Viaggio di un B.Liver in India: una società allo sbando con rari diamanti tra i rifiuti

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Il B.Liver Giorgio racconta del suo viaggio di 25 giorni in India dove ha scoperto come è complicata la quotidianità. Giorgio racconta di una società inconsapevole, sommersa dal problema dei rifiuti, acceccata dal mito del denaro; ma ha trovato anche diamanti che scaldano l'anima e angoli di pace. Leggi il suo racconto!

di Giorgio Maria Romanelli, B.Liver

Il B.Liver Giorgio racconta del suo viaggio di 25 giorni in India dove ha scoperto come è complicata la quotidianità. Giorgio racconta di una società inconsapevole, sommersa dal problema dei rifiuti e acceccata dal mito del denaro; ma ha trovato anche diamanti che scaldano l'anima e angoli di pace.

A volte capita di avere opinioni diverse dagli altri. Quando succede, ci si mette in discussione, «forse sono io che sbaglio», è questo che ho pensato durante il mio viaggio di 25 giorni in India del nord, tenendo duro fino alla fine in cerca di quegli attimi speciali che ti convincono che ne è valsa la pena.

Purtroppo, però, questo è quello che ho visto: una società inconsapevole. La pittoresca narrazione di palazzi decorati, serpenti e fiumi sacri si presenta in realtà come ammassi di case decadenti collegate da innumerevoli cavi elettrici e ondate di immondizia. Tsunami di immondizia che raggiungono anche il più remoto angolo in cui la mano umana può gettarla. La quasi totale assenza di cestini e la disarmante naturalezza con la quale gli indiani buttano per terra ogni cosa che usano, rende questo mare grigio e tossico sempre più alto, che oscura il cielo e rende invisibili le stelle. All’orizzonte nessun piano di smaltimento. Le persone con cui ho parlato non sanno cosa sia il global warming e alcune mi hanno risposto: «ai problemi ci penserà il governo».

L’immagine del modello occidentale è adorata ed emulata dal popolo indiano, che però non ha una rete sociale sviluppata per sostenere uno stile di vita che noi stessi dubitiamo essere corretto.

Purtroppo però, ho visto anche altro: la spiritualità del Dio Denaro. Ogni persona individua nel turista una banconota che cammina ed è pronta a tutto per guadagnarne il più possibile: finti complimenti, finte amicizie, finte promesse, chiunque si comporta ingannevolmente bene con lo straniero in cambio di soldi, e se questi non arrivano, il sorriso sparisce lasciando posto a tristi rigetti. Purtroppo anche nei templi.

La possibilità di entrare in pace interiore è negata da persone che offrono continui servizi non richiesti, seguiti da esigenti pretese economiche. La bellezza di alcune architetture o di colpi d’occhio naturalistici è perennemente influenzata da situazioni poco piacevoli.

Tutte le sere, a Varanasi, si celebra il rito di benedizione del Gange, al quale assistono fiumi di persone. Questi fiumi di gente trasportano plastica e rifiuti di ogni tipo, che come affluenti si riversano nell’acqua benedetta. Un controsenso inaccettabile per uno sguardo che cerca di essere affascinato, ma che stanco si rattrista all’ennesimo controsenso.

Prima di partire, leggere le parole dello Yogi Paramahansa Yogananda mi aveva rinforzato, cercavo in India personalità meditative che sapessero rinunciare ai frutti dell’azione, come consigliato nell’antico testo sanscrito Bhagavad Gita, ma neanche all’interno degli ashram ne ho trovate.

Solamente nell’umile caverna dove il santo immortale Babaji sedeva in meditazione nei secoli passati, ho conosciuto una famiglia praticante del Kriya Yoga, che mi ha accolto con generose offerte rifiutandosi di ricevere i soldi che ero ormai abituato a dovere.

Questo è stato un diamante. Per fortuna non l’unico che ho trovato percorrendo il lungo tragitto (Nuova Delhi, Jodhpur, Jaipur, Agra, Khajuraho, Chitrakoot, Varanasi, Jhansi).

