Educazione emotiva: dalla scuola primaria alle superiori, un percorso tra emozioni e voti
Cos’è l’educazione emotiva? Può essere riducibile ad un voto in pagella? O va approfondita e trattata in modo umano?
Per rispondere a queste domande ho intervistato alcune maestre e professori di varie scuole: la Scuola Primaria di Oppeano e la Scuola Primaria di Povegliano, due paesi in provincia di Verona, l’Istituto di Istruzione Superiore Stefani-Bentegodi di Verona, e anche alcuni alunni.
Quello che è emerso? Eccolo qua.
La prospettiva delle insegnanti della Scuola Primaria è molto chiara: i bambini vanno educati a conoscere e gestire le loro emozioni fin da piccoli, così da facilitarli nel futuro. “Saper identificare e denominare le proprie emozioni è fondamentale per un bambino”, “Conoscendo sé stesso e le proprie emozioni, sarà poi in grado di relazionarsi con gli altri in modo positivo” affermano rispettivamente una maestra della Scuola Primaria di Povegliano e di Oppeano. A scuola questa tematica viene affrontata con diverse attività, ma principalmente attraverso il dialogo costante con i bambini.
Questo percorso continua alla Scuola Secondaria di primo grado, in cui i ragazzi vengono educati e consigliati nella scelta di un percorso di studi futuri, e quindi ascoltati e motivati a perseguire i loro obiettivi. Ovviamente non sempre è così, infatti mi basta pensare a me per fissare la mia esperienza alla scuola media come emotivamente distruttiva.
Arrivati poi alle scuole superiori sembra che i ragazzi non vedano più alcuna traccia di educazione emotiva, se non finalizzata ad un voto. Perché questa assurda associazione? Perché le e i docenti che si impegnano realmente ad affrontare questo tema attraverso l’educazione civica sono poi costretti dal sistema a “votare” tutto, a “numerizzare” quanto un ragazzo/a è civile o educato emotivamente? Mistero. Per questo ci sono insegnanti delle scuole superiori che dicono no a questa ossessione valutativa! L’educazione emotiva non può, e non deve, essere ridotta ad una valutazione.
“I ragazzi sono in crescita e quindi hanno bisogno di conoscere sé stessi, diventare consapevoli delle proprie emozioni e soprattutto imparare a gestirle” afferma un’insegnante dell’Istituto Superiore Stefani-Bentegodi. Solo così facendo si andrà a continuare il lavoro iniziato alla scuola primaria. Come d’altronde si può valutare la gestione da parte di un/una insegnante delle emozioni dei ragazzi provocate da eventi interni ed esterni alla scuola, come una valutazione scolastica negativa, è minima. Non è possibile, ma chi decide per i ragazzi finora ha mostrato che è necessario etichettare tutti e tutto con numeri e valutazioni. Troppi insegnanti sono infatti legati alla disciplina della materia e poco interessati all’emotività dei ragazzi: Troppo spesso, infatti, ci sentiamo ripetere: “Devo finire il programma” elogiando così l’educazione nozionistica e sgretolando quella emotiva.
E a tal riguardo è interessante anche sapere cosa ne pensano i bambini e i ragazzi.
Sono andata quindi a porre la domanda su che cos’è l’educazione emotiva a dei bimbi della Scuola Primaria di Oppeano che mi hanno raccontato quanto sia importante anche per loro questo tema, perché hanno la possibilità di “provare le loro emozioni e rispettare quelle degli altri”.
Fondamentale è poi il supporto della famiglia, perché la scuola non può occuparsi dell’educazione emotiva senza l’aiuto della famiglia che deve assicurare una base al bambino.
E per voi cos’è l’educazione emotiva? Se invece di assumere una questione per pochi diventasse una dimensione sociale?
– Linda Pellini
“Come d’altronde si può valutare la gestione da parte di un/una insegnante delle emozioni dei ragazzi provocate da eventi interni ed esterni alla scuola, come una valutazione scolastica negativa, è minima. Non è possibile, ma chi decide per i ragazzi finora ha mostrato che è necessario etichettare tutti e tutto con numeri e valutazioni. Troppi insegnanti sono infatti legati alla disciplina della materia e poco interessati all’emotività dei ragazzi: Troppo spesso, infatti, ci sentiamo ripetere: “Devo finire il programma” elogiando così l’educazione nozionistica e sgretolando quella emotiva. “