Educazione tra pari: maestri e allievi insieme verso il futuro

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Federica ci parla dell'incontro con la Fondazione Accademia dei Giorni Straordinari di Parma, che promuove l'inclusione sociale dei giovani attraverso educazione, sport e collaborazione con l'Università.
In foto Paolo Barilla e Paolo Andrei, rettore dell’Università di Parma.
In foto Paolo Barilla, presidente della Fondazione Accademia dei Giorni Straordinari, e Paolo Andrei, rettore dell’Università di Parma.

Accademia dei Giorni Straordinari: un regalo della Fondazione Barilla

A Parma, nel bellissimo contesto del Campus di Scienze e Tecnologie dell’Università, è stata inaugurata alcuni mesi fa ed è pienamente operativa da poco più di un mese la Fondazione Accademia dei Giorni Straordinari, presieduta da Paolo Barilla. Accanto ad essa sorge una struttura gemella, il Polo per l’infanzia dell’Università di Parma, donata dalla Fondazione stessa all’Università e gestita direttamente da quest’ultima, dove è stato realizzato uno splendido asilo.

La Fondazione – grazie a una convenzione in collaborazione con l’Università di Parma per un progetto didattico educativo rivolto ai bambini e ai ragazzi – è stata creata con la missione di promuovere l’inclusione sociale di adolescenti in condizioni di fragilità per condizioni economiche, sociali o familiari, nel loro percorso di crescita extra-scolastica anche attraverso soluzioni e progetti innovativi. L’obiettivo del progetto è di favorire la formazione e la crescita umana, sociale e culturale affinché nessuno sia lasciato indietro.

“Nessuno escluso”

«Questa idea», chiarisce Elio Volta, Coordinatore della Fondazione e di Giocampus, «nasce proprio da Paolo Barilla che ne è presidente; la conoscenza di Don Paolo “Steffano” della comunità di Baranzate, con cui Paolo era venuto in contatto perché vincitore di un contest promosso dall’azienda Barilla che ha dato vita a un campo polivalente sportivo in questo comune dell’hinterland milanese, in cui vi è la presenza di numerosissime etnie, ha segnato l’inizio di un’amicizia speciale e dell’idea di creare qualcosa di simile, seppur in un contesto molto diverso e sicuramente più fortunato, qual è Parma».

La Fondazione Accademia dei Giorni Straordinari – nome perfetto che nasce dalla creatività della scuola Holden e il cui logo è il risultato di un contest rivolto ai ragazzi dei licei artistici del territorio – sorge nel campus universitario e già questo fa capire che la conoscenza e il sapere sono un aspetto molto importante di questo progetto; il campus è un luogo bellissimo, in un contesto splendido dove si respira il tema della cultura e del sapere, ma anche dello sport perché al campus di Parma ci sono 105000 mq di impianti sportivi; i ragazzi che vengono ospitati hanno la possibilità di studiare, fare sport, di giocare, di stare insieme e nello stesso tempo di vivere esperienze significative attraverso i racconti di testimonial del mondo dello sport, dello spettacolo e dell’imprenditoria, perché un altro importante obiettivo è quello di accendere in loro delle passioni.

«Parliamo davvero di un sogno che si realizza», ci racconta Elio con grande emozione «perché questa idea è nata qualche anno fa nel tentativo e con l’obiettivo di fare del bene, fatto bene. Stare nel bello per questi ragazzi genera opportunità e infatti vengono tutti molto volentieri!».

Il target a cui si rivolge la Fondazione è quello dei ragazzi dalla quinta elementare fino alla terza media/prima superiore; ciò permette di accompagnarli in una fase di cambiamento molto importante, essendo un progetto in collaborazione con le reti scolastiche del territorio; le scuole identificano i soggetti meritevoli di partecipare a questa fondazione: sono ragazzi con disagio sociale ed economico che però hanno la possibilità, con questa esperienza, di essere valorizzati; ci sono ragazze che vengono da Paesi dove il ruolo della donna è ancora fortemente penalizzato: un aiuto alla povertà educativa che coinvolge i giovani a rischio dispersione scolastica.

