I profughi, migliaia di donne e bambini che fuggono, mentre gli uomini rimangono in trincea, vanno ovunque, anche in Italia…
Siamo nelle retrovie della guerra. Certo, non siamo sotto le bombe, ma non parliamo d’altro. Le scene disperate viste in Tv per le strade di Mariupol entrano nelle nostre case. I profughi, migliaia e migliaia di donne e bambini che fuggono, mentre gli uomini rimangono in trincea. Donne e bambini che vanno ovunque, anche in Italia, ospitati dal cuore grande dell’Europa. Abbiamo aperto le porte di casa nostra, una corsa della solidarietà. Non era mai successo.
Il Bullone ha voluto mettere attorno a un tavolo virtuale altri profughi. Una donna fuggita dal Senegal, che ha visto sparire il marito e lei subire torture e violenze. Un’altra donna di 35 anni, un medico, fuggita da Kabul, dai talebani. Un’altra donna, venezuelana scappata da Caracas per i soprusi dei militari e perché innamorata di un uomo.
Poi questa grande famiglia Ucraina, con madre e figli, fuggiti dalle bombe. Profughi. Siamo tutti profughi. Per questo noi del Bullone diciamo che siamo nelle retrovie della guerra. Non possiamo rimanere insensibili. Le contraddizioni del conflitto sono dentro le nostre case, nei nostri cuori. I sommersi e i salvati. Cultura o propaganda. Profughi inclusi e quasi dimenticati, i giovani spaccati tra l’impegno e l’impotenza, come rileva il sondaggio fatto dal Bullone e ScuolaZoo.
La conversazione che pubblichiamo nelle pagine seguenti con profughi diversi per luogo di provenienza, religione, cultura, mette in evidenza il nostro modo diverso di accogliere. È difficile tenere una linea di equilibrio davanti a tutto quello che sta accadendo in questi mesi nel mondo. Ma noi del Bullone non possiamo non rimarcare queste contraddizioni che ci rendono impotenti, ci devastano, alimentano il livello di incomprensione. Dobbiamo aiutare tutti, tutti quelli che possiamo. Tutti i profughi. L’Uomo.