Vi racconto il Natale dal punto di vista di un detenuto

Autori:
Claudio ha deciso di narrare la sua esperienza di detenuto nel periodo natalizio, raccontando al Bullone lo spirito natalizio che si respira tra i corridoi delle carceri.

di Claudio Lamponi, B.Liver

Claudio ha deciso di narrare la sua esperienza di detenuto nel periodo natalizio, raccontando al Bullone lo spirito natalizio che si respira tra i corridoi delle carceri.

Il Natale in carcere

Fingo di essere un giornalista ormai da anni e provo a scrivere per alcuni periodici carcerari. Uno degli argomenti che ho sempre cercato di evitare è proprio dover parlare del Natale in carcere.

Non perché io abbia qualcosa contro il Natale, o perché ricordarlo quando si sta in galera sia troppo doloroso. No, è che di solito gli articoli sul Natale, soprattutto nel giornalismo sociale, cercano di assolvere a un «compito»: ricordare che quello è il periodo dell’anno in cui essere buoni, che non importa chi sei, ma devi comportarti bene, amare il prossimo e riunirti con coloro cui vuoi bene.

Spesso il Natale porta con sé un certo buonismo

Troppo spesso il Natale gronda di un appiccicoso buonismo da cui rimanere alla larga. Questa volta però, non potevo tirarmi indietro: sono state troppe le richieste e a parecchie di queste non ho davvero voglia di dire di no. Quindi, mi ci metto. Proverò a essere sincero e a raccontare il Natale come mi viene; inevitabilmente, dal punto di vista di uno che è detenuto.

Il Natale dal punto di vista di un detenuto

Sembra curioso, ma in carcere i primi «sintomi» del Natale si fanno sentire già a metà settembre con il rientro dalle ferie di magistrati ed educatori, cioè coloro che hanno il compito di valutare i «percorsi» o concedere i benefici, come ad esempio i permessi che consentono di trascorrere qualche ora fuori dalle mura.

Dunque, si inizia sempre con qualcuno che ricorda agli altri che, dopo agosto, un altro anno sta giungendo alla fine e presto sarà Natale. Puntualmente le frasi che si ripetono sono: «questo sarà il mio 32° Natale in carcere»; «a me ne mancano altri 7»; «spero che il prossimo sarà il mio turno»… fino al detenuto che vuole mostrarsi duro e, sottovoce però, ricorda agli altri di «farsi la galera»: il Natale è solo una festa per bambini.

ln ottobre e novembre, se non giungono novità dagli educatori, se non arrivano «carte» dal Tribunale della Sorveglianza, se insomma non ci sono novità, le aspettative sfumano a poco a poco.

Con dicembre, le canzoni e i film natalizi, che si ripetono sempre, dilagano dalle televisioni e lì le reazioni possono essere diverse: alcuni si fanno riportare all’infanzia, ricordando le serate passate in famiglia; altri rimpiangono la vita di prima; alcuni sperano comunque; tutti un po’ si commuovono.

Le TV mostrano gli addobbi che si vedono nelle strade del mondo e fanno venir voglia di allestire qualcosa anche nella propria cella: una stella, un piccolo presepe magari fatto con i tappi di bottiglia, una scritta che ti riempie la stanza con «buon Natale».

Qualcuno riesce persino a contemplare il significato vero, la ragione per cui si festeggia: la nascita del Bambino Gesù. Il giorno in cui si dovrebbero crocifiggere peccati e colpe, per la rinascita. Vera Speranza dell’uomo in ogni condizione.

In fondo, lo spirito natalizio che si trova in carcere, è buono, anche se nessuno vorrebbe essere lì.

Riguardo al pranzo natalizio – cioè al rito laico del Natale dei consumi, ma che è anche festa, gioia, allegria e credo non sia un male – di solito si cerca di condividere. I più fortunati, che ricevono cibo da casa, magari cucinato da madri o mogli, in quel giorno particolare offrono a chi non ha la possibilità di sedersi a tavola e dividere il pranzo.

Tutto sommato, se ci si guarda intorno, soprattutto con le ultime notizie dal mondo in crisi, lacerato da guerre che non finiscono mai, pieno di persone che devono migrare, di violenze, di malati… mi viene da pensare che il carcere non è l’ultimo posto dove passare il Natale.

Chiudo con una nota personale: quest’anno forse non riuscirò ancora a passare il Natale con i miei, ma ci sono buone speranze che l’anno prossimo, dopo 14 anni, potrò riunirmi a loro.

Attesa. Sperare contro ogni speranza.

È questo il Natale.

Attesa. Sperare contro ogni speranza. È questo il Natale.”

– Claudio Lamponi

Diffondi questa storia

Iscriviti alla nostra newsletter

Newsletter (sidebar)
 
 
 
 

Potrebbe interessarti anche:

Torna in alto