San Siro: il tram 16 che fa da confine ai quartieri

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i binari del tram 16, che divide in due il quartiere di San Siro.
i binari del tram 16, che divide in due il quartiere di San Siro.

San Siro e il confine che divide un quartiere, tra grandi ville e ragazzi sull’orlo della piccola criminalità…

di Lara Frassine

A San Siro c’è un tram, il numero 16. È il tram che divide San Siro, la spacca in due. Da un lato le grandi ville di calciatori e famiglie borghesi milanesi, e dall’altro il «quartiere delle schifezze»; così l’ha definito una delle ragazzine che ci abita. Questi due quartieri non comunicano, sembrano essere molto distanti, in realtà non sono nemmeno due quartieri diversi. Parlando con i ragazzi della parrocchia, rapisce subito la mia attenzione il fatto che riferendosi alle persone che sono dall’altra parte del tram. Utilizzano parole come «loro», «gli altri». Insomma, le parole che utilizzano raccontano la differenza, la lontananza e il confine. Un confine però, che loro non avvertono, di sicuro non in oratorio e non con gli amici che lì si sono creati.

E dove ci sono i confini, spesso, ci sono anche delle scelte. Bisogna scegliere dove stare e con chi stare, bisogna scegliere se non oltrepassare il confine, oppure se attraversarlo. Come un’animatrice dell’oratorio che ci ha raccontato: «io non vivo in zona, cioè vivo in zona ma dall’altra parte, non qui nelle case popolari». Nonostante questo lei ha scelto di attraversarlo quel confine. Ha scelto di attraversare i binari e farlo tutti i giorni, lo fa per i suoi amici e per i ragazzi che segue in oratorio. 

Noi siamo stati a San Siro per cercare dei confini e abbiamo incontrato un centro. Abbiamo conosciuto un oratorio nel quale tutti i giovedì pomeriggio si svolge il catechismo con apertura inter-religiosa. Un Imam che opera in viale Padova, si sposta a San Siro per generare un momento di condivisione spirituale profonda. Quando ci viene raccontata questa cosa rimaniamo molto sopresi. Non è una fatto di cui si sente parlare tutti i giorni, quindi facciamo molte domande. Chiediamo come siano riusciti a fare tutto questo e come mai abbiano preso questa decisione così particolare. 

Ascoltando la risposta di Don Fabio, il sacerdote della Parrocchia Beata Vergine Addolorata, tutto prende senso con grande semplicità. Don Fabio ci ha raccontato: «Noi abbiamo 54 ragazzi delle medie iscritti all’oratorio e di questi, 36 sono musulmani […] Ci siamo detti: noi ci occupiamo della loro testa, cioè li facciamo studiare. Ciò che per noi è la cosa più importante, il motivo per il quale è nato tutto questo? Ci siamo detti che dovevamo trovare un modo e quindi lo abbiamo fatto». Ci siamo fatti mille domande e invece la risposta era molto semplice: questa era l’unica cosa possibile. Anzi in realtà le possibilità erano moltissime. Ma questa è stata la scelta migliore. Non la più semplice ma l’unica in grado di rappresentare e valorizzare la bellezza di questo posto, fatto di persone, culture e grande umanità.

un muro di Piazza Selinunte
Un muro di Piazza Selinunte

Lara Frassine San Siro e la divisone del quartiere

Abbiamo cercato un confine e abbiamo trovato un centro perché: «qui è un laboratorio che fa centro, qui c’ è una varietà di veli», così ci racconta Suor Grazia mentre si accarezza il velo e subito dopo indica quello di una ragazzina musulmana. Questa zona, quella delle case popolari, ha uno dei tassi più alti di multiculturalità di tutta Italia, il Don ci racconta di quasi l’85 % di stranieri. Parlando con una ragazza di origine marocchina ci dice: «Alla fine siamo tutti quanti stranieri, in questa zona poi, siamo soltanto stranieri; di italiani ce ne sono, se capita, molto pochi». Le sue parole trasmettono in maniera molto più chiara di qualsiasi rapporto demografico, la situazione di quel quadrilatero.

Camminando per le strade la sensazione è quella di essere fuori da Milano, si respira un’aria diversa e si vive la strada in una maniera diversa. Spesso sono stata in zona San Siro, ma non mi era mai capitato di passare per quelle vie, forse perché, come dice Don Fabio, quello è un quartiere invisibile, se non ci vuoi appositamente entrare non ti accorgi nemmeno che esiste. Camminare per quelle vie è una sorpresa continua; è estremamente affascinante osservare come viene vissuta la strada: ci sono un sacco di bambini che giocano in giro, ragazzi che si sfidano a calcio, gruppi di amici che chiacchierano mentre si fumano una sigaretta, mamme che si confrontano al parco mentre i figli giocano e tanta, tanta spazzatura.

i ragazzi della Parrocchia della Beata Vergine Addolorata, guidati da Don Fabio e Suor Grazia, insieme ai B.Liver.
I ragazzi della Parrocchia della Beata Vergine Addolorata, guidati da Don Fabio e Suor Grazia, insieme ai B.Liver.

Mi chiedo come sia possibile che queste vie siano a due passi dallo stadio, dalle villone con piscine e dagli stradoni talmente grossi e pieni di macchine, che a piedi non ci passa mai nessuno. Mi chiedo come sia possibile che sia tutto così profondamente distante e distinto, ma anche incredibilmente vicino. Parlando con una ragazza ci racconta: «Io anche se sono nata in Italia non mi sento italiana, cioè non mi ci fanno sentire». Parliamo con Suor Grazia. Ci racconta che è proprio per quello che lei tutti i giorni cammina per le strade. Saluta e parla con i ragazzi. «Questi ragazzi hanno bisogno di essere visti e di essere riconosciuti da qualcuno». Per questo che la parrocchia organizza moltissime attività di aggregazione. I ragazzi vengono educati al poter diventare quello che sognano. Altrimenti è facile iniziare a spacciare, a fare i primi furti fin da piccoli.

Le strade, i tram, i palazzi forse dividono, le persone no. Un ragazzino ci ha detto: «Beh, diciamo che in questo centro siamo umani». Abbiamo incontrato un centro dove si oltrepassano i confini. In effetti la parola confine deriva dal latino finis, che contiene già di per sé il significato di limite. Nel prefisso con ci sta il significato profondo della parola. Uso queste ultime righe per ringraziare chi questo con lo riempie di umano e lo rende possibile tutti i giorni. Grazie a tutti i ragazzi che abbiamo avuto la fortuna di incontrare in oratorio e per le strade, grazie a Don Fabio. Grazie all’ Imam che tutti i giovedì attraversa mezza Milano per andare in un oratorio cristiano a fare catechismo, grazie a Suor Grazia, grazie all’animatrice che tutti i giorni attraversa il confine…  

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