Ripartire è scoprire la solidarietà dopo il terremoto nelle Marche

Autori: Il Bullone

Maila Sinisi ha voluto raccontare come ha vissuto il terremoto nelle Marche, la casa che tremava e la grande paura, con una fortuna: la sua casa non è crollata, così dopo qualche giorno è potuta rientrare.

di Maila Sinsi

Se pensiamo alla parola «terremoto» ci verrà in mente sicuramente un’idea riguardante un triste evento, una catastrofe che causa danni non solo alle strutture, ma anche alle persone che l’hanno vissuto. In realtà si può avere un riscontro positivo a questi eventi: le persone potrebbero collaborare per poter ricostruire la propria vita in maniera più veloce ed armoniosa, perché l’unione fa la forza.

Tutto ha avuto inizio la sera del 26 ottobre a Visso, un piccolo paese felice nelle Marche. La gente stava mangiando quando a un certo punto, intorno alle 21, una tremenda scossa mosse tutto il paese.
Io ero confusa, non capivo nulla, vedevo solo la mia casa, i mobili, gli oggetti che si muovevano a destra e a sinistra. Mia madre era «impanicatissima». Mi prese per il braccio e mi portò fuori casa.
Ancora non capivo cosa stesse succedendo. Per il freddo volevo rientrare, ma i miei lo vietarono. Avevo anche molta fame, purtroppo non ho potuto finire di cenare.

Alla fine rimasi in macchina a dormire per due giorni prima di rientrare. Inizialmente, per precauzione non mi fecero salire neanche al secondo piano. Infatti per la notte comprammo un lettino da campeggio, posizionato in salotto. A causa di questa catastrofe molti persero casa, altri fortunati come me no, ma a causa della paura, nel paese tutti andarono a cercare
rifugio a Civitanova Marche, dove vennero ospitati negli hotel.

La scuola interrotta

La nostra casa è stata una delle pochissime a salvarsi e abbiamo deciso di rimanere uniti, per non lasciare la casa e papà, che per questioni di lavoro sarebbe rimasto in loco. Ero un po’ triste, non avevo più amiche con cui giocare, ma almeno c’era mia sorella che pensava a me. Il lato positivo è che ho imparato a giocare con i giochi da tavolo, come gli scacchi, il mio preferito, e
Scarabeo, un gioco di grammatica molto educativo. Passavo il tempo anche con il mio cagnolino Wendy, un adorabile, piccolo Beagle. Per staccare dal paese deserto e poter rivivere un po’ di normalità, abbiamo deciso di affittare un appartamento a Civitanova, per andarci nel fine settimana.

La scuola fu interrotta con il terremoto e fu ripresa poco tempo dopo in un paese chiamato Pieve Torina, accanto a Visso. Soltanto una mia compagna di classe di Visso venne a scuola in questo paesino, in quanto la maggior parte della popolazione, anche dopo un primo periodo di emergenza, per precauzione rimase lungo la costa nelle strutture ospitanti. I bambini
quindi seguirono la scuola là e io, stando quindi in un ambiente nuovo, conobbi ben nove compagni.

Attualmente sono ancora in contatto con alcuni di loro e sono molto felice di averli conosciuti! La nuova scuola era molto strana, in un tendone! Gli orari erano sballati, le lezioni duravano 45 minuti e la ricreazione mezz’ora!
Ci fu un piccolo aiuto materiale da una scuola di Brescia, ci portarono quaderni, colori, libri da Leggere, ma soprattutto iniziammo uno scambio di lettere con gli alunni, dove ogni compagno della mia classe faceva conoscenza con un alunno di Brescia. Trovai questa iniziativa molto interessante, infatti mi divertiva molto scrivere lettere a Viola, la ragazza che conobbi grazie
a questo progetto: una persona fantastica. Andiamo molto d’accordo. Ancora ci scriviamo lettere molto carine, ma anche cartoline dei luoghi che abbiamo visitato durante l’anno.

Come si riparte

I mesi trascorsi nella nuova scuola volarono, mi divertii molto, abbiamo anche praticato molte attività all’aperto in mezzo alla natura. Fortunatamente l’anno dopo tornai a scuola a Visso, ero contentissima!
Molte furono le donazioni per la ricostruzione del paese, inoltre fu finita l’edificazione delle casette, e il paese iniziava a ripopolarsi. Purtroppo ci furono diverse famiglie che per ragioni economiche e comodità rimasero ad abitare in città. Infatti quando tornai in classe nel mio paesino notai subito che gli alunni si erano dimezzati. Siamo comunque riusciti a ricreare un ambiente socievole, aiutandoci e andando d’accordo tra di noi.

Adesso vorrei raccontare un aneddoto che mi ha portato alla vostra conoscenza: la mia sorellina preparò un video sul mio paese durante l’inverno, fu pubblicato e visto anche dalla «Fondazione Visitatrici Per La Maternità Ada Bolchini Dell’Acqua Onlus» del gentilissimo Signor Francesco che mi portò quindi a conoscenza di questo meraviglioso giornale.
Oggi sono cambiate molte cose dove vivo, alcuni piccoli negozi sono stati riaperti, anche alcuni bar e una buonissima pasticceria chiamata «Caffè Sibilla». Ve la consiglio molto.

Una notizia positiva è che ci sono state molte donazioni da club ed associazioni per aiutare a riparare questo piccolo paese più velocemente e sono iniziati i lavori per la ricostruzione delle case, edifici, musei ed altro. Molti sono stati i lavoratori disponibili, mi auguro che pian piano riusciremo a ricostruire tutto, aiutandoci l’un con l’altro.

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