Facciamo risplendere le parole Ti Amo imparando ad usarle

Autori:
Bruno Martins
Credits: Bruno Martins

Si dice che oggi «ti amo» abbia perso il suo valore. Che un tempo avesse più significato e non venisse sperperata a caso, come fanno le persone oggi.

di Giada De Marchi

Si dice che oggi «ti amo» abbia perso il suo valore. Che un tempo avesse più significato e non venisse sperperata a caso, come fanno le persone oggi. Io sono la prima a dare un valore immenso a queste parole. Anche se fino a qualche anno fa le dedicavo molto spesso ad amici e amiche, delle volte anche al posto dell’espressione «grazie». Ho capito però nel tempo, che per me questa frase ha un unico destinatario: il mio partner; la persona che è al mio fianco e mi supporta ogni giorno. Ho imparato quindi, a usare mille altri modi ed espressioni per esprimere il mio affetto e gratitudine verso le altre persone.

Io dico «ti amo» al mio fidanzato almeno un centinaio di volte al giorno. Sento il cuore battere all’impazzata e non posso fare a meno di dirglielo! Però bisogna sempre ricordarsi che non bastano queste due parole per dimostrare il proprio amore. Il mio ragazzo è una persona molto riservata e poco espansiva. Infatti, chi mi conosce sa che sono esattamente l’opposto ed è anche questa la nostra forza: ci bilanciamo.

Da una parte però io sono anche iper-romantica e dimostro il mio amore oltre che con la vicinanza, il supporto e il cercare di essere un «luogo sicuro per lui», mandando ogni notte messaggi e disegni della buonanotte, facendo moltissimi regali e altri gesti palesi e materiali. Invece lui dimostra il suo amore con piccoli ma grandissimi e silenziosi gesti. Ad esempio quando sono in preda a un attacco di panico e senza che io dica nulla, lui inizia a suonare il basso per calmarmi; di solito inizia intonando Can’t help falling in love di Elvis (la nostra canzone) continuando poi con i Queen. Oppure, quando alle tre di notte mi sveglio con dolori addominali fortissimi e corre a prepararmi la borsa dell’acqua calda assicurandosi io stia bene. 

Con questi e molti altri gesti lui mi dice «ti amo» senza dirmelo esplicitamente. Penso che questa sia una delle forme più pure e genuine dell’amore. Non è un segreto che nella mia generazione ci siano persone con molti traumi irrisolti: genitori assenti o violenti; bullismo feroce oltre che a scuola pure online, nati in un mondo ormai già quasi distrutto e chi più ne ha più ne metta. Questo ha portato i miei coetanei a soffrire di tanti problemi. Problemi che in realtà avranno afflitto tutti i giovani delle altre epoche, ma che solo noi abbiamo potuto esporre pubblicamente nel mondo, tramite internet.

C’è chi «ti amo» lo dice appena viene dimostrato un briciolo di affetto. Magari ignorando completamente le mille problematiche, anche gravi, che stanno dietro alla persona a cui lo si dice. Questi individui si «accontentano» del minimo essenziale perché pensano di non meritarsi l’amore o di essere amati. Magari proprio perché i loro genitori sono stati i primi a far mancare loro questa componente. C’è chi invece ha il terrore di sentire o dire queste due parole. Persone che piuttosto che pronunciare «ti amo» scappano per paura di rimanere feriti e di non riuscire a sopportare il peso del dolore. C’è chi invece è consapevole del potere di queste parole e le usa spesso contro gli esempi di persone di cui vi ho appena accennato sopra.

Forse ora capisco perché le generazioni precedenti alla mia ci giudicano con così tanto disprezzo e dispiacere. Siamo lo specchio dei loro sbagli, ma con più risonanza mediatica. Vorrei che le persone imparassero a non aver paura del loro riflesso, di guardarsi dentro. Si passa una vita a ignorare i propri dolori e le proprie fratture, perché si sa che affrontarli vuol dire inevitabilmente soffrire, sentirsi deboli. 

La nostra società è costretta a non esprimere emozioni; «ti rendono vulnerabile ed il mondo là fuori vuole solo farti male», direbbe qualsiasi padre di famiglia al figlio maschio che piange perché gli hanno rubato il pallone. Lo stesso bambino che dieci anni dopo prenderà le parole «ti amo» per un gioco subdolo e manipolatorio; perché gli è stato imposto sin da bambino che le emozioni lo rendono debole e soprattutto poco uomo.

Non c’è nulla di più dannoso che impedire alle persone di scoprire il proprio cuore e la propria mente. Di impedire loro di vivere l’amore e di percepire la bellissima e travolgente potenza di quella minuscola frase che ti cambia inevitabilmente la vita. Se vogliamo che il «ti amo» abbia di nuovo significato, iniziamo a lasciare le persone libere di vivere queste parole. Senza timore, senza pregiudizi e discriminazioni. Purtroppo oggi amare e soffrire sono un privilegio per pochi.

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