Identità e letteratura. Esistiamo tra bene e male

Autori:
Illustrazione di Giorgio Maria Romanelli
Illustrazione di Giorgio Maria Romanelli

La divisione dei personaggi in letteratura e la loro identità,il dualismo tra «bene» e «male», tra buoni e cattivi

di Irisi Lenzi

Fin da piccoli siamo stati abituati ad ascoltare storie. I racconti hanno accompagnato la nostra infanzia e da lì non ci hanno più abbandonato. Grazie alle favole abbiamo iniziato a imparare a distinguere i caratteri dei personaggi. Siamo riusciti a classificarli in base alle loro azioni. Per riassumere, ci siamo fatti influenzare dalle loro identità. Abbiamo imparato che quasi sempre i gruppi che più frequentemente si presentano nelle narrazioni sono due: i buoni e i cattivi.

Una delle fiabe dove meglio emerge questa divisione è Cappuccetto Rosso. Abbiamo così iniziato ad associare la figura della protagonista al bene, mentre quella del lupo al male.

Siamo però davvero convinti di poter fare questa distinzione? Possiamo veramente classificarli in questa maniera? Anche analizzando storie più articolate ci viene spontaneo catalogare i personaggi in base alle loro identità. Pensiamo, per esempio, a un noto autore italiano quale Italo Calvino, ma anche a uno scrittore russo come Fëdor Dostoevskij. Scrissero, tra le numerose opere, due grandi romanzi Il Visconte dimezzato e Il Sosia. Grazie a Calvino, nel suo libro riusciamo bene a identificare le due personalità del protagonista.
Nel caso de Il Visconte dimezzato, è Medardo che prende il ruolo principale nella storia. Il protagonista si «divide» in due durante un combattimento, del conte rimangono solamente due parti: una buona (la sinistra) e una cattiva (la destra). Da quel momento della storia è inevitabile cominciare a sviluppare diverse riflessioni relative al personaggio. La parte considerata buona infatti, dimostra di avere tante qualità, mentre quella cattiva molti difetti. Calvino così continua a descriverle in modo antitetico.

Illustrazione di Giorgio Maria Romanelli
Illustrazione di Giorgio Maria Romanelli

Identità e letteratura

Quando ci ripenso, mi chiedo se le metà del conte siano veramente così diverse tra di loro, interpretandolo in un altro modo, potrebbero invece avere delle qualità più sfumate che Calvino sceglie proprio di non descrivere. Ogni parte potrebbe possedere delle caratteristiche che l’altra metà possiede. Lo stesso discorso vale per un’importante opera letteraria russa, Il sosia, di Dostoevskij. Il protagonista della storia, meglio definito dall’autore «il nostro eroe» è il consigliere titolare Jakov Petrovič Goljadkin. Durante una festa incontra una figura strana che gli somiglia particolarmente: condivide il medesimo nome, vive nel suo stesso paese e conduce una vita molto simile. Questo inusuale personaggio comincia a complicare l’esistenza del protagonista al punto di ridicolizzarlo davanti a tutti. Il «Goljadkin minore», definito così dall’autore, si rivela essere il frutto dell’immaginazione del protagonista. Il finale della storia porterà «il nostro eroe», indirizzato dal suo dottore, a un centro mentale.

Queste due opere evidenziano particolarmente, a tratti in modo persuasivo, la divisione dei personaggi e la loro identità. In questi casi però, stiamo parlando della separazione degli animi della stessa persona. L’aspetto ulteriormente bizzarro è che questo forte uso di identificazione parte proprio dal titolo: Il visconte dimezzato e Il sosia sono due titoli alquanto esplicativi. Entrambi gli autori potrebbero averli scelti con il fine di indurre i lettori a pensare immediatamente a un distacco. Notiamo, in entrambi i casi, la presenza di una figura esterna, oltre al personaggio principale.

La divisione del protagonista in due parti, una buona e un’altra cattiva, si ricollega molto alla realtà. La nostra esistenza infatti, come il corpo dei due personaggi, potrebbe essere divisa in due emisferi: i cosiddetti «buoni» e i «cattivi». Nella letteratura questa divisione netta potrebbe essere molto esplicita e quindi priva di sfumature. Tuttavia, nel mondo reale tale separazione non si manifesta per il semplice motivo che siamo esseri umani, è per questa ragione che il «buono» presenta delle caratteristiche negative e viceversa. La nostra identità presenta un miscuglio di infinite connotazioni. Alcune di esse si manifestano meno di altre. Alcune rimarranno un mistero, un punto interrogativo che mai nessuno proverà a far venire a galla. Le caratteristiche negative che abbiamo, potrebbero rivelarsi degli ostacoli e metterci in difficoltà. Siamo umani, questo lo sappiamo, non potremmo mai definirci buoni o cattivi al 100%. Le nostre caratteristiche sono come una guida che ci mostra la strada per proseguire, ma anche quella per metterci in difficoltà e che può portarci alla distruzione. Per questo siamo noi i primi a capirci, ma saremo ancora noi il nostro peggior nemico.

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