Biodiversità e responsabilità del potere di agire: intervista a Giovanni Azzone

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Ridimensioniamo per ampliare lo sguardo. Ascoltiamo per agire.

di Sofia Segre Reinach, B. Liver

Sofia Segre Reinach, insieme a Bill Niada e Giancarlo Perego, si è presentata alla storica sede milanese della Fondazione Cariplo, in via Manin 23, per parlare con il presidente Giovanni Azzone, entrato in carica da pochissimo. Ingegnere, docente ed ex rettore del Politecnico di Milano, il Prof. Azzone ha ricoperto diversi ruoli nel corso degli anni, anche istituzionali e per enti no-profit. Sofia ha approfondito con lui il lavoro della fondazione e l'importanza di agire, anche e soprattutto nell'ottica della "biodiversità".

È una giornata calda e afosa a Milano, di quelle che – ogni tanto capita – non sei molto sul pezzo: preoccupata, sempre di corsa, incerta, piena di dubbi e preoccupazioni. Sto facendo bene, sto facendo male? Cosa sto facendo? Perché lo sto facendo?

È così – lo ammetto, un po’ persa nei miei pensieri e senza troppo entusiasmo – che mi presento in via Manin 23, alla storica sede di Milano della Fondazione Cariplo. Ho appuntamento qui davanti con Bill (Niada) e Giancarlo (Perego). Scambiamo qualche battuta delle nostre, ci registriamo in reception, saliamo le scale di questo sontuoso palazzo neoclassico che si affaccia sui giardini di via Palestro. 

Una signora cordiale ci fa accomodare in una stanza affrescata. Ok Sofia, cerca di tirarti insieme. È un appuntamento importante, andiamo a conoscere il nuovo Presidente della Fondazione Cariplo, Giovanni Azzone, entrato in carica da pochissimi giorni. Andiamo a fare conoscere il nostro lavoro.

Ingegnere, docente ed ex rettore del Politecnico di Milano, il professor Azzone ha ricoperto numerosi incarichi per istituzioni, aziende ed enti non profit. Entra nella grande sala con fare informale e pacato, di chi ha un autentico piacere a conoscere ed ascoltare.

Professore, come si sente? Mi viene da chiedergli istintivamente.

«Preoccupato. Sento la responsabilità del potere. Del potere di fare, di agire. L’unico di cui c’è bisogno, l’unico che abbia un senso».

Bill, Giancarlo ed io iniziamo a raccontargli della Fondazione, del Bullone, delle fragilità che incontriamo nei nostri ragazzi, nelle scuole in cui andiamo, del Bullone che ora guarda all’Europa, per una cura senza confini, per unire le voci dei ragazzi che stanno male e che vogliono stare bene, della necessità che la società tutta ha bisogno di dar forma ai loro pensieri, alla loro sensibilità, alle loro innovazioni. 

«Uno dei punti chiave dei giovani di oggi, è che vivono in un mondo a informazione ridondante, ma vengono formati da persone che hanno studiato in un mondo a informazione scarsa, quindi che non riescono a cogliere né a valorizzare le loro potenzialità, né a intervenire sulle loro fragilità».

Uno dei punti chiave dei giovani di oggi, è che vivono in un mondo a informazione ridondante, ma vengono formati da persone che hanno studiato in un mondo a informazione scarsa, quindi che non riescono a cogliere né a valorizzare le loro potenzialità, né a intervenire sulle loro fragilità.”

– Giovanni Azzone

Inizio a muovermi sulla sedia.

«Di fatto, quello che state facendo è vicino a come io cerco di cogliere modelli per superare le fragilità che partono da ciò che i ragazzi vogliono fare, dai loro linguaggi. Non è semplicemente parlare la loro lingua, o usare i loro canali, come Tik Tok, è cogliere di fatto le loro caratteristiche, le fragilità che, secondo me, la formazione scolastica fa fatica a colmare, anzi, rischia di accentuare, e quindi cercare di dare una risposta diversa». 

Annuiamo attenti: ci riconosciamo sempre di più nelle sue parole.

«Slogan della nuova Commissione Centrale di Beneficienza è “rafforzare la comunità, rafforzare le comunità”. La comunità in quanto tale è forte se riesce a cogliere le esigenze che sono differenziate e a tradurre la biodiversità delle persone in un valore e non in una minaccia. Se tu ti senti forte e guidato, la diversità ti dà valore, perché ogni volta percepisci qualche cosa di un’esperienza diversa. Non devi soffrire la malattia personalmente per cogliere alcune caratteristiche di chi ha sofferto la malattia. È vantaggiosissimo. Nel momento in cui invece hai paura, ti senti totalmente fragile, non sei minimamente supportato, allora il diverso è quello che ti toglie il posto di lavoro, quello che ti toglie il posto in ospedale, così si crea l’odio. La filosofia e il messaggio che portate è quello che io condivido, è quello che cerco di dare come linea di indirizzo della Fondazione».

