Luca Steinmann e Nello Scavo, cronisti di guerra alla ricerca della verità

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Luca Steinmann, giornalista ammesso al fronte in Russia, a confronto con Nello Scavo, inviato invece in Ucraina.
Luca Steinmann e Nello Scavo
A sinistra: Nello Scavo, reporter di cronaca giudiziaria e di guerra, dal 2001 scrive per il quotidiano Avvenire, per il quale è inviato speciale in Ucraina. Le sue numerose inchieste passate sono state riprese dalle maggiori testate internazionali. Al centro: Luca Steinmann, italo – svizzero, 32 anni, è uno dei pochissimi giornalisti occidentali a raccontare della guerra russo-ucraina dall’interno e sul lato dei russi. Ha collaborato con il TGLa7, la Repubblica e la rivista di geopolitica Limes. A destra: Natascha Lusenti, giornalista svizzera di lingua italiana, è anche conduttrice e autrice radio-televisiva, attualmente per la RAI.

di Edoardo Grandi, B.Liver

Il 30 marzo, al Centro Svizzero di Milano, si è svolta la presentazione del libro Il fronte russo (Rizzoli) di Luca Steinmann, uno dei pochissimi giornalisti occidentali in Russia ammesso al fronte, a confronto con l’altro reporter, Nello Scavo, il cui ultimo libro si chiama semplicemente Kiev (Garzanti), inviato invece in Ucraina. A condurre il dialogo la giornalista svizzera Natascha Lusenti, che ha posto loro alcune domande. 

Quello tra Luca Steinman e Nello scavo non è stato il solito sterile dibattito tra opposte «tifoserie», di posizioni fortemente ideologiche (così radicate, caso quasi unico in Occidente, in Italia), né di discussioni sui pro e sui contro delle parti in guerra. Naturalmente si è parlato anche di ragioni e torti, che si possono evincere dalla lettura dei libri dei due cronisti, che non sono però l’oggetto focale di questo articolo.

È stata piuttosto l’espressione di una visione comune del ruolo che ogni professionista dei media dovrebbe avere, basato su fatti verificati e testimonianze, su ciò che viene visto e constatato di persona, evitando di conformarsi a una «verità» precostituita dalle due parti, mantenendo il più possibile la propria indipendenza e oggettività.

Ecco riassunti alcuni tra i momenti più salienti della loro conversazione.

Natasha Lusenti: Partiamo da un recentissimo fatto di cronaca, l’arresto a Mosca di Evan Gershkovich, giornalista trentenne del “Wall Street Journal”, accusato di spionaggio e che ora rischia vent’anni di carcere. Tu, Luca, mostri un’attenzione particolare verso questi fatti, e hai comprensibilmente una cura quasi maniacale nell’uso delle parole.

Luca Steinmann: «Purtroppo in Russia, a partire dal 24 febbraio 2022, c’è stato un salto di qualità nella repressione dei giornalisti, in particolare di quelli di lingua inglese, che fanno riferimento agli USA e al Regno Unito. Mi fa impressione vedere quanto sia alta l’attenzione nei loro confronti, ben maggiore di quanta, ad esempio, ne abbia ricevuta io, che mi presento come italiano e svizzero e scrivo in lingua italiana.

Parlavo poco tempo fa a Mosca con i corrispondenti e inviati dei principali giornali americani, e mi raccontavano delle loro difficoltà soprattutto nel gestire le fonti, che vengono subito contattate e controllate dalle autorità russe: è una forma di condizionamento. Quale persona ha voglia di fornire notizie e informazioni sapendo di finire sotto osservazione?».

Nello Scavo: «Sono qui anche per una ragione quasi cameratesca: nelle ultime settimane e mesi c’è stata nei confronti di Luca un eccesso di attenzione negativa, come se trovarsi a scrivere da un certo posto comportasse automaticamente “vestire la maglia” di quel posto: nel nostro caso, se sei in Ucraina sei per forza filo-ucraino e se sei in Russia, filo-russo. Alle volte è così, ma per fortuna non sempre.

