Giovani reporter: i B.Liver scendono in campo
Uno scatto da cronista. Vai sul posto, vedi e poi racconti quello che hai visto e sentito. Non più quello che hai dentro, le tue emozioni, le tue opinioni, il tuo «sentire». I ragazzi del Bullone sono scesi in campo per la prima volta. Abbiamo scelto situazioni difficili, fragili, situazioni di povertà, di solitudine. Così c’è chi è stato in fila al «Pane Quotidiano» in attesa del sacco con il cibo, chi è andato in una comunità di donne maltrattate, chi una notte in Croce Rossa, chi tra gli anziani di una cittadina di montagna, chi fra i clochard. E i ragazzi hanno scritto in libertà.
Un esperimento. In parte riuscito, in parte no. Dobbiamo lavorare ancora per formare questi stupendi ed entusiasti cronisti, già con un tesserino da giornalista pubblicista ad honorem in tasca. Ma andiamo avanti. Sì, avanti nel formare, nel far fare esperienza, nell’educare. È il «metodo Bullone». Nessuna lezione dall’alto. Scendere in campo, osare, provare, capire, riflettere. Sporcarsi le mani. Riordinare le idee. E scrivere, scrivere, scrivere. Ricordando un grande maestro, giornalista del Corriere della Sera, Walter Tobagi, assassinato dai terroristi il 28 maggio del 1980. «Capire bene per scrivere meglio». Bisogna capire gli altri, dove si è, con chi si è. Anche le sfumature. Poi si comincia l’avventura della scrittura.
Al Bullone cerchiamo sempre, a piccoli passi, di far maturare l’esperienza delle cose che facciamo, come appunto il giornale. Un’esperienza concreta come base fondamentale della cultura e della conoscenza. Ma l’esperienza deve essere considerata come qualcosa che tende a modificare attivamente l’ambiente e proiettarsi progettualmente verso azioni future. Un metodo proprio, fatto di ipotesi e sperimentazioni, un metodo che orienta il processo educativo. Per questo i nostri ragazzi cronisti sperimentano l’essere cronisti, forse la parte più difficile di chi vuole fare il giornalista. Per passione o per un futuro lavoro. La frase che uso spesso è: «Ragazzi, sporcatevi le mani, fate fatica». Prima di imparare a scrivere un pezzo di cronaca, bisogna saper raccogliere le informazioni su quello che si vede, che si ascolta. Selezionare l’essenziale o le cose più importanti e poi lanciarsi contro il foglio bianco. Riempirlo di lettere, di parole, di senso.
Dai, dai, dai… proviamo.
– Giancarlo Perego
“Uno scatto da cronista. Vai sul posto, vedi e poi racconti quello che hai visto e sentito. Non più quello che hai dentro, le tue emozioni, le tue opinioni, il tuo «sentire». I ragazzi del Bullone sono scesi in campo per la prima volta.”