Giovanni Azzone (Milano, 1962). Nuovo Presidente della Fondazione Cariplo, professore al Politecnico di Milano, di cui è stato Rettore tra il 2010 e il 2016. Autore di pubblicazioni e articoli su riviste internazionali, ha ricoperto numerosi incarichi istituzionali presso la Presidenza del Consiglio e il Ministero dell’Economia e delle Finanze.

Mi sento respirare. Torno a vedere la strada, torno a vedere il senso. Non siamo soli, allora. Come si immagina questo suo nuovo percorso? 

«Vengo da un percorso “facile”: sono diventato rettore al Politecnico dopo essere stato per otto anni prorettore vicario. Ero lì da vent’anni, potevo sbagliare qualunque cosa, però conoscevo tutto. Qui sono in un mondo che conosco molto parzialmente. Ma il grande vantaggio è la biodiversità: oltre alla struttura della Fondazione che ha dei dirigenti bravissimi, la Commissione Centrale di Beneficienza, testa pensante della Fondazione, è costituita da persone che sono totalmente varie, con esperienze che vanno dal musicista esperto alla professoressa di agraria, alla suora che si occupa di ragazze abusate. Poter avere un luogo dove tutte queste sensibilità e competenze si mettono a confronto è una ricchezza pazzesca».

“Poter avere un luogo dove tutte queste sensibilità e competenze si mettono a confronto è una ricchezza pazzesca.”

– Giovanni Azzone

E il territorio?

«La territorialità costituisce l’altra grande biodiversità. Milano ha una potenzialità fortissima sul territorio, ma il resto non dev’essere né la periferia di Milano, né il tentativo di scimmiottare Milano. Allora biodiversità del territorio vuol dire che io devo fare in modo che Sondrio, rispetto a Mantova, abbiano due progetti di sviluppo un po’ diversi, perché hanno delle necessità e delle risorse diverse. Una Fondazione deve accompagnare la riflessione dei territori anche su questo. Così si crea un reale valore aggiunto».

“biodiversità del territorio vuol dire che io devo fare in modo che Sondrio, rispetto a Mantova, abbiano due progetti di sviluppo un po’ diversi, perché hanno delle necessità e delle risorse diverse.”

– Giovanni Azzone.

È una nuova filosofia o quella vecchia?

«Il mio slogan al Politecnico era: “tradizione e innovazione”. Ecco credo valga anche qui. Dal mio punto di vista questa è una struttura di grandissima qualità, quindi l’idea di arrivare con fare rivoluzionario in un luogo che sta funzionando bene, non credo sia utile. Però siamo in un contesto che sta cambiando. Se guardiamo all’ultimo quadriennio, abbiamo avuto la pandemia e la guerra, due esperienze gigantesche di trasformazione sociale.Allora credo che qualche riflessione su cosa questo comporti a livello di priorità sia fondamentale. Prendiamo ad esempio solo due ambiti che hanno avuto, a livello opposto, una fortissima trasformazione generata dall’impatto del covid: il disagio giovanile, aumentato in modo esponenziale, e la sperimentazione delle connessioni digitali che consente di allargare i confini. Guardando al contesto, pensare di ragionare come prima, rischia di essere dannoso». 

Una Fondazione Cariplo che guarda molto al basso?

«Una Fondazione Cariplo che guarda alle competenze, e le competenze le devi vedere dal basso. Cercando poi però di alzare lo sguardo. Ci sono tante cose che si muovono, devi cercare di aiutare a dirigerle in una visione coerente. Cito sempre un dato, che è quello demografico: nel 1950, tra i primi undici Paesi al mondo per numero di abitanti, quattro erano europei: Francia, Italia, Inghilterra, Germania.

Oggi non c’è nessun Paese europeo nei primi dieci. Nel 2050 la Nigeria da sola avrà più abitanti di tutta l’Unione Europea. Così ti rendi conto della piccolezza. Fondazione Cariplo ha un territorio vastissimo: sono quasi 10 milioni di abitanti, cioè un quarto di Shangai! Spesso facciamo fatica a renderci conto delle nostre piccolezze e quindi della necessità di unirsi in rete. Anche la salute ha bisogno di risorse consistenti, se tu la facessi tutta a livello di microcosmo, guarisci i raffreddori, ma fuori c’è molto altro».

Ridimensioniamo per ampliare lo sguardo. Ascoltiamo per agire.

Stiamo in quel luogo invisibile che è quello della relazione, perché solo così possiamo trasformarci.

Grazie Professore, siamo felici che la Fondazione Cariplo, da decenni punto di riferimento per tutti noi, abbia incontrato la sua sensibilità e pragmaticità. Buon nuovo inizio.

“Ridimensioniamo per ampliare lo sguardo. Ascoltiamo per agire.”

– Sofia Segre Reinach

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