Il lavoro di Luca è stato molto importante anche per me, perché stando in Ucraina avevo bisogno di fonti attendibili dall’altra parte. Ad esempio, qui si è molto parlato della deportazione di bambini ucraini in Russia. La risposta di Luca non è stata “non è vero”, ma invece “non mi è stato possibile documentare tale crimine”, a differenza di chi, da una parte e dall’altra, ha la sicurezza che le cose siano avvenute in un certo modo.

Voglio celebrare un’idea di giornalismo sano e coraggioso, che rischia la vita, ponendosi domande e con un fortissimo senso del limite.

“Voglio celebrare un’idea di giornalismo sano e coraggioso, che rischia la vita, ponendosi domande e con un fortissimo senso del limite.”

Nello Scavo

Steinmann è molto più giovane di me e col tempo forse avrà modo di capire come realmente sono andate le cose. Come ha detto il giornalista Bernardo Valli, i giornalisti, soprattutto i corrispondenti di guerra, raccontano la verità dell’istante, è la prima bozza della Storia, poi nel tempo magari le bozze cambieranno.

Tornando al tema del condizionamento, vorrei (non per vanità) aggiungere una nota autobiografica: ci stupiamo o scandalizziamo per quanto avviene in altri Paesi (gli arresti in Russia, liste di proscrizione in Ucraina), ma io stesso appartengo a un gruppo di giornalisti che è stato a lungo intercettato dalle procure italiane.

Non mi pare che ci siano state sollevazioni di massa denunciando un regime che vuole controllare l’informazione, credo che intorno al nostro lavoro ci sia un’attenzione spasmodica da parte di chi generalmente detiene il potere, e che in qualche modo cerca di “arruolarci” o di carpire le nostre fonti».

Le copertine dei libri dei due ospiti: Il fronte russo (Rizzoli) di Luca Steinmann; Kiev (Garzanti) di Nello Scavo

Natasha Lusenti: Luca, nel tuo libro parli di un episodio molto grave, quando un quotidiano ha pubblicato un tuo articolo con un titolo a dir poco fuorviante, che non corrispondeva al contenuto, fatto che ha rischiato di vedere interrotto da parte delle autorità russe il lavoro tuo e del tuo collega, il fotografo Gabriele Micalizzi.

Luca Steinmann: «Micalizzi e io abbiamo avuto la fortuna di trovarci in quel momento nel Donbass, da cui siamo stati espulsi, ma lontano dalla linea dei combattimenti, dove non sai mai cosa potrebbe succedere. Come a volte accade, quel titolo non rifletteva quello che c’era scritto nel pezzo, se qualcuno si fosse preso la briga di leggerlo se ne sarebbe accorto, ma vallo a spiegare ai russi in quei frangenti!

Questo ci ha creato delle difficoltà oggettive, ma soprattutto ha compromesso le relazioni con i russi che avevamo faticosamente creato nel corso di mesi. In breve, noi avevamo messo in chiaro che non eravamo lì per fare propaganda per loro, ma nemmeno contro, non eravamo e non volevamo essere considerati nemici.

D’un tratto questo veniva minato, e avevamo 24 ore per andarcene. Abbiamo cominciato a sentire diverse persone, e tuttora non so chi sia intervenuto e come, ma poi siamo potuti tornare. Vorrei qui sottolineare come sia importante per me come il cronista serio non debba essere scambiato per una sorta di “influencer”, in grado di spostare l’opinione pubblica secondo i desiderata mediatici o politici di una parte o dell’altra».

“il cronista serio non deve essere scambiato per una sorta di “influencer”, in grado di spostare l’opinione pubblica secondo i desiderata mediatici o politici di una parte o dell’altra”.

Luca Steinman

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