Combatti la violenza con le parole giuste, intervista a Lella Ravasi

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Lella Ravasi, analista, saggista e psicologa parla con Giusy Scopetta della violenza di genere. Leggi l'intervista!

di Giusy Scopetta, B.Liver

Lella Ravasi Bellocchio è una saggista, analista Junghiana e psicologa italiana, interessata alle dinamiche di genere. La B.Liver Giusy l'ha intervistata per il Bullone in un periodo storico importante nella lotta alla violenza sulle donne.

Combattere la violenza di genere

Da giorni è tutto grigio, piove, l’inverno sembra essere arrivato, la vita di ognuno di noi va avanti come sempre. Io vivo la mia quotidianità: vado all’università, esco con gli amici, ascolto musica, anche se in realtà dal 18 novembre tutto è un po’ cambiato dentro di me.

Penso e ripenso a Giulia, anche lei fa l’università, anche lei sogna e progetta il suo futuro.

Avremmo potuto essere amiche, magari un giorno ci saremmo incontrate a un concerto, ma questo non lo saprò mai.

105 femminicidi in Italia nel 2023

Giulia dall’11 novembre non può più andare all’università, laurearsi, non può più progettare il suo futuro, tutto ciò le è stato tolto da un uomo che ha deciso per lei, togliendole la vita. L’ennesimo femminicidio, il 105esimo, non l’ultimo purtroppo, un numero in continuo aumento. Non solo un numero, ma tante sorelle, amiche, donne.

Proprio dal pensiero di ogni donna uccisa, dalla violenza che ognuna di noi può in qualsiasi momento subire, nasce la conversazione con Lella Ravasi, un confronto emozionante e stimolante, un incontro tra donne.

Lella Ravasi (Milano, 28 giugno 1942) è una psicologa e saggista italiana, analista junghiana.

Ci sentiamo al telefono. Non ci conosciamo, abbiamo due vite e due storie completamente differenti: lei è un’affermata psicoanalista e saggista e io una semplice studentessa alle prime armi con la scrittura; apparteniamo a due generazioni diverse, abbiamo un vissuto diverso.

Il telefono ci separa e allo stesso tempo ci unisce da due luoghi diversi (io in Calabria, lei a Milano). Non sembra esserci timore. Iniziamo la nostra conversazione consapevoli che oggi parlare di violenza di genere è necessario e parlarne da donne, è fondamentale.

Introduco il tema facendo riferimento all’attualità: l’attenzione mediatica sulla violenza di genere in questi giorni è alta. Potremmo definirla come una reazione al caso di cronaca che ha scosso tutta l’Italia: l’omicidio di Giulia. Un effetto immediato che sembra aver risvegliato gli animi. Così chiedo a Lella Ravasi che cosa ne pensa di ciò che sta accadendo.

Le sue parole sono chiare e vivide, così come il concetto che esprime: La violenza di genere riguarda ognuno di noi, è indipendente dall’età anagrafica, penso sia un fattore transgenerazionale». La violenza riguarda tutti noi, non ci è estranea solo perché non la viviamo direttamente; ognuno potrebbe ritrovarsi da entrambi i lati in una situazione del genere. La differenza sta proprio nel riconoscimento di questi comportamenti, nel riconoscere qualsiasi campanello d’allarme.

In questi giorni mi sono chiesta tante volte cosa possa spingere qualcuno ad esprimere la propria rabbia su una persona a cui tiene arrivando a gesti estremi, ma non ho saputo rispondermi. Rivolgo questa domanda a Lella Ravasi e la sua risposta mi apre gli occhi: «Ultimamente tutti viviamo chiusi nella nostra bolla e non guardiamo l’altro, non ci guardiamo attorno e così facendo non guardiamo neanche noi stessi. Alla base della violenza vi è un’estremizzazione della relazione con l’altro, che ci porta a rivedere tutte le nostre necessità proiettate. Chi compie violenza, soprattutto fisica ma anche psicologica, tende a deumanizzare e ad oggettificare la vittima, non la vede più come un suo simile, in tal modo compiere violenza è lecito».

Alla base del pensiero per cui sopraffare l’altro, possederlo, esserne padrone è lecito, vi è di sicuro una società patriarcale, in cui l’uomo deve sempre mostrarsi potente e la donna fragile.

Lella Ravasi sottolinea quanto la violenza, non solo fisica ma anche psicologica sia sempre stata presente, non è una «novità» dettata dai tempi attuali, piuttosto bisognerebbe analizzare ciò che spinge ancora oggi a voler esprimere la propria rabbia verso gli altri.

Secondo lei «potrebbe essere un mancato senso di rispetto verso gli altri e un mancato riconoscimento della dignità dell’altro».

Il cambiamento si può avere solamente partendo dalla base, andando alle radici: educare al rispetto. Un’educazione che «dovrebbe partire non solo dalle famiglie, ma anche dalle scuole», perché è proprio a scuola che iniziamo a relazionarci e a incontrare qualcuno diverso da noi, un assaggio di ciò che sarà stare al mondo.

Iniziare a sensibilizzare, a parlarne dovrebbe essere il nostro primo impegno di cittadini, perché «fino ad ora vi è stata poca consapevolezza sociale: “il problema non lo affronto perché non mi riguarda”, forse questo è il risultato di un mancato interesse anche politico di questi anni», sottolinea Lella Ravasi.

In questi giorni in tutta Italia è scesa in piazza una marea di donne, non per un corteo silenzioso, ma per urlare, per far sentire anche la voce delle «sorelle» che non possono più urlare. Non vogliamo più avere paura, siamo stanche e arrabbiate, ci vogliamo tutte vive!

Non una di più, non una di meno

La telefonata con Lella Ravasi è stata intensa ed emozionante. L’ultima domanda che le rivolgo è: «Cosa può cambiare? Anche un gesto semplice che ognuno di noi nel quotidiano può compiere per rivoluzionare la società?».

Lei risponde: «Imparare ad ascoltare, leggere, utilizzare le parole per dare vita al cambiamento, le parole sono il mezzo più forte che abbiamo».

Chiudo la chiamata e mi emoziono, grazie Lella Ravasi per tutte queste parole così vere.

Per Giulia e per tutte le sorelle: lotteremo per voi.

Se domani tocca a me, voglio essere l’ultima!

“Il telefono ci separa e allo stesso tempo ci unisce da due luoghi diversi (io in Calabria, lei a Milano). Non sembra esserci timore. Iniziamo la nostra conversazione consapevoli che oggi parlare di violenza di genere è necessario e parlarne da donne, è fondamentale.

– Giusy Scopetta

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