Intervista Impossibile a Ulrico Hoepli

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Ulrico Hoepli interpretato da Max Ramezzana
Ulrico Hoepli interpretato da Max Ramezzana

Ulrico Hoepli interpretato in questa Intervista Impossibile dalla nipote Barbara Hoepli, vicepresidente della casa editrice Hoepli e tra i fondatori di Fondazione BEIC, grazie alla quale nascerà a Milano la Biblioteca Europea di Informazione e Cultura.

di Francesca Bazzoni

Abito scuro, candidi baffi e barba curati, le mani incrociate dietro la schiena. Osserva la vetrina incantato, il riflesso delle luci sfavillanti sugli occhiali; sembra uscito da un racconto, la personificazione di un ricordo. Oggi piove a Milano, è uno di quei giorni in cui la pioggia ti prende alla sprovvista, in cui ti rifugi sotto un portico e magari ne approfitti per entrare in libreria, dedicarti qualche minuto fuori dalla frenesia, farti coccolare dai colori delle copertine e dall’odore della carta, dalla sua consistenza. I Milanesi corrono, sono in ritardo, o probabilmente in anticipo, si affollano tra i pilastri di via Hoepli. Ulrico mi sta già aspettando, da buon milanese, da buon svizzero. Sembra assorto, comincia a parlare ancora prima di vedermi:
«Ricordo che la prima volta che arrivai a Milano, il 7 dicembre 1870, rimasi sbigottito. Le persone si riversavano per le strade: balli, canti, vino, risa, la città era nel caos. Pensai che gli italiani fossero folli, non parlavo la lingua e mi pentii di aver acquistato per corrispondenza quella libreria milanese in vendita. Sapevo di essere nel posto giusto, la rivoluzione industriale era in pieno fermento e l’attività artistica e scientifica erano particolarmente fiorenti, la situazione che trovai si scontrava però con il mio animo di svizzero protestante, dove l’etica del lavoro è fondamentale. Il giorno dopo tutto era diverso, il vino sparito, gli sguardi più seri, i passi più veloci; capii che quello precedente era una giorno di festa, Milano festeggiava il suo patrono e gli italiani non erano poi così folli. La città si era rimessa al lavoro e io potevo iniziare la mia avventura».

Alla fine milanese ci sei diventato
Un guizzo passa nei suoi occhi: «Ti mostro una cosa!». Seguo i suoi passi sicuri dentro la libreria, come se conoscesse quel luogo pur non essendoci mai stato. Scendiamo nei sotterranei e la troviamo: la riproduzione in scala dell’antica Galleria De Cristoforis, con la prima libreria Hoepli, ha un’aria magica. Me lo vedo il giovane Ulrico, 23enne sbarbato e con lunghi baffi, che con orgoglio e una sicurezza datagli dagli anni di esperienza consegna le 16mila lire prestategli dalla famiglia per acquistare quella che avrebbe trasformato nella sua eredità culturale. «Sono cresciuto in una famiglia di contadini in Turgovia, sulle colline al nord della Svizzera, eravamo una famiglia semplice. Io ero particolarmente curioso, volevo imparare e i libri suscitavano in me una fortissima attrazione. La mia famiglia non poteva farmi proseguire gli studi così, nonostante amassi il mio paese natale, a 13 anni andai a Zurigo assunto come garzone in una libreria e subito scoprii il mio lavoro. Imparai sul campo, velocemente, e presto diventai librario; poi tra le esperienze in Egitto, Lipsia e Trieste iniziai a farmi un nome nel settore. Milano era un centro vivace pieno di possibilità e io volevo farne parte. La città mi ha accolto particolarmente bene, con l’attività della libreria e dell’editoria in breve tempo creai un salotto letterario/scientifico. Milano è diventata la mia patria di adozione, la mia casa, e nel corso della vita ho voluto restituirle un po’ di quello che mi ha dato».

Logo Interviste Impossibili di Emanele Lamedica
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Il mondo dell’editoria

Come il planetario?
«Esatto, ho donato sia l’edificio di Portaluppi che l’apparecchiatura, qualcosa di prezioso e speciale. Volevo offrire la conoscenza delle stelle, dare a tutti l’occasione di studiarle. Anche con la Biblioteca Popolare Ulrico Hoepli, l’intenzione era di dare accesso ai libri anche a chi non poteva permettersi gli studi, proprio per la mia storia. Se non fossi andato a Zurigo avrei fatto il contadino: i libri, l’istruzione, mi hanno aperto il mondo».

E all’editoria cosa hai dato?
«Grazie alla mia conoscenza del panorama europeo, quando arrivai in Italia mi resi conto che qui non c’erano i manuali, gli handbook, libricini che si infilavano nella giacca; io fui il primo a portarli. La mia vocazione era pubblicare libri utili, che aiutassero a crescere nella vita, nel lavoro, nello studio, pensati per formarsi e acculturarsi. Nascevano nuovi mestieri e non c’erano le scuole professionali; questi libretti erano semplici e completi, davano la possibilità di imparare un mestiere, di migliorare la propria vita, bastava saper leggere. Questo è il segno che ho lasciato, il concetto di un’editoria democratica e popolare, volta al lato pratico, per tutti».

Torniamo a passeggiare tra gli scaffali e il mio sguardo, come il suo, si perde tra centinaia di titoli, poi mi soffermo su una copertina dai colori giallo-blu. Esiste un’editoria della guerra?
«L’editoria è uno specchio della società e della storia, segue non solo gli avvenimenti ma anche le esigenze del pubblico. Le persone desiderano approfondire e i libri sono una fonte di informazione autorevole: c’è un editore che ha il ruolo di filtro, scelta e cura, e ne garantisce la qualità. La cosa più bella è che i libri ti danno la facoltà di crearti una tua opinione, di sviluppare uno spirito critico, la liberà di pensiero. Viviamo in un mondo di superficie, l’approfondimento è fondamentale».

Ulrico Hoepli interpretato da Max Ramezzana
Ulrico Hoepli interpretato da Max Ramezzana

L’importanza della famiglia

E durante la pandemia?
«Anche in quel periodo, così ho saputo, da un lato c’è stata la spinta verso l’evasione, la leggerezza, dall’altro le difficoltà hanno creato nuove esigenze. Ad esempio per noi hanno funzionato bene i titoli di educazione finanziaria: tante persone hanno avuto difficoltà con il lavoro, paura per i propri risparmi, e questi libri sono un aiuto concreto per imparare a gestire le proprie finanze. Sai, nel nostro mestiere bisogna navigare a vista, ci sono tante sfide, cambiamenti, alti e bassi. Alcuni ci considerano una famiglia di intellettuali ma non lo siamo, siamo semplici commercianti producono e vendono i libri, ci adattiamo a quello che succede».

Il modo di acquistare i libri è cambiato; che ne sarà della libreria?
«Oggi è tutto più veloce e così devono essere i servizi. Anche noi utilizziamo i canali e-commerce, ma la libreria, come la biblioteca, non solo è un luogo pratico ed efficiente, è un’oasi, un luogo di esperienza, incontro, in cui stare in compagnia degli amici libri e degli amici librai. C’è bisogno delle librerie, il calore umano è alla base anche del nostro mestiere, ancora oggi, come quando ho iniziato. Qui dentro rivedo me stesso».

La tua famiglia è ancora qui
«È la passione a renderlo possibile ancora oggi. È grande motivo di orgoglio per me, e se questo avverrà naturalmente, spero che possa continuare».

Le ultime parole rimangono sospese, hanno un sapore di commiato; lui si guarda intorno un’ultima volta e sorride soddisfatto, sa che la sua missione è in buone mani. Ha smesso di piovere e anch’io, da buona milanese, devo tornare al lavoro; Ulrico esce dalla mia testa, e io da quell’oasi dove il mondo è a portata di mano.

Bio Ulrico
(Tuttwil, 1846 – Milano, 1935) Editore svizzero a Milano. Sin dal 1870 affianca all’attività della libreria, quella editoriale fondando la Casa Editrice Hoepli. Si distingue per il commercio di libri stranieri, le pubblicazioni tecnico-scientifiche e quelle legate alla manualistica.
 
Bio Barbara
Cresciuta tra i libri si dedica all’attività di famiglia, la Casa Editrice Libraria Hoepli, sino a prenderne le redini nel 2017 insieme ai fratelli Giovanni e Matteo. Fa parte di una delle associazioni tra i fondatori di Fondazione BEIC, grazie alla quale nascerà a Milano la Biblioteca Europea di Informazione e Cultura.

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