Intervista a Edgarda Ferri: “I padri? Le radici dei loro errori e le ragioni delle sconfitte”

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Edgarda Ferri è una giornalista, scrittrice e saggista. Per il libro "Dov'era il padre?", pubblicato nel 1982, ha intervistato padri di terroristi, imponendosi nel mercato dell'editoria. L'ha intervistata, sulla figura del Padre, Giancarlo Perego.

di Giancarlo Perego, B.Liver

Edgarda Ferri è una giornalista, scrittrice e saggista. Per il libro "Dov'era il padre?", pubblicato nel 1982, ha intervistato padri di terroristi, imponendosi nel mercato dell'editoria. L'ha intervistata, sulla figura del padre, Giancarlo Perego.

Una battuta come domanda profetica: “Dov’era il padre?”, poi la ricerca

Lei, Edgarda Ferri, giornalista, scrittrice, saggista, la racconta così dopo più di 40 anni: «Eravamo in redazione al Corriere d’Informazione, era stato appena assassinato in via Salaino a Milano il collega Walter Tobagi. Ucciso da giovani terroristi una mattina di maggio». Lello Gurrado, un collega sensibile, fa una battuta: “chissà il padre di questo assassino dov’era”. Un altro collega aggiunge: “non sappiamo mai del tutto dei nostri figli”. Sembrava una seduta di autocoscienza, ma dov’era il padre mi è rimasto dentro. E sono andata a cercarli i padri. I padri di terroristi, rossi e neri, come si diceva una volta, i padri di chi era finito in carcere, i padri di eroinomani morti per overdose. Nove storie».

Il libro pubblicato nel 1982 diviene un successo: nascono le storie dei padri

È il 1982. Il libro Dov’era il padre? esce in libreria, editore Rizzoli: un successo. Si fanno più edizioni. Edgarda Ferri riceve i complimenti di Oreste del Buono che fa una bellissima recensione su La Stampa e di Paolo Mieli, allora giovane redattore dell’Espresso che scrive: questo libro è molto più importante di quei libri che scrivono gli psicologi. Si capisce il perché dei comportamenti estremi dei giovani.

Edgarda Ferri, però, inizialmente voleva scrivere il libro partendo da un altro punto di osservazione. Voleva fermarsi a fare domande ai padri che ha incontrato sul «Dov’era quando ha saputo che sua moglie, la sua donna, aspettava un bambino?».

Voleva fare domande sul progetto di vita, poi, invece, intervistando e scrivendo, qualcosa è cambiato. E sono nate le storie di padre e figlio, raccontate dai padri. I padri, i padri, i padri: quasi una felice ossessione per Edgarda Ferri che qualche tempo dopo ha scritto un altro libro, Contro il padre. E ultimamente è entrata nella vita di Wolfgang Amadeus Mozart nel rapporto con suo padre Leopold.

Un viaggio immersivo nel rapporto tra Mozart e suo padre Leopold

Questa è la storia di un talento precoce, i cui contorni appaiono talmente trascendenti da imporre a tutta la famiglia una missione: coltivarlo e alimentarlo. Ma è anche la storia di una vita travolta da quel talento, perché dal momento in cui il mondo si accorge di lui, Wolfgang Amadeus Mozart non avrà più pace. Edgarda Ferri affronta la vita di Mozart dall’origine dell’infanzia, dal cuore del rapporto esclusivo e tossico tra lui e Leopold; scrive così, in controluce, la storia di ogni padre e di ogni figlio.

Edgarda Ferri, giornalista, scrittrice, saggista italiana. Nel 1982 ha pubblicato il libro “Dov’era il padre?“, intervistando padri di terroristi.

Erano padri accecati dall’amore, ma li hanno persi

Edgarda Ferri, parlando con questi padri che cosa ha capito?

«Ho capito che erano tutte storie d’amore sbagliate, un amore cieco. Non voler capire che la strada imboccata dai figli era senza ritorno. Padri complici per amore. Per difenderli. Ma li hanno persi».

Non erano padri assenti?

«Non volevano capire. Pensa che un giorno parlo con un padre di un terrorista che ha ricevuto la visita a sorpresa del figlio e dei suoi amici latitanti. I ragazzi chiedono a questo padre, che è un ingegnere, come si fa a far saltare un ponte. Questo padre si era offerto di accompagnarli. Ma i ragazzi terroristi si sono rifiutati. Il padre non aveva capito bene dove si stava ficcando, voleva solo proteggere suo figlio. Lo amava troppo. Cieco, totalmente cieco».

Insomma…

«Pensa che un terrorista famoso aveva lasciato in casa del padre una serie di divise di polizia, carabinieri, finanza. Alla domanda del padre: ma a che cosa ti servono? E alla risposta del figlio: mi piace mascherarmi, era tutto finito lì. Padri che non volevano farsi domande forti, dure, sofferte».

Che cosa si poteva fare, da padre?

«Guarda, in un altro libro Contro il padre, dove ho intervistato dei giovani figli in carcere, ho sentito più volte dire: “mio padre avrebbe dovuto darmi due schiaffi forti così non sarei finito in carcere”».

E oggi?

«Uomini molto fragili, padri troppi fragili. Perché abbiamo donne troppe aggressive, forti, vittoriose. Difficile per un figlio al bivio: diventare uomo o un bamboccione. Più rapporti sbagliati, tossici. Complicato essere genitore. Anche una volta i rapporti erano tesi. Nel mio libro su Mozart racconto il legame tra il padre Leopold e suo figlio. Una sofferenza finita a 24 anni, fino a quando Leopold muore. Poi Mozart ha fatto un’indigestione di vita. Non c’era più l’ossessione del genitore su di lui».

Oggi che padre vorresti intervistare?

«La risposta è facile, ma non mi va di farlo».

Ovvero?

«Il padre Turetta. Il padre di quel 22enne che ha ucciso Giulia in quel modo. Ma questa è un’altra storia. Bisogna farla sedimentare, capirla bene. Molti padri dovranno cercare le radici dei loro errori e le ragioni delle loro sconfitte»

«Ho capito che erano tutte storie d’amore sbagliate, un amore cieco. Non voler capire che la strada imboccata dai figli era senza ritorno. Padri complici per amore. Per difenderli. Ma li hanno persi».

– Edgarda Ferri

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