– Kashi Mandir School. A Khajuraho, tra vie di strette e basse case bianche, il professore Prabhat ha deciso da 20 anni di dedicarsi all’istruzione di bambini e ragazzi che non possono riceverla. In uno spazio abbandonato, Prabhat sedeva tutti i giorni per terra con un numero sempre crescente di allievi, donando felicità e la possibilità di un futuro alle loro povere famiglie.

Grazie all’ispezione e all’aiuto di visitatori europei colpiti dal progetto e ai loro finanziamenti, ora la scuola è completamente ristrutturata, completa di aule e insegnanti e fornisce tutto il materiale necessario ai 375 bambini che la frequentano. Ancora oggi l’intero progetto è finanziato dalle offerte di volontari. Il sito www.kashimandir.org è ben aggiornato e completo di foto che illustrano la scuola.

Nella sezione «donate now» è evidenziato come si spendono i soldi delle donazioni. Ad esempio, con 25€ si forniscono 62 quaderni e 30€ equivalgono allo stipendio mensile di un professore. Negli occhi di Prabhat ho distinto la passione e la gentilezza, qualità che lo spingono ad aiutare gli altri.

Old Delhi. Illustrazione di Giorgio Maria Romanelli

– Kamal è un ragazzo genuino e sincero che vive nel piccolo paese Chitrakoot. La sua storia è semplice e profonda: dopo una formazione scientifica Kamal riesce ad arrivare a tenere convegni e conferenze in Europa. Lì si accorge del divario con il suo Paese. Si accorge che in India l’emergenza ambientale è ancora più forte ed evidente. «Tanto, anche se cambio solo io non succede nulla», lui questo problema non se l’è posto, ha avuto il coraggio di agire.

Dopo aver lasciato il suo lavoro, Kamal ha progettato una macchina elettrica per creare il succo di bamboo, che in India viene prodotto per strada con macchine inquinanti e rumorose. Ora Kamal e i suoi amici lavorano tutti i giorni a fianco alla pietra sacra dove sedeva il Dio Rama, per servire ai visitatori il succo di bamboo, la bevanda più buona che io abbia mai bevuto.

– Associazione Ambika. Gli ultimi due giorni di viaggio sono stati i più genuini. Jhansi è una città povera e confusionaria, ma che conserva, circondato da mura, l’orfanotrofio dell’associazione Ambika. La struttura è gestita da suore gentili e disponibili che si prendono cura dei visitatori e volontari con delle camere da letto e abbondanti pasti indiani. Le suore educano i bambini alla spiritualità, alla disciplina e donano loro un’istruzione.

I bambini sono spesso trovati per strada o sono stati abbandonati da genitori senza fondi, molti hanno importanti problemi fisici, ma tutti hanno il sorriso. Giocare insegnando loro il disegno e la musica è stato speciale. Il sito www.ambika.it presenta tutti i dettagli dell’associazione che è presente in più Paesi in giro per il mondo. I volontari aiutano con donazioni economiche e ogni tanto capita che qualche bimbo debba raccogliere le sue cose nello zaino, salutare i suoi fratelli e iniziare un’altra vita con una nuova famiglia.

Raccolti i diamanti che scaldano l’anima, si continua a navigare nel disagio. Da qualche parte ho letto che l’India è una filosofia, e credo che ormai sia quasi perduta in quell’India intesa come stato.

In conclusione, traggo che per una vera ricerca ed evoluzione spirituale basti entrare in armonia con i propri angoli di pace quotidiani, di cui riscopro il valore ora più che mai. Per la prima volta mi accorgo che anche se piene di problemi, Milano e l’Italia sono un luogo dove migliaia di persone combattono creando associazioni, manifestando e agendo per il bene comune, e questo funziona.

I nostri quartieri che ora mi appaiono così perfetti, sono nutriti da persone di cuore, e più ce ne saranno più si espanderà la vera bellezza.

“Ho trovato una spiritualità che non conoscevo e che puoi toccare con mano”

– Giorgio Maria Romanelli

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