Tra guerra e pace, un passo avanti e dieci indietro

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valentin salja
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Papa Francesco sostiene che siamo davanti a una terza guerra mondiale, migliaia di morti, una corsa agli armamenti, un ritorno al passato…

di Giancarlo Perego

Mi ha colpito quello che ha detto Eugenio Borgna, il più importante psichiatra italiano, nell’intervista che troverete nelle pagine seguenti: «Le guerre ci sono sempre state e continueranno ad esserci nella misura in cui le persone non smetteranno di essere apprezzate sulla base della ricchezza, del potere, della distruttività e della violenza sconfinata, fino a che i cuori delle persone abiteranno nell’egoismo, le relazioni umane non saranno più possibili. Se chi ha commesso i crimini della guerra, avesse avuto coscienza delle morti e della distruttività, allora non ci sarebbe stata la guerra e con la parola guerra intendo anche le piccole guerre quotidiane di tutti i giorni come per esempio isolare chi la pensa in modo diverso da noi…». 

Sessanta guerre nel mondo. Papa Francesco sostiene che siamo davanti a una terza guerra mondiale a pezzi. Migliaia di morti, soldati e civili, anche bambini. È cominciata una corsa agli armamenti. Un ritorno al passato. Un passo avanti, dieci indietro. Ma è mai possibile che non impariamo a convivere, a stare insieme pur nelle diversità? Ma è mai possibile che nel 2022 si uccida ancora, si spari, si torturi, si violenti? È mai possibile che dopo tre-quattro generazioni si perda la memoria degli eccidi passati? I ragazzi del Bullone nella riunione di redazione per costruire questo giornale, hanno gridato: basta! Basta anche ai toni da apocalisse, dobbiamo trovare la strada giusta tutti insieme. Basta, perché è così bello convivere in pace, stare insieme.

Noi ci chiamiamo Il Bullone perché il bullone tiene insieme pezzi diversi. Nel loro percorso di sofferenza i nostri ragazzi, che sono affetti da gravi malattie, hanno chiesto di stare insieme. Da soli non si va da nessuna parte. Lo si capisce quando si è malati, quando fai la chemio chiuso in una stanza asettica, quando ti nutri solo con la flebo. Lo si capisce quando vedi quelle immagini di morte in Tv, come se fossi lì, con un crampo allo stomaco. Esperienze forti, momenti di dolore e distruzione a 2000 chilometri di distanza. Mettersi insieme per dire no. Come i ragazzi del Bullone si sono messi insieme per ricominciare. Per convivere tra loro e con gli altri.

Dobbiamo formare le nuove generazioni alla convivenza nella diversità sociale, religiosa, etnica. Una ragazza moldava, nata in Russia, ci ha detto: «ucraini e russi sono fratelli, non si capisce perché si uccidono. È colpa di tutti, di noi tutti». Perché si spara? Evidentemente c’è un male inevitabile dentro di noi. Le persone incapaci di ascoltare, di vivere con gli altri, possono compiere violenze inaudite. Non è follia, è fragilità. Come si può insegnare la convivenza? E il rispetto, l’ascolto, la pazienza, la leggerezza, la dignità, l’umiltà, la responsabilità, la libertà, l’altruismo e infine la democrazia? Sono queste le dieci parole che tengono insieme la convivenza.

Nelle prossime pagine le proponiamo tutte per promuovere un sentiero che dobbiamo percorrere obbligatoriamente. Allarghiamo le braccia, non giriamoci dall’altra parte. Quello che succede in Ucraina, nello Yemen, in Afghanistan, in diversi Paesi dell’Africa può accadere anche da noi. Dobbiamo neutralizzare il male e guardare da vicino la speranza, senza avere paura. Dobbiamo aprire la porta alla paura, la paura degli altri, dobbiamo aprire la porta alla cecità degli altri. Un lavoro lungo, quotidiano.

«Dobbiamo ascoltare – scrive Mario Raggio, un ragazzo del Bullone, ospite alla Mammoletta Exodus – sia un ragazzo ucraino, sia una ragazza russa. Perché altrimenti come si fa a capire, a convivere?». Certo Mario, e noi che cosa siamo capaci di fare? Forza, tocca a noi.

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