Movimento Lilla al Governo: “Riconoscere i disturbi alimentari come malattie”

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Animenta è un’associazione no-profit che si pone l’obiettivo di sensibilizzare e informare sui Disturbi del Comportamento Alimentare. Attiva sul territorio italiano dal 2021, il suo lavoro coinvolge circa duecento volontari da tutta Italia tra professionisti, genitori e ragazzi che decidono di supportarne le attività attraverso le loro storie e competenze, provando a divulgare speranza e condivisione.

di Cristina Procida, B. Liver

Animenta è un’associazione no-profit che si pone l’obiettivo di sensibilizzare e informare sui Disturbi del Comportamento Alimentare. Attiva sul territorio italiano dal 2021, il suo lavoro coinvolge circa duecento volontari da tutta Italia tra professionisti, genitori e ragazzi che decidono di supportarne le attività attraverso le loro storie e competenze, provando a divulgare speranza e condivisione.
La collaborazione tra Animenta e Il Bullone nasce dall’obiettivo condiviso di raccontare la vita dopo la malattia, ma anche dal
tentativo di provare a interpretare o reinterpretare il mondo con cui si interfacciano i ragazzi di oggi, soprattutto in caso di vissuti importanti, partendo, in primis, dalle loro parole. Rubrica scritta e curata da Cristina Procida.

Il 9 novembre 2023 il Movimento Lilla è sceso nuovamente in piazza per reclamare il diritto alla cura

Il 9 novembre il Movimento Lilla è sceso in piazza, di nuovo. Nonostante il vento, le nubi, nonostante il brutto tempo preventivato il Movimento è tornato a dominare la strada con una scia lilla che seguiva i fiumi di parole e i diritti che venivano rivendicati.

Il 9 novembre il Movimento Lilla è sceso in piazza, di nuovo. Tra volti conosciuti e altri, pochi, che non si sono fatti fermare dai presupposti. Insieme. Perché ciò che è stato promesso due anni prima, nella manifestazione dell’ottobre 2021non era bastato: tante promesse non mantenute. Tante morti in più, tanti malati in più, che crescono, come cresce la rabbia e la sensazione di impotenza di chi di DCA si occupa tutti i giorni: da Animenta, a Maruska Albertazzi, a Stefano Tavilla, che ancora combatte per dare un senso alla morte della figlia Giulia. Una morte che si sarebbe potuta evitare se le cure non fossero mancate, ma che continua imperterrita a mietere vittime nel silenzio generale e nel rumore di chi, invece, continua a cercare di farsi sentire.

In Italia muoiono di disturbi alimentari 4000 persone l’anno, e le liste di attesa si allungano

«Curarsi non può essere un privilegio», recita un cartellone, «i DCA non hanno tempo». Nell’Italia del 2023 di disturbi alimentari si continua a morire per mancanza di cure e liste di attesa che divorano fino all’osso tutto il tempo rimasto.

«Due anni fa eravamo qua in seguito ad un modus che avevamo scelto di rappresentare sui social con tutti i ragazzi e le ragazze, uomini e donne che se ne andavano: veniva pubblicato un fiocchetto lilla per ciascuno. In quel momento ce n’erano veramente tanti, poi abbiamo deciso di eliminare quella modalità. Era stata una cosa spontanea, eravamo venuti per chiedere un diritto di cura, che altro non è che un diritto alla vita. Io non volevo più venirci qua. Oggi invece ci sono, perché ancora una volta le promesse sono state disattese. Noi chiediamo solo, in maniera esplicita, che queste malattie vengano riconosciute, che abbiano un percorso autonomo all’interno dei LEA, semplicemente perché in questo modo possono avere fondi dedicati in maniera uniforme in tutte le regioni».

È Stefano Tavilla a parlare per primo. Le sue parole sono lame di dolore e delusione.

Al termine della manifestazione il Movimento è stato accolto dal ministero. Che cosa succederà da qui in avanti, solo il tempo potrà dirlo. Nel frattempo rimaniamo in attesaE chissà questa attesa quanto ci costerà in termine di vite

“NOI CHIEDIAMO SOLO, IN MANIERA ESPLICITA, CHE QUESTE MALATTIE VENGANO RICONOSCIUTE, CHE ABBIANO UN PERCORSO AUTONOMO ALL’INTERNO DEI LEA, SEMPLICEMENTE PERCHÉ IN QUESTO MODO POSSONO AVERE FONDI DEDICATI IN MANIERA UNIFORME IN TUTTE LE REGIONI.”

– Stefano Tavilla

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