Don’t look up di Adam Mckay secondo noi: basta essere passivi

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Don’t look up, il film di Adam Mckay recentemente apparso su Netflix ha acceso la critica e l’attenzione di molti. Commedia? Fantascienza? Dramma? Satira? Don’t look up è tutto questo e anche di più.

di Alice Nebbia

Don’t look up. Una gigantesca cometa sta per abbattersi sulla Terra, con un impatto talmente devastante da distruggere ogni forma di vita terrestre. Nonostante il monito di due scienziati e alcuni mesi a disposizione per evitare la catastrofe, il NULLA: i politici non se ne curano, la gente è distratta dalla propria quotidianità, il mondo sordo di fronte a un terribile quanto sconvolgente appello.

Don’t look up, il film di Adam Mckay recentemente apparso su Netflix ha acceso la critica e l’attenzione di molti. Commedia? Fantascienza? Dramma? Satira? Don’t look up è tutto questo e anche di più. È un film che fa riflettere su come un’urgenza come una catastrofe ambientale sia quasi una banalità in confronto alla superficialità e alla leggerezza umana con cui tutto passa, con «piacevole» ironia, sotto gli occhi della gente. Un’esistenza che scorre, frutto di una prospettiva triste, miope ma purtroppo molto attuale. Una realtà fatta d’individui troppe volte partecipi e complici del «finché qualcosa non mi tocca io non me ne curo».  

Il Bullone cerca di capovolgere questa prospettiva ogni giorno, con i suoi cronisti, con le sue storie, con le sue preziose testimonianze e interviste che costituiscono importanti tasselli per smuovere la coscienza umana e far capire che non si può più aspettare. Bisogna attivarsi. Adesso. Basta rimandare. E noi del Bullone questo lo sappiamo bene. Ce lo insegna la malattia, ce lo stanno insegnando le catastrofi ambientali, la pandemia e i fatti di cronaca. Basta essere osservatori passivi, comodi, complici. Dobbiamo guardare e prenderci cura. Lo dobbiamo per un senso di restituzione nei confronti di chi ci ha preceduto e di responsabilità nei confronti di chi, invece, deve ancora arrivare.

Noi del Bullone vogliamo guardare in alto, oltre la cometa, oltre le fake news sulla pandemia e l’indifferenza dei politici sui cambiamenti climatici. Vogliamo ascoltare fonti qualificate e farci un’opinione. Infatti, in questo numero abbiamo intervistato Piero Angela, il più autorevole divulgatore scientifico italiano, il quale ha detto: «L’informazione è carente e anche sui giornali e in televisione le notizie non sempre rispettano i giusti parametri.

Bisogna, dunque, ascoltare esperti e addetti ai lavori, anche se la comunità scientifica non ha sempre la capacità di imporsi come dovrebbe, in situazioni dove, purtroppo, l’opinione pubblica prende il sopravvento. Sono quindi necessari servizi di informazione a cui rivolgersi. A questo proposito sono stati aperti portali, dai massimi enti di sanità, per aiutare a distinguere, in ambito medico, le cure fasulle da quelle efficaci e validate dalla comunità scientifica». Anche Paolo Moderato ci invita a pensare scientificamente, ossia a «padroneggiare un metodo per conoscere la realtà, un metodo non dogmatico, basato su prove fattuali».

Anche Umberto Eco, alla domanda su quale fosse la cosa più importante che l’umanità si è portata nel terzo millennio ha risposto: «il metodo scientifico».
È sbagliato mettere in discussione la scienza e il metodo scientifico, ma la comunicazione scientifica ha commesso e commette molti errori. Sembra che, di fronte alle grandi crisi del nostro tempo come quella del clima e della pandemia, ciascuno costruisca la verità che più si addice alle proprie necessità contingenti. In questo clima, ritorna in mente la storia dell’elefante e dei sei saggi ciechi: ognuno, non sapendo cosa fosse un elefante, ne toccò una parte per conoscerlo, arrivando a conclusioni straordinariamente divergenti. «Cosa ci rende ciechi di fronte a questi scenari?», si domanda la nostra B.Liver Giovanna Fungi. Ora è arrivato il momento di guardare. Guardare e capire. E il nostro è un «look up» autentico.

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