Le mie notti in Croce Rossa: fra chiamate di emergenza e lotta contro la solitudine

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La B.Liver Maddalena è una volontaria della Croce Rossa, un'organizzazione di volontariato che offre assistenza sanitaria, supporto sociale e umanitario. Strutturata su più livelli, affronta emergenze con equipaggi preparati e fornisce supporto psicologico ai soccorritori.
croce rossa volontariato
Foto dal sito della Croce Rossa Italiana.

Maddalena è una studentessa di medicina e una volontaria della Croce Rossa: la B.Liver racconta al Bullone la sua esperienza

La Croce Rossa è un’organizzazione di volontariato, fondata su 7 principi universali: Umanità, Imparzialità, Neutralità, Indipendenza, Volontariato, Unità e Universalità, per cui l’unico vero requisito per far parte dell’associazione è crederci.

«Croce Rossa» non equivale solo ad «ambulanza», ma, strutturata in diverse aree, si preoccupa anche di temi sociali, di sicurezza e di prevenzione. È una forma di assistenza alla persona e alla società a 360°, per cui ciascuno può davvero dare il proprio contributo in base alle sue attitudini e possibilità.

Ciascun comitato è organizzato in maniera indipendente, ma rispondono al comitato della propria regione e questi al comitato Nazionale. In base alla locazione, cambiano le tipologie di servizi che si possono garantire in risposta alle esigenze.

Al Comitato di Codogno lavorano circa 177 persone. È un comitato piccolo, che ricopre un territorio dal raggio di circa 15 chilometri. Durante i giorni della settimana vi lavorano a rotazione i dipendenti, mentre i volontari si occupano delle notti e del weekend. Non tutti i volontari iscritti all’Associazione coprono il servizio di emergenza e, dalla pandemia, si è visto un grande calo di soccorritori. Molti hanno subito il cosiddetto «burn out», per cui, considerato il carico di lavoro a cui sono stati sottoposti, non sono più riusciti a continuare. Inoltre, senza la possibilità di offrire nuovi corsi, non c’è stato un equilibrato ricircolo fisiologico di personale.

Nonostante le differenze di età e i diversi momenti della vita in cui si trovano i volontari, le esperienze che si condividono creano un profondo legame di fiducia. Infatti, per svolgere un servizio al massimo dell’efficienza, più che il corso di addestramento, serve un equipaggio affiatato e che può contare sui propri membri.

Foto dal sito della Croce Rossa Italiana.

Un equipaggio che adopera il servizio di emergenza è composto sempre da tre persone. In molte zone d’Italia si sono ridotti a due, ma dipende dalla convenzione che il Comitato ha con AREU (Agenzia Regionale Emergenza Urgenza). Infatti, il servizio 118 non è gestito dai singoli comitati, ma da un’agenzia regionale, che si occupa di ricevere le chiamate dall’utenza, di elaborarle e di allertare i mezzi di soccorso adeguati all’evento.

La chiamata che arriva al centralino in Croce Rossa, non è una vera e propria telefonata, ma è una chiamata elettronica che arriva sul cellulare adibito al servizio. Quando suona l’allarme, quindi, si legge una scheda elettronica che contiene già il luogo dell’evento e le informazioni che l’operatore della centrale è riuscito a reperire dall’utente, correlate a un codice in base alla gravità (verde, giallo o rosso). Questo ottimizza i tempi di attivazione del soccorso e consente all’equipaggio di prepararsi alla tipologia di evento che si sta per affrontare.