«La scelta dell’età non è stata casuale», spiega Elio Volta, «prima di partire con il progetto abbiamo chiesto a CSV Emilia – punto di raccordo di tutte le associazioni di volontariato in ambito locale – quali erano i bisogni e ci è stato indicato questo range; noi ci siamo attenuti a questa esigenza di chi ha ben presente da anni il contesto del nostro territorio. In futuro ci piacerebbe collaborare con tutte le principali associazioni presenti sul territorio, la fondazione è nuova, giovane e vuole porsi anche al servizio del territorio.

Siamo partiti da trenta ragazzi al giorno e già quest’anno ne abbiamo accolti una sessantina con l’obiettivo di riceverne fino a centottanta (novanta al giorno); la frequenza attuale è bisettimanale – con una previsione di ampliamento a tre giorni alla settimana – nella fascia pomeridiana, pranzo compreso (13-18)». Il progetto è stato accolto con grande entusiasmo dalla comunità. Inizialmente sono stati identificati tre istituti comprensivi particolarmente meritevoli di aiuto, fermo restando che tutte le scuole hanno bisogno di supporto. Cercheremo di dare il testimone a questi ragazzi una volta raggiunti i 14/15 anni, con la possibilità di fare da tutor ai nuovi arrivati e consegnando questo testimone educativo ad altre associazioni che invece si occupano di ragazzi più grandi».

I ragazzi accedono a titolo completamente gratuito, accompagnati da personale di accademia da scuola e ritorno. Lo staff educativo di fondazione è fatto da professionisti, soprattutto per ciò che riguarda la parte sportiva, ma anche da volontari competenti, ovvero persone che vengono dal mondo della scuola, ragazzi del liceo socio-pedagogico.

«La peer education, l’educazione tra pari, è molto potente; fare i compiti con un quasi coetaneo spesso è più stimolante che farli con una persona adulta», sottolinea Elio Volta e con la collaborazione dell’alternanza scuola-lavoro e del corso di Scienze dell’educazione e dei processi formativi dell’università degli studi di Parma. Si fanno attività sportive, svolgimento dei compiti, esperienze e racconti significativi di persone che vengono a raccontare anche dei mestieri, delle storie «come ha fatto oggi Bill con i ragazzi del Bullone», dice Elio sorridendo, e poi laboratori opzionali a scelta dei ragazzi che vanno dal teatro alla musica, dai lavori manuali che si sono persi, all’informatica e all’inglese. «Un domani ci piacerebbe arrivare anche ai genitori di questi ragazzi, perché noi partiamo dando un servizio ai figli, ma al contempo aiutiamo anche le famiglie, non escludendo, quindi, di coinvolgere in futuro soprattutto le mamme in attività a loro rivolte».

L’ambizione del fare del bene

«La nostra ambizione nel tempo», prosegue Elio, «è, sì, quella di fare del bene, bene, come dicevo, ma attraverso una collaborazione fattiva con l’Università, sperimentando didattiche innovative vincenti; l’idea, infatti, è sì, di dare un servizio, ma un domani, di fare ricerca su didattiche e metodologie d’insegnamento e di apprendimento che portino un valore aggiunto».

I giovani che frequentano la fondazione, infine, verranno ospitati da Giocampus Estate: «un momento in cui i ragazzi saranno inclusi e si integreranno con bambini diversi, con contesti sociali differenti per non correre il rischio che questo contesto diventi un élite o un ghetto», conclude Elio, «la sfida è che possa essere un posto frequentato e appetibile anche da chi nella vita è stato più fortunato. I bambini qui hanno tutti la stessa maglietta e vivono nello stesso gruppo, così che questa inclusione diventi sempre più fisiologica».

Come non augurare loro, di cuore, mille di questi giorni straordinari.

– Elio Volta

“L’obiettivo del progetto è di favorire la formazione e la crescita umana, sociale e culturale affinché nessuno sia lasciato indietro.”

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