di Francesca Bonaita, violinista
Emozioni uniche al gremitissimo Teatro alla Scala di Milano il 12 febbraio
Sarebbe bello riuscire a riportare le molte sensazioni vissute al gremitissimo Teatro alla Scala di Milano la sera del 12 febbraio scorso, allo stesso modo in cui Dino Buzzati, «a proprio agio nella toga di cronista musicale» scriveva per il Corriere della Sera. Con quella «fervida franchezza» con cui la penna dello scrittore, e la sensibilità del musicista, erano in grado di cogliere e ritrarre il clima che si respirava dai palchi di uno dei teatri più belli al mondo.
Quegli anni, caratterizzati da una devozione sacrale del pubblico verso il palcoscenico, sono molto lontani. Il pubblico nel frattempo è cambiato, per quanto l’offerta sia spesso sorprendente per qualità e caratura dei protagonisti sulla scena. Tuttavia, in quella serata, si è percepita una comunità d’intenti che raramente emerge con tanta forza espressiva. Al di là dei lustrini e delle mise da gran serata, per una volta ha parlato solo la musica.
Il progetto “metamorfosi” avviato nel 2021 nella liuteria del carcere di Opera
L’evento, patrocinato dalla Fondazione Casa dello Spirito e delle Arti, su intuizione del suo sensibile presidente, Arnoldo Mosca Mondadori, è stato promosso per sostenere il progetto «Metamorfosi», avviato nel 2021 nella Liuteria del carcere di Opera. Grazie alla richiesta al Governo italiano di poter effettuare il recupero dei legni provenienti dalle imbarcazioni sequestrate o naufragate sull’isola di Lampedusa, è stata avviata la costruzione di strumenti musicali ad arco e chitarre, con il portato emotivo ed etico che tale gesto, in antitesi allo spreco e allo scarto, veicola con sé.
Protagonisti gli strumenti: dal mare alla Scala di Milano
I veri protagonisti della serata, in diretta streaming nelle carceri italiane, sono stati gli strumenti costruiti dai detenuti e coordinati dai liutai Enrico Allorto, Carlo Chiesa e i loro team. Detenuti che partecipano a un progetto di reinserimento comunitario e che rende loro ragione d’essere attraverso il lavoro, in analogia ai legni, che riprendono la loro funzione sociale e di bellezza divenendo strumenti vivi, e non di morte. Dal mare alla Scala di Milano, quindi, in un percorso di reciprocità e fatica, che si trasforma in una coloratissima veste di bellezza. Gli strumenti conservano volutamente le vernici variegate delle doghe delle imbarcazioni.
E se questo può recare difficoltà nell’emissione del suono, porta con sé emozioni e memoria. Cicatrici del mare che guariscono all’interno di orchestre, ogni volta diverse. Straordinari gli artisti dell’Accademia dell’Annunciata, diretta da Riccardo Doni. E i solisti, così diversi nell’accostarsi al «loro» strumento, attraverso programmi alti – Bach, Vivaldi, Kreisler, Volans, Sollima, gli autori delle composizioni portate in scena – che hanno dato nobiltà e autorevolezza, con la loro eccellenza, al violino e ai due violoncelli scelti per l’occasione.
Sergej Krylov, (in sostituzione di Giles Apap) ha continuamente ricercato il suono e il colore, con un vibrato violinistico straordinario e un virtuosismo sorprendente. Mario Brunello e Giovanni Sollima, il cui gesto performativo, persino sciamanico, ha riportato in vita l’anima vera di quei legni trasformati in violoncelli. Una storia raccontata, nelle sue scuotenti «memorie di viaggio», dalla voce narrante di Paolo Rumiz, abbracciato dall’immagine scenica di Mimmo Paladino proiettata sul fondale del teatro. Toccante il bis tutti insieme, un Kyrie ucraino che non ha confini, perché la musica parla a tutti.
Silenzi assordanti e applausi a piene mani nella passerella finale, con gli strumenti alzati come remi d’imbarcazioni in segno di saluto, con molte lacrime in tasca.
– Francesca Bonaita –
Tuttavia, in quella serata, si è percepita una comunità d’intenti che raramente emerge con tanta forza espressiva. Al di là dei lustrini e delle mise da gran serata, per una volta ha parlato solo la musica.