«Lo sport è lo strumento più efficace per avvicinare, includere e aggregare. È il simbolo della fratellanza nella sua dimensione universale, racchiude un messaggio speciale che annulla ogni distanza e non conosce differenze né distinzioni. Non è un caso che, nel corso della storia, lo sport sia arrivato dove la diplomazia non è riuscita».

Presidente Malagò, lei ha chiesto più volte che lo Sport diventi un mezzo per acquisire la cittadinanza italiana. Pensa che la politica e gli italiani siano pronti per questo?

«Ci tengo a precisare che non sono mai entrato nel merito di decisioni e orientamenti politici e non ho mai reclamato una nuova legge. Sono partito dalle richieste che ricevo ogni giorno da tutte le Federazioni, relative ad atleti nati e formati nel nostro Paese, che a 18 anni hanno difficoltà a diventare italiani e finiscono per abbandonare lo sport o acquisire la nazionalità del Paese dei genitori o di altri Paesi che vanno alla ricerca di prospetti importanti. Ritengo che, almeno per quei talenti che a livello juniores hanno vestito la maglia azzurra, debba essere reso meno complesso l’iter burocratico legato al riconoscimento della cittadinanza, che ora può invece durare anni».

Uno degli esempi più belli di sport come mezzo di inclusione, arriva dalle Paralimpiadi. Cosa intendeva quando ha parlato di Olimpiadi e Paralimpiadi come due facce della stessa medaglia?

«Lo sport è uno, lo dicono i valori che fanno grande e unico il movimento. Torno al concetto espresso in precedenza il nostro mondo non conosce barriere, le abbatte. Sa racchiudere e mai escludere. Per questo siamo tutti un’unica, grande famiglia, che condivide le finalità e gli ideali che lo connotano».

Presidente, perché ritiene importante la creazione permanente di un Ministero dello Sport? Cosa non la soddisfa delle attuali forme di rappresentanza?

«I recenti risultati agonistici ottenuti, sono il frutto di un modello sportivo basato sull’associazionismo e sull’organizzazione confederale garantita dal CONI. Questo modello si può sicuramente migliorare, ma se le modifiche intervenute negli ultimi due anni non vengono corrette, si corre il rischio di perdere l’efficienza, e soprattutto, la capacità di rispondere sia dei risultati sia del funzionamento delle strutture sportive. Un sistema di governo basato su tre soggetti istituzionali, fa correre il rischio di dispersioni, duplicazioni e sprechi. Il Ministero dello Sport, anche sul modello di altri Paesi europei, si occuperebbe direttamente delle politiche pubbliche per la diffusione della pratica sportiva in Italia, attraverso la scuola e l’intervento sul comparto sanitario e per risolvere le storiche problematiche dell’impiantistica. Nello stesso tempo, lo sport, di base e di vertice, sarebbe interamente affidato al CONI e alle sue articolazioni territoriali, in stretta sinergia con Federazioni, Discipline Associate ed Enti di promozione sportiva».

Lo Sport è parte di un indotto economico importante per il nostro Paese. Quale ruolo pensa possa avere nell’aiutare la ripresa economica e sociale dell’Italia?

«Un traino fenomenale, un generatore naturale di positività. I successi della nostra magica estate sono un formidabile volano in questo senso, schiudono orizzonti munifici di incoraggianti premesse. L’entusiasmo veicolato dai risultati avvicina giovani e appassionati e può tradursi in una crescita esponenziale anche per le ricadute che determina, oltre al valore aggiunto a livello di benessere collettivo».

Un’occasione di ripresa economica e sociale saranno i Giochi olimpici invernali di Milano-Cortina 2026. A che punto siamo con la loro preparazione?

«È evidente che – in presenza dell’attuale contesto storico e del conseguente quadro epidemiologico – ci si deve confrontare con delle problematiche di cui non si conoscono la durata e le conseguenze: l‘asticella delle difficoltà si è inevitabilmente alzata. Ci sono piani distinti di organizzazione, a livello sportivo, organizzativo e infrastrutturale, ma il quadro è chiaro, gli obiettivi prefissati e l’impegno massimo».

Nel mondo sportivo, fra chi ha patito di più le conseguenze della pandemia vi sono le associazioni sportive di base che non hanno potuto accogliere per mesi i propri atleti, facendo venir meno un’importante rete sociale, oltre che sportiva ed economica. Come CONI, quali pratiche avete messo in atto per sostenere queste associazioni e aiutarle a risollevarsi?

«Parliamo di una ferita che ci addolora, investe la spina dorsale del nostro sistema, la base. Il CONI, per effetto della riforma normativa ha un perimetro d’azione circoscritto allo sport di alto livello, ma non rimane insensibile rispetto a questo tema. Nel 2020 abbiamo sbloccato una quota parte del patrimonio netto dei Comitati Regionali nell’ammontare massimo del 50%, per iniziative a sostegno delle realtà dilettantistiche sul territorio e siamo pronti, nel rispetto dei ruoli e delle competenze che ci sono attribuite, a intervenire in ogni modo, per studiare formule che ne garantiscano la sopravvivenza».

Presidente, quale pensa sarà il futuro dello Sport italiano? Ci dobbiamo aspettare altri successi come quelli vissuti in questo 2021?

«Siamo orgogliosi dei risultati ottenuti, che hanno premiato la forza di una scuola tecnica e di una tradizione da sempre punto di riferimento a livello mondiale. I successi di Tokyo riflettono la bontà del lavoro sinergico sviluppato dal CONI, attraverso la Preparazione Olimpica, e dalle Federazioni, grazie a una pianificazione lungimirante. Dietro a ogni successo c’è la cura del dettaglio: studi, analisi, scelta accurata di tessuti, materiali e supporti tecnologici. Fattori determinanti per assecondare il talento e la preparazione dell’atleta. I percorsi scelti e sviluppati ci hanno premiato. Dobbiamo continuare su questo solco, siamo alla vigilia dei Giochi Olimpici Invernali di Pechino e sappiamo che ogni traguardo è un nuovo punto di partenza. Abbiamo già iniziato a lavorare in vista di Parigi 2024».

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