Oltre il canestro, Slums Dunk è progetto di solidarietà nei quartieri più fragili

Autori: Il Bullone
Michele ha avuto il piacere di intervistare Bruno Cerella, co-fondatore di una realtà solidale per i quartieri più fragili

di Michele Tedone, B.Liver

Per il Bullone di questo mese ho avuto la fortuna di intervistare Bruno Cerella, un giocatore di basket professionista argentino con cittadinanza italiana, che oltre a giocare a basket è impegnato nel sociale.

Infatti è co-fondatore, con il collega Tommaso Marino, di una stupenda realtà nominata Slums Dunk, che utilizza questo fantastico sport per creare qualcosa di sostenibile nel tempo, che porti opportunità e miglioramento nelle condizioni di vita delle nuove generazioni che nascono e crescono in zone disagiate del mondo.

Bruno gioca attualmente a Treviglio in A2, mentre Tommaso gioca a Legnano, in serie B. Qui di seguito le domande della nostra stupenda chiacchierata:

Slums Dunk a Milano

Slums Dunk: mi spieghi in una città come Milano come ha preso piede?

«Slums Dunk nasce durante il primo lockdown, quando non potendo viaggiare nei diversi Paesi del mondo abbiamo deciso di creare un progetto tutto italiano che diventasse un punto di riferimento sociale, pensando a non utilizzare più il territorio italiano come strumento di promozione e raccolta fondi, ma proprio con un progetto tutto nostro dove incontrare gli amici e i sostenitori, creando un “progetto di quartiere” all’interno della comunità di Milano in questo caso».

Chi finanzia i vostri progetti?

«I nostri progetti vengono finanziati da tantissime persone che ci aiutano attraverso le donazioni e i contributi economici sicuramente, ma anche con il loro tempo, perché la forza di Slums Dunk è anche avere persone che portano avanti i nostri progetti e che quindi dedicano del tempo per gestire le nostre attività».

Nei vostri progetti sono coinvolti anche i Paesi del terzo mondo, ma avete anche progetti che coinvolgano altre categorie di persone, per esempio i disabili come me o ragazzi che hanno avuto o hanno un problema di salute, come i redattori del Bullone per esempio?

«In Argentina stiamo facendo pallacanestro con donne malate di cancro al seno, abbiamo inserito lo sport come parte del loro percorso di guarigione, per far sì che oltre al divertimento dello sport potessero trovare anche le forze per condividere con altre persone malate e supportarsi a vicenda. In più, nel territorio italiano stiamo comunque collaborando, per esempio, con Casa Fontana con ragazzi diversamente abili che vengono a fare sport: quando riusciamo a organizzare è bellissimo».

E questo è il Bruno Cerella visto dal punto di vista «umano». Adesso ti faccio una domanda che vuole coinvolgere l’altro aspetto per cui ti sei fatto conoscere ed apprezzare: il basket. Tu hai giocato sia a Milano che a Venezia, vincendo in entrambe le società, e ora giochi a Treviglio. Quali sono gli aspetti positivi e negativi di ciascuna di queste tre esperienze professionali?

«Milano e Venezia sono state sicuramente le esperienze più importanti per quelle fasi della mia carriera per gli obiettivi conquistati: trofei, vittorie, percorsi, amicizie, mille ricordi belli. Treviglio è stata per me una nuova sfida: arrivare in una società ambiziosa, che ha come obiettivo provare ad andare in serie A. Devo dire che di negativo trovo solo il fatto che sto invecchiando (ride), ma non posso dire altro, perché vivere di sport è magnifico e io ho avuto la fortuna di giocare in grandi squadre sempre a livelli competitivi, provando sempre a vincere qualcosa di importante».

Tre parole per descrivere Bruno Cerella

Ultimissima domanda per chiudere questa intervista di cui ti ringrazio davvero infinitamente, e ti ringrazierò sempre perché hai confermato semplicemente quello che io già sapevo di te, cioè che sei una persona coraggiosa in tutto e per tutto. Tre parole che descrivono Bruno Cerella, sia dal punto di vista del giocatore di basket, che dal punto di vista del tuo impegno sociale che si concretizza evidentemente con Slums Dunk.

«Dedizione, perché penso che sia quello che mi ha permesso di fare la carriera che ho fatto, la costanza e la dedizione al lavoro. Amicizia, perché penso che la qualità della mia vita sia dovuta anche e soprattutto alle persone di cui mi sono circondato in tutta la mia vita, e poi amore perché penso che sia ciò che ci spinge in qualsiasi fase della nostra vita, in qualsiasi progetto a fare le cose con il cuore, provando a dare il massimo e provando a dare un futuro luminoso».

Questo è Bruno Cerella, un giocatore di pallacanestro e un Uomo, con la U maiuscola e lo ringrazio per il tempo dedicatomi per questa fantastica chiacchierata!

” abbiamo inserito lo sport come parte del loro percorso di guarigione, per far sì che oltre al divertimento dello sport potessero trovare anche le forze per condividere con altre persone malate e supportarsi a vicenda.”

— Bruno Cerella

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