Educazione emotiva, parola agli insegnanti

Autori:
Giorgia, dal liceo di Legnago, esplora l'educazione emotiva, fondamentale fin da piccoli, ma non riducibile a voti. Serve dialogo e supporto familiare.
"E per voi cos’è l’educazione emotiva? Se invece di assumere una questione per pochi diventasse una dimensione sociale?". Immagine realizzata con sistema di intelligenza artificiale Bing Image Creator.

Educazione emotiva: dalla scuola primaria alle superiori, un percorso tra emozioni e voti

Cos’è l’educazione emotiva? Può essere riducibile ad un voto in pagella? O va approfondita e trattata in modo umano?  

Per rispondere a queste domande ho intervistato alcune maestre e professori di varie scuole: la Scuola Primaria di Oppeano e la Scuola Primaria di Povegliano, due paesi in provincia di Verona, l’Istituto di Istruzione Superiore Stefani-Bentegodi di Verona, e anche alcuni alunni.  

Quello che è emerso? Eccolo qua. 

La prospettiva delle insegnanti della Scuola Primaria è molto chiara: i bambini vanno educati a conoscere e gestire le loro emozioni fin da piccoli, così da facilitarli nel futuro. “Saper identificare e denominare le proprie emozioni è fondamentale per un bambino”, “Conoscendo sé stesso e le proprie emozioni, sarà poi in grado di relazionarsi con gli altri in modo positivo” affermano rispettivamente una maestra della Scuola Primaria di Povegliano e di Oppeano. A scuola questa tematica viene affrontata con diverse attività, ma principalmente attraverso il dialogo costante con i bambini.  

Questo percorso continua alla Scuola Secondaria di primo grado, in cui i ragazzi vengono educati e consigliati nella scelta di un percorso di studi futuri, e quindi ascoltati e motivati a perseguire i loro obiettivi. Ovviamente non sempre è così, infatti mi basta pensare a me per fissare la mia esperienza alla scuola media come emotivamente distruttiva.  

Arrivati poi alle scuole superiori sembra che i ragazzi non vedano più alcuna traccia di educazione emotiva, se non finalizzata ad un voto. Perché questa assurda associazione? Perché le e i docenti che si impegnano realmente ad affrontare questo tema attraverso l’educazione civica sono poi costretti dal sistema a “votare” tutto, a “numerizzare” quanto un ragazzo/a è civile o educato emotivamente? Mistero. Per questo ci sono insegnanti delle scuole superiori che dicono no a questa ossessione valutativa! L’educazione emotiva non può, e non deve, essere ridotta ad una valutazione. 

“I ragazzi sono in crescita e quindi hanno bisogno di conoscere sé stessi, diventare consapevoli delle proprie emozioni e soprattutto imparare a gestirle” afferma un’insegnante dell’Istituto Superiore Stefani-Bentegodi. Solo così facendo si andrà a continuare il lavoro iniziato alla scuola primaria. Come d’altronde si può valutare la gestione da parte di un/una insegnante delle emozioni dei ragazzi provocate da eventi interni ed esterni alla scuola, come una valutazione scolastica negativa, è minima. Non è possibile, ma chi decide per i ragazzi finora ha mostrato che è necessario etichettare tutti e tutto con numeri e valutazioni. Troppi insegnanti sono infatti legati alla disciplina della materia e poco interessati all’emotività dei ragazzi: Troppo spesso, infatti, ci sentiamo ripetere: “Devo finire il programma” elogiando così l’educazione nozionistica e sgretolando quella emotiva.  

E a tal riguardo è interessante anche sapere cosa ne pensano i bambini e i ragazzi.  

Sono andata quindi a porre la domanda su che cos’è l’educazione emotiva a dei bimbi della Scuola Primaria di Oppeano che mi hanno raccontato quanto sia importante anche per loro questo tema, perché hanno la possibilità di provare le loro emozioni e rispettare quelle degli altri”.  

Fondamentale è poi il supporto della famiglia, perché la scuola non può occuparsi dell’educazione emotiva senza l’aiuto della famiglia che deve assicurare una base al bambino. 

E per voi cos’è l’educazione emotiva? Se invece di assumere una questione per pochi diventasse una dimensione sociale? 

– Linda Pellini

Come d’altronde si può valutare la gestione da parte di un/una insegnante delle emozioni dei ragazzi provocate da eventi interni ed esterni alla scuola, come una valutazione scolastica negativa, è minima. Non è possibile, ma chi decide per i ragazzi finora ha mostrato che è necessario etichettare tutti e tutto con numeri e valutazioni. Troppi insegnanti sono infatti legati alla disciplina della materia e poco interessati all’emotività dei ragazzi: Troppo spesso, infatti, ci sentiamo ripetere: “Devo finire il programma” elogiando così l’educazione nozionistica e sgretolando quella emotiva.  “

Ti è piaciuto ciò che hai letto?

Ricevi adesso l’ultimo numero del nostro mensile Il Bullone, uno spazio in cui i temi cardine della nostra società vengono trattati da un punto di vista “umano” e proposti come modello di ispirazione per un mondo migliore.

Ricevi ultimo Bullone
 
 
 
 

Diffondi questa storia

Iscriviti alla nostra newsletter

Newsletter (sidebar)
 
 
 
 

Potrebbe interessarti anche:

Torna in alto