Stefano Tavilla: “Più concretezza, meno parole”

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Più concretezza, meno parole», è il fulcro del discorso di Stefano Tavilla, co-fondatore della neonata Fondazione Fiocchetto Lilla.
Stefano Tavilla
Stefano Tavilla, pietra miliare del Movimento Lilla, co-fondatore della neonata Fondazione Fiocchetto Lilla, nonché ideatore della giornata nazionale contro i disturbi del comportamento alimentare.

di Cristina Procida

Più concretezza, meno parole», è il fulcro del discorso di Stefano Tavilla: pietra miliare del Movimento Lilla, co-fondatore della neonata Fondazione Fiocchetto Lilla, nonché ideatore della giornata nazionale contro i disturbi del comportamento alimentare, che si tiene ogni
anno il 15 marzo per ricordare sua figlia Giulia e tutti quelli che non ce l’hanno fatta: «Negli anni il fiocchetto lilla ha consolidato e raggiunto alcuni traguardi, come quello di avvicinare le persone e farle uscire da quel guscio di riservatezza e omertà che racchiude all’interno della malattia sia le persone che soffrono che i loro affetti».

E oggi?

«Oggi credo che sia necessario portare nuovi orizzonti. Dodici anni fa, quando ho voluto questa giornata a seguito della mia tragedia personale, ho evidenziato alcuni dei problemi: ignoranza, frammentazione, mancanza di cure. Negli anni queste lacune non solo non sono state colmate, anzi si sono acuite. La patologia stessa ha avuto un’escalation importante a livello numerico. Io credo che in questo momento la giornata debba avere un altro valore: il valore di rivendicare un diritto che dovrebbe essere ormai assodato».

Crede che ci siano già le basi per un cambiamento in futuro, in questo senso?

«Se mi fosse stato chiesto un anno e mezzo fa, all’epoca della manifestazione davanti al Ministero della Salute (8 ottobre 2021, ndr), avrei detto di sì.

Oggi sono molto dubbioso. Vedo che questo mondo, quello delle malattie alimentari, ha fatto un passo indietro: non vedo più quella voglia di protesta. Forse ci si guarda un po’ troppo allo specchio: è nato un mondo parallelo dove ci sono persone che hanno cresciuto una notorietà su queste malattie, anche i professionisti. Io invece sono sempre vicino alla base, alla gente. E la gente che vedo quotidianamente è disperata: aspetta mesi per una visita, non sa dove curarsi, e senza disponibilità economica non è ancora possibile ricorrere alle cure tempestive».

Negli anni abbiamo romanzato un po’ troppo queste malattie?

«Romanzato decisamente sì. Non se ne percepisce ancora la gravità; sono patologie per cui muoiono 4000 persone ogni anno. In Italia un giovane su tre ne soffre, e non ci sono supporti.

Ci siamo fermati. Abbiamo commesso l’errore di aver tralasciato uno strumento importante: la protesta. Non può e non deve passare il messaggio che una patologia con un impatto endemico simile non necessiti di essere seguita con investimenti importanti.

Noi continuiamo a fare i convegni, a fare spettacoli, a presentare libri (io per primo me ne sono occupato), ma nel concreto? Nel concreto la gente soffre, e ce n’è sempre di più».

“[I disturbi del comportamento alimentare] sono patologie per cui muoiono 4000 persone ogni anno. In Italia un giovane su tre ne soffre, e non ci sono supporti.

Stefano Tavilla
Animenta è un’associazione no-profit che si pone l’obiettivo di sensibilizzare e informare sui Disturbi del Comportamento Alimentare. Attiva sul territorio italiano dal 2021, il suo lavoro coinvolge circa duecento volontari da tutta Italia tra professionisti, genitori e ragazzi che decidono di supportarne le attività attraverso le loro storie e competenze, provando a divulgare speranza e condivisione.

La collaborazione tra Animenta e Il Bullone nasce dall’obiettivo condiviso di raccontare la vita dopo la malattia, ma anche dal tentativo di provare a interpretare o reinterpretare il mondo con cui si interfacciano i ragazzi di oggi, soprattutto in caso di vissuti importanti, partendo, in primis, dalle loro parole.

Rubrica scritta e curata da Cristina Procida.

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