Nicole racconta come convive con l’epatite B: “Faccio atletica, corro e vinco. E tengo a bada la mia malattia”

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Per la B.Liver Story di questo mese, la giovane B.Liver Nicole racconta la sua convivenza con una brutta malattia: l'epatite B, ma anche il suo riscatto con l'atletica. Leggi la sua storia!

di Nicole Reina, B.Liver

Per la B.Liver Story di questo mese, la giovane B.Liver Nicole racconta la sua convivenza con una brutta malattia: l'epatite B, ma anche il suo riscatto con l'atletica. Leggi la sua storia!

Sono nata in Ucraina e fino ai 5 anni sono stata in orfanotrofio: non ci insegnavano né ci educavano

Ciao, sono Nicole Reina e ho 26 anni, vi voglio raccontare la mia storia.

Vivo a Novate Milanese ma sono nata in Ucraina. Fino all’età di 5 anni sono stata in un orfanotrofio. Ho pochi ricordi di questi anni, visto che ero molto piccola, ma alcuni mi sono rimasti molto impressi: non eravamo per nulla coccolati, eravamo lasciati lì in queste stanze senza far nulla, non ci insegnavano e non ci educavano con nessun tipo di attività. Ricordo bene quando mi mettevano il sapone sugli occhi, bruciava da morire e lo facevano per farmi stare tranquilla, ma sinceramente non erano bei modi per farci stare calmi. Ricordo un po’ la mia stanza da letto: c’erano 6 lettini e un grande armadio dove tenevamo i nostri abiti. La stanza era molto fredda e le pareti erano messe male, evidentemente la struttura era molto vecchia.

Ricordo anche che il pasto era molto scarso e avevo paura che qualcuno me lo portasse via, infatti quando mangiavo guardavo solo il cibo e gli altri bambini non li consideravo affatto, intanto col braccio tenevo ben stretto il piatto davanti a me in modo che nessuno me lo potesse prendere.

A 5 anni la mia famiglia mi ha portato in Italia e per me era tutto nuovo, poi la scoperta dell’Epatite B

La mia attuale famiglia, dopo 5 viaggi, è riuscita ad adottarmi e a portarmi con sé in Italia. Ricordo che ero molto spaventata perché non capivo cosa stesse succedendo, ma non appena entrata in casa mi sono tranquillizzata e mi sono ambientata subito. Non potevo crederci: qui avevo tanti giochi, bambole, macchine, pupazzi, palloni, libri, ecc. e facevo fatica a realizzare di avere tutto questo.

I miei genitori avevano fissato una serie di visite per verificare il mio stato di salute ed è emersa una patologia ereditaria: l’epatite B. Inizialmente ero ancora troppo piccola per capire cosa fosse, perciò i miei genitori mi hanno parlato di questa patologia qualche anno dopo, spiegandomi bene l’azione del virus e le eventuali conseguenze. Insieme ai medici mi rassicurarono sul fatto che la malattia non avrebbe inciso sulle mie attività quotidiane, ma che avrei solo dovuto avere delle accortezze con l’alimentazione, e questo grazie a un farmaco che prendo quotidianamente.

“Ricordo che ero molto spaventata perché non capivo cosa stesse succedendo, ma non appena entrata in casa mi sono tranquillizzata e mi sono ambientata subito. Non potevo crederci: qui avevo tanti giochi, bambole, macchine, pupazzi, palloni, libri, ecc. e facevo fatica a realizzare di avere tutto questo.” Immagine generata da Binge Image creator

Poi ho scoperto l’atletica

Sono sempre stata una bambina iperattiva, mi è sempre piaciuto muovermi e fare sport: ho fatto nuoto, basket e pallavolo, poi a 10 anni ho iniziato atletica. Ho provato un po’ tutte le discipline: salto in lungo, salto in alto, lancio del vortex, finendo poi nella corsa di resistenza dove ho scoperto il mio talento e da lì è cresciuta la mia passione.

Ho iniziato a gareggiare, ad allenarmi con il mio allenatore Giorgio Rondelli e a vincere. Crescendo, anche il livello è cresciuto: dalle semplici gare di provincia, alle regionali, alle nazionali fino alle gare internazionali. Ho partecipato alle Olimpiadi giovanili nel 2014 a Nanjing, ai campionati europei di corsa campestre, alla coppa Europa dei 10000m in pista e ad altre gare di livello europeo.

L’atletica è diventata la mia priorità su tutto, quasi una professione, dico quasi, perché in Italia il professionismo dell’atletica è legato ai gruppi sportivi militari dove io non sono potuta entrare per via della mia patologia.

Quando corro mi sento bene, libera, leggera e tutte le tensioni che sento scompaiono, insomma, mi sento rigenerare.

Nel 2016 vengo ricoverata per alcune complicanze della mia malattia

Però non è sempre stato tutto rosa e fiori: nel 2016 sono stata ricoverata una settimana in ospedale per complicazioni dovute alla patologia: transaminasi alte. Ricordo com’è stato difficile passare i giorni all’ospedale, non avevo voglia di fare niente, avrei voluto solo dormire e starmene da sola. Ricordo che erano venute a trovarmi diverse persone, una di quelle era il mio allenatore, per me lui è come un secondo padre perché in qualche modo mi ha cresciuta.

Giorgio è una persona molto divertente, sa sempre come farmi alzare il morale e farmi morire dal ridere. Ricordo come ci siamo guardati diritto negli occhi: era dispiaciuto per come stavo e non pensava di trovarmi in quello stato. Era molto preoccupato, voleva capire bene dai medici il mio stato di salute e anche dei consigli per l’attività sportiva. Il mio coach era riuscito con il suo discorso a rassicurarmi e a non farmi perdere la speranza di ritornare a correre! Mi è stato molto vicino.

Ho fatto molta fatica quell’anno a correre per via della continua stanchezza e per le numerose notti insonni. Ritornare ad alti livelli è stato un percorso lungo e difficile, oltre che a livello fisico anche a livello psicologico, ma con pazienza e tenacia nel 2018 ho vestito nuovamente la maglia azzurra: per me era come se fosse la prima volta visto che avevo perso le speranze.

Il 2018 è stato il mio anno di rilancio nell’alto livello, ora alleno altri atleti e lavoro

Tutt’ora sto correndo, ma non solo, seguo ed alleno atleti giovani e di livello amatoriale: mi piace allenare e aiutare le persone a raggiungere i propri obiettivi nella corsa. Da poco ho iniziato anche a lavorare nel negozio Decathlon e devo dire che mi sto trovando molto bene. Mi hanno messo nella sezione running, ma spesso giro anche in altri reparti. Il lavoro mi piace perché amo stare a contatto con la gente e spero sempre di soddisfarla nel migliore dei modi.

Se oggi sono qui devo ringraziare i miei genitori, perché mi hanno dato la grossa opportunità di vivere! La vita è una figata pazzesca, puoi fare tutto e non solo, ho potuto imparare sulla mia pelle che cos’è la vita! Provare un sacco di emozioni, esperienze, conoscenze, interagire, studiare e amare. Se non fosse per i miei che sono stati così determinati e pazienti nel prendermi tra le loro braccia, tutto questo non lo avrei mai fatto!

“La vita è una figata pazzesca, puoi fare tutto e non solo, ho potuto imparare sulla mia pelle che cos’è la vita! Provare un sacco di emozioni, esperienze, conoscenze, interagire, studiare e amare.”

– Nicole Reina

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