Assil Kandil racconta: quando i confini segnano

Autori: Il Bullone

Assil Kandil parla del suo “rapporto” con i confini, nata a Gerusalemme e costretta a viaggiare tra nazioni per poter essere riconosciuta…

di Assil Kandil

Io, Assil Kandil, posso dire di aver provato sulla mia pelle gli effetti che il confine tra due popoli può provocare. Sono nata a Gerusalemme. Territorio di conflitto storico tra Palestinesi ed Israeliani, da madre palestinese e padre libanese, stabilitisi in Italia dai tempi dell’università. Mia mamma aveva deciso di partorire lì per darmi la possibilità di poterci tornare in futuro con i documenti adatti. Solo in questo modo avrei potuto ottenere la carta d’identità israeliana ed essere libera di visitare il Paese. 

I problemi sono sorti subito dopo la mia nascita. L’ospedale rilasciò il mio certificato di nascita a giugno di quell’anno, ma il Ministero degli Interni israeliano non lo ritenne sufficiente per concedermi un documento israeliano, per il semplice fatto che mia madre non abitava più a Gerusalemme. Per circa quattro mesi, mia mamma si recò ogni giorno al Ministero e per ore stava in fila ad aspettare il suo turno per chiedere informazioni sulla mia pratica, nella speranza di farsi rilasciare qualsiasi documento che mi permettesse almeno di andare in Italia. Ma non c’era niente da fare. Assistiti da un avvocato, ci siamo appellati alla Corte Suprema israeliana.

annie spratt penahev
annie spratt penahev

A rendere il tutto più difficile, il settore pubblico in Israele ha iniziato uno sciopero ad oltranza, per questo motivo tutti gli uffici pubblici sono rimasti chiusi per circa tre settimane. Ciò ha prolungato ulteriormente la nostra attesa. Nel frattempo, i mesi passavano e appena a novembre mia madre ottenne un lascia passare, un documento di viaggio temporaneo. Questo però era privo di qualsiasi forma legale: infatti come luogo di nascita dava «sconosciuto» e come numero di carta d’identità 0.

Ci recammo quindi al Consolato Italiano con questa carta di espatrio per richiedere almeno il visto per poter andare in Italia: ormai le speranze di ottenere dei documenti israeliani validi erano svanite. Purtroppo al Consolato Italiano ci avvisarono che quel documento non era idoneo a viaggiare, perché non rispettava minimamente i requisiti internazionali per spostarsi da un Paese all’altro.

Assil Kandil incontra suo padre

Ormai a dicembre era rimasta una sola alternativa, cioè quella di tentare di passare via terra e raggiungere la Giordania in maniera un po’ clandestina. Per arrivarci c’erano due confini da superare: uno israeliano e uno giordano. Al primo ci fecero passare subito, il rischio era però quello di non riuscire ad oltrepassare il secondo e rimanere bloccati tra i due confini. Con l’aiuto di un amico di famiglia che lavorava al confine giordano, riuscimmo a passare. Fortunatamente quest’ultimo si trovava di turno proprio nel momento in cui siamo arrivati noi.

In Giordania ci ha raggiunte mio padre, che mi ha vista per la prima volta quando avevo già sette mesi. Qui con un altro giro di ambasciate, lui mi ha fatto ottenere il passaporto libanese e finalmente siamo riusciti a tornare in Italia: era ormai gennaio. A causa del conflitto presente anche tra Libanesi e Israeliani sono riuscita a tornare a Gerusalemme solo nove anni dopo con il passaporto italiano, per rivedere finalmente i miei parenti materni.

Sono stati sette mesi molto duri, sia per mia madre che per mio padre. Mia mamma è stata costretta subito dopo la mia nascita a passare tutti i giorni in cerca di informazioni e aiuto, ottenendo sempre risultati negativi. Ha addirittura iniziato a pensare di cercare lavoro lì, perché vedeva ormai impossibile il nostro ritorno in Italia. Mio papà era in Italia, in attesa del nostro arrivo.

Giorno dopo giorno ha visto svanire la speranza di abbracciarci presto. Mi racconta che il pensiero più angosciante era l’incertezza della data del nostro ritorno. Ci è voluto tanto coraggio per non arrendersi. I miei genitori hanno provato ogni via per farmi arrivare in Italia e hanno rischiato tanto. Stavano per perdere la speranza, ma per fortuna il caso ha voluto che le cose si sistemassero.

greg bulla
greg bulla

I confini che separano

Esistono tantissimi casi come il mio. Durante i sette mesi a Gerusalemme, infatti, mia mamma ha contattato tramite degli attivisti Israeliani diverse associazioni impegnate a sostenere legalmente palestinesi in difficoltà con la burocrazia israeliana. Questi le hanno confermato il fatto che tante persone si trovano in situazioni simili alla mia e spesso non ne riescono ad uscire. Fortunatamente la mia storia ha avuto un epilogo diverso. 

Ovviamente io non ricordo nulla, ma ho sentito tante volte raccontare questa storia e ogni volta non riesco a credere a tutto ciò che è successo. In un evento così drammatico, dove una famiglia è stata separata per mesi per motivi politici e dove un padre non è riuscito a vedere sua figlia appena nata, posso dire di essere stata fortunata, perché i rischi di rimanere bloccati lì erano davvero alti. Per sette mesi ufficialmente io non ero nessuno: non c’era nessun documento che attestasse la mia esistenza.

È triste vedere come i confini possano arrivare ad influenzare anche un neonato, che è così innocente e completamente inconsapevole di quello che sta accadendo intorno a sé. È davvero assurdo come i confini possano separare persone che si amano e trasformare qualcosa di così bello, come la nascita di un bambino, in un evento drammatico. Ormai sono passati tanti anni da questa storia, ma sicuramente ne rimarremo segnati per sempre. Ha avuto diverse conseguenze anche sul nostro futuro: mia mamma non è potuta andare dalla sua famiglia per circa sette anni. 

Vivendo in una nazione in cui vige la pace da circa ottant’anni, spesso non ci rendiamo conto di cosa accade in altre parti del mondo. Quando racconto la mia storia, le persone restano davvero incredule del fatto che una situazione del genere possa essere accaduta. È importante essere consapevoli dei confini presenti in giro per il mondo: solo in questo modo un giorno potremo arrivare ad abbatterli.  

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