Mente e fisico: curare è rallentare

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La B.Liver Margherita ci riporta ad uno dei momenti più sentiti del Festival, una conversazione sulla salute mentale, singolare e poi collettiva. Attraverso l'immagine di un autobus, anche il pubblico è intervenuto per condividere le proprie esperienze.

di Margherita Fiorentini, B.Liver

La B.Liver Margherita ci riporta ad uno dei momenti più sentiti del Festival, una conversazione sulla salute mentale, singolare e poi collettiva. Attraverso l'immagine di un autobus, anche il pubblico è intervenuto per condividere le proprie esperienze. 

Sabato 21/10 alle ore 16:00 ho avuto il piacere di parlare con Aurora Caporossi, Daniele Biondo, Pablo Trincia, Arianna Morelli e Giovanna Fungi sul tema della salute mentale. In particolare la conversazione aveva come punto di partenza la salute mentale del singolo, per poi allargarsi a una salute circolare, e quindi alla salute collettiva e della società.

La conversazione si è aperta con una citazione tratta dal film Joker, dove il protagonista si domandava come fosse possibile che, anche di fronte a un cartello appuntato sul petto, sul pullman in cui era seduto, ancora la gente peccava di sensibilità nei suoi confronti. Quindi, ad Aurora per prima è stato chiesto come mai la società non vuole accettare l’esistenza della fragilità anche nella salute mentale, pretendendo che il singolo si comporti come se stesse sempre «bene».

La scenografia del pullman, poi, ci ha accompagnato per tutta la durata della conversazione, spingendoci a riflettere sull’esistenza di luoghi in cui potersi prendere cura della propria salute (si è fin fantasticato, grazie a Pablo, sulla possibile esistenza di un momento preciso e unico in cui «litigare» con gli altri: il sabato mattina, per poter affrontare le discussioni senza la stanchezza della settimana). Questi momenti di svago nascondevano, però, un’esigenza e il sogno di poter vivere in una società che conceda più tempo al singolo e che possa costruire autobus sicuri e accessibili a tutti.

Grazie ad Arianna, poi, abbiamo criticato Schopenhauer, che aveva erroneamente definito la vita come il movimento bidirezionale di un pendolo tra dolore e morte. Per noi, questo pendolo deve proseguire con un movimento circolare, che comprende il dolore, ma anche la felicità, che accolga e non allontani, e che permetta l’incontro con gli altri.

Giovanna e Daniele, invece, ci hanno portato a parlare di fatti più concreti, come l’esistenza pericolosa dell’autodiagnosi, in particolare sui social, dell’ipermedicalizzazione, molto diffusa ormai nelle scuole e dell’importanza di potersi prendere cura di sé, prima di impegnarsi per aiutare il prossimo. Giovanna, che non indossava le vesti della sua professione, ci ha portato pensieri buddhisti, facendo viaggiare la conversazione in luoghi non più solo occidentali.

Tutti insieme abbiamo cercato di esplorare questo tema, forse ancora tabù, arricchito dagli interventi del pubblico, che, più che domande, ha preferito condividere un pezzo di sé, aiutandoci a creare un «super autobus» aperto a tutti.

Infine, grazie a Bob e Nico, ci siamo salutati con un riassunto della chiacchierata, tutti un po’ più speranzosi, sapendo che anche in questa società, talvolta ostile, possono esistere spazi accoglienti, di condivisione e incontro.

“abbiamo criticato Schopenhauer, che aveva erroneamente definito la vita come il movimento bidirezionale di un pendolo tra dolore e morte. Per noi, questo pendolo deve proseguire con un movimento circolare, che comprende il dolore, ma anche la felicità, che accolga e non allontani, e che permetta l’incontro con gli altri.”

– Margherita FIorentini

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