Giada scrive alla sè stessa di 12 anni. Oggi si ama e non le importa più il giudizio degli altri. La sua identità ora sa qual è
Sin da quando mi è stato chiesto di scrivere questo articolo, ho pensato molto a come impostarlo e come parlare di un tema che mi è così caro, un tema che effettivamente per me è ancora tutto da capire e scoprire.
Così ho deciso che cercherò di fare un resoconto di quello che penso e che so al riguardo, scrivendo una lettera alla me di 12 anni.
Cara Giada, so che l’ultima cosa a cui vuoi pensare è la tua identità o a chi vorrai essere, perché in questo momento vorresti solo sparire da quella città e da quella classe.
So che ogni giorno torni a casa e non riesci a stare tranquilla perché la tua scuola è l’edificio proprio accanto al tuo palazzo e così non puoi neanche affacciarti alla finestra.
Per te è un grande problema, perché almeno quando andavi alle elementari, una volta chiusa la porta di casa, pensavi di lasciare fuori tutto il male e il dolore che ogni giorno ti causavano.
Ma non era così.
Avevano piantato un seme dentro di te e ogni giorno, con i loro insulti, le loro percosse e le loro prese in giro, lo annaffiavano facendolo crescere sempre più forte, fino a quando le sue radici non si sono saldate dentro la tua mente e il tuo corpo diventando sempre più invasive e distruttive mano a mano che si insinuavano in ogni fessura di serenità che ti rimaneva.
E ora ti trovi a fissare da casa tua il posto dove più stai male, non puoi scappare.
Ma questo lo sai già, hai capito che potresti andare 1000 chilometri lontano da quel luogo, ma tutto quel male sarà sempre dentro di te.
Vorrei tanto dirti «andrà meglio!», ma purtroppo, mia cara Giada, la vita inizierà a prenderti a calci, e quando ti rialzerai te ne darà degli altri sempre più forti e ancora e ancora e ancora.
Farà malissimo, a un certo punto non vedrai neanche più un futuro e penserai che nulla ha più senso, ti sentirai persa, nel buio e nel silenzio.
Però una cosa posso dirtela, per quanto tu possa odiare sentire queste parole quando stai male, ti rialzerai, SEMPRE.
Perché se c’è una cosa che sappiamo fare, quella è combattere, combattere anche nel momento in cui siamo più distrutte e ci sembra che non stiamo facendo nulla.

Ora ho 21 anni e forse sto effettivamente iniziando a capire chi sono, anzi, non a capire, ma ad ascoltare.
Non abbiamo mai ascoltato noi stesse perché i nostri pensieri e desideri, quelli veri, sono sempre stati coperti e distrutti dalle voci amplificate delle persone che ci facevano male, come se avessimo una cassa gigante al massimo del volume di fianco all’orecchio e così abbiamo iniziato a selezionare quale parte di noi fare emergere e quale tenere segregata in un angolo buio, così da poter evitare che le persone potessero farci altro male.
Ma non funziona così, anzi, ogni parola, pensiero, azione che tieni per te, è un colpo basso, lo senti nella pancia che non è giusto e continua ad alimentare quel senso di inadeguatezza che ti fa sentire come un’estranea verso chiunque.
Ma ora basta.
Sto liberando la nostra identità e tutte quelle cose che abbiamo sempre nascosto per paura, scoprendo tantissime cose di noi! E se vuoi sapere chi è Giada purtroppo ancora non so darti una risposta precisa, ma posso assicurarti che quello che ho capito per ora mi basta per sapere che Giada è una persona che ama tanto la natura, l’aria fresca, ridere e comunicare, una persona che combatte fino allo stremo ma vince ogni volta, una persona sempre pronta ad aiutare gli altri, una persona che ama con tutto il cuore e soprattutto che merita davvero di amarsi.
Dico «nostra» identità, perché so che quando ti guardi allo specchio, sin da quando ne hai memoria, nel riflesso vedi un mostro.
Abbiamo provato verso di noi una quantità di odio estrema, riflettevamo tutti quegli insulti sul nostro corpo e alla fine ci siamo fatte male. Tanto male.
Ma ora, Giada, mi sto impegnando per amarmi tutta.
Il mio corpo, il nostro corpo è quello che ci permette di esistere, camminare, respirare e muoverci, e presto, purtroppo, capirai quanto non muoversi sia una delle cose più brutte che ti possa capitare.
Ora, voglio solo sentirmi finalmente libera, accettare il passato, e quindi accettare anche te.
Anche il tuo chiuderti nel silenzio più doloroso mai provato, quel silenzio che ti esplode dentro.
Un albero che cade in una foresta nessuno lo sente e quindi non fa rumore.
Ma noi invece di rumore dobbiamo ancora farne tanto, Giada, dobbiamo riprenderci quello che ci spetta e far sentire a tutti che ci siamo.
Tutto il male che stai per vivere, fra un po’ ti servirà come carburante, tutto quell’odio, quel dolore, quella voglia di urlare, la useremo per spaccare il mondo. Amandoci, amando, ma soprattutto vivendo pienamente ogni secondo.
Ti voglio bene Giada, e perdonami per tutte le volte che non te l’ho dimostrato.