Fiducia nella scienza, il progresso non fa paura

Autori: Il Bullone
credits: national cancer institute
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Il progresso fa meno paura. La fiducia nella scienza ha funzionato per la mia malattia, affidandomi a medici che stimo moltissimo e che mi hanno sempre sostenuta, e sono certa che funzionerà anche per la pandemia. Bisogna solo avere un po’ di fede.

di Maddalena Fiorentini

La scienza evolve con l’uomo, è nata da esso ed è a servizio dello stesso. Ogni esperimento, osservazione, ipotesi, giusta o sbagliata che fosse, della storia, ci ha permesso di arrivare all’avanguardia dei giorni nostri. Gli scienziati studiano e lavorano per anni sulle loro teorie, e soprattutto sono informati e preparati. È normale, considerata la loro natura umana, che a fronte di un nuovo evento, imprevisto, possano esserci degli errori, o molteplici opinioni esperte della stessa materia. La scienza, infatti, è sempre in movimento; che un vaccino inizialmente venga considerato ottimale, per poi essere sostituito e migliorato da continue nuove versioni a mio parere è un bene, anzi, è un’immensa fortuna, perché vuol dire che gli scienziati non si arrendono, non si fermano davanti alla prima improvvisata soluzione, ma continuano a migliorarsi e a puntare sempre più in alto, tenendo perfettamente a mente la salute e la sicurezza delle persone.

Che poi faccia paura il fatto di vederla andare così veloce, lo posso capire, ma secondo me è un processo affascinante, e soprattutto non giustifica la diffusione di tesi infondate o, addirittura, puramente negazioniste, che nuocciono solo al benessere comune. Non è la prima volta che si compiono passi da gigante in poco tempo, basti pensare alla tecnologia; l’unico problema, infatti, è che con il covid vi sono andati di mezzo anche i mille pensieri dell’opinione pubblica, che non possono assolutamente sostituire la divulgazione scientifica, e che se un tempo erano limitati solo ai bar o ai salotti, oggi sono alla mercè di tutto il popolo del Web.

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La scienza mi ha salvato la vita, ho avuto fiducia

È questo il vero pericolo: non il progresso, ma l’ingenuità e l’imprudenza. Se la scienza esiste da millenni vuol dire che ha sempre affascinato l’uomo, per questo è lecito e naturale porsi delle domande, che sono, inoltre, la base stessa da cui nasce la scienza; il rischio che non bisogna correre, però, è quello di rispondersi da soli, o di ascoltare un qualunque canale comunicativo, che non sia approvato scientificamente. Io non mi permetterei mai di contestare le persone esperte in qualsiasi materia, vista la loro preparazione e competenza professionale. A maggior ragione non mi permetterei di giudicare la scienza stessa, visto che le sono eternamente grata per avermi dato quella seconda chance che, solo cinquant’anni fa, forse, non avrei ottenuto. Cinquant’anni non sono poi così tanti, perciò nel mio caso, menomale che con la ricerca si è corso, no? Per questo non ho paura delle nuove scoperte, mi piace stare al passo con i tempi e mi fido ciecamente degli scienziati, perché, anche se dovessero sbagliare, so che in qualche modo di quegli errori beneficerebbero le generazioni future, così come a suo tempo ne beneficiai io. Cinquant’anni fa, se non meno, i tumori erano incurabili, due anni fa il covid era inimmaginabile; oggi io sono guarita e nell’arco di poco più di un anno, abbiamo ottenuto, unendo le forze tra le potenze mondiali, non uno, bensì più vaccini validi ed efficaci contro il covid, dimostrando così i vantaggi e il fascino della collaborazione internazionale.

Con questo paragone il progresso fa meno paura, vero? Inoltre, banalmente, anche volendo, noi «non scienziati» comunque restiamo esseri impotenti; perciò, non ha senso opporsi per principio, ha molto più senso ascoltare ed informarsi seriamente, per cercare di imparare anche da questa ormai non più nuova, situazione. La fiducia ha funzionato per la mia malattia, affidandomi a medici che stimo moltissimo e che mi hanno sempre sostenuta, e sono certa che funzionerà anche per la pandemia. Bisogna solo avere un po’ di fede.

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