Issam, dalla Palestina all’Italia racconta la sua libertà

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GiornataInternazionalePace Arezzo_ ©Erica Andreini
GiornataInternazionalePace Arezzo_ ©Erica Andreini

Issam, ragazzo palestinese del programma World House di Rondine, racconta la sua esperienza

di Issam, studente palestinese di Rondine

Come è vivere lì? Come è la situazione? È stabile?
Queste sono alcune delle domande che un palestinese come me sente spesso quando gli viene chiesto di parlare di sé e del suo Paese.
Sono Issam e vengo dalla Palestina, ho vissuto lì per la maggior parte della mia vita, ed è difficile sentire ogni giorno la gente che soffre e muore a causa del conflitto con Israele che va avanti da più di settant’anni. È proprio per questo che sono qua, perché voglio che questa sofferenza diminuisca.

In Palestina c’è la guerra e c’è anche la pace, una pace interna tra i palestinesi che vivono insieme nella stessa situazione. Da questo potete capire che la Palestina è come gli altri Paesi: ci sono cose buone e cose cattive, non siamo così diversi dagli altri.
Quindi, qual è la differenza tra la Palestina e l’Italia ad esempio?
Ci sono tante cose diverse, ma quella che a me ha colpito di più è la libertà di movimento.

A giugno 2021 stavo tornando a casa dal mio lavoro e ho trovato un’email che diceva che ero stato accettato nel programma World House di Rondine, un programma in cui giovani che vengono da Paesi che hanno sperimentato la guerra, decidono di vivere insieme per instaurare una nuova relazione. Dopo tre mesi mi sono trovato all’Aeroporto di Fiumicino con un ragazzo colombiano che era venuto a prendermi per portarmi a Rondine. Siamo entrati in autostrada per andare verso Arezzo, e solo dopo qualche minuto ho provato una sensazione nuova che non potevo sentire nel mio Paese: la libertà di poter andare da una città all’altra senza essere fermato da nessuno.

Subito dopo non ho pensato più a niente, e mi sono solo goduto il panorama dal finestrino.
Dopo un mese ho iniziato a guidare anch’io in Italia, e sono andato in tanti posti con la macchina. Ancora la stessa sensazione di libertà e quindi una volta ho iniziato a pensare, «perché qui in Italia le persone possono accendere la macchina e andare dove vogliono senza che nessuno li fermi, mentre in Palestina ci sono i checkpoint dell’esercito israeliano, veri e propri varchi tra le città dove fermano tutti i palestinesi per controllare i documenti e a volte anche quello che c’è dentro le macchine? Perché qui in Italia non c’è un muro che blocca la gente che vuole viaggiare in tutto il territorio, che va a lavorare o a scuola, gente che vuole andare al mare, oppure a vedere uno spettacolo, mentre in Palestina c’è un grande muro intorno al territorio palestinese, e la gente non può attraversarlo liberamente?  Quanti di voi per venire qui stasera hanno dovuto passare dei controlli?»

E poi però, con il trascorrere del tempo, soprattutto quello passato insieme alla mia compagna israeliana Meital, ho capito che questo muro non è solo un muro tra due luoghi. Questo è anche un muro tra le persone. Un muro che divide le persone, non solo fisicamente ma a tutti i livelli.
Questo lo dico perché so che quando alcuni israeliani sentono una persona parlare arabo hanno paura, paura di essere attaccati e di perdere la propria vita. E allo stesso tempo alcuni palestinesi hanno paura di attraversare il muro perché è pericoloso, e anche questi hanno paura di essere attaccati e di morire.

Prima di venire a Rondine, parlavo tanto di libertà con i miei amici. Certamente sapevo il significato del concetto di libertà, ma sapere qualcosa non è come quando la viviamo sulla nostra pelle. Qui a Rondine e in Italia sto vivendo la libertà, perché posso viaggiare, andare dove voglio e soprattutto posso parlare con Meital liberamente, vivere insieme ormai da un anno. Posso dire che siamo diventati amici e ci fidiamo l’uno dell’altra.

Com’è vivere con una persona dell’altra parte del conflitto? Questa è un’altra domanda che mi fanno qualche volta. Io rispondo che è un’esperienza unica, soprattutto perché la cosa che ho scoperto è che questa persona, quella che mi hanno detto essere la mia nemica, non è così diversa da me. Entrambi abbiamo le nostre storie e le nostre esperienze, e ad entrambi piace condividerle e ascoltarle.
Siamo tutti esseri umani e non importa da dove veniamo, ma tutti abbiamo il diritto di vivere in questo mondo da liberi. Grazie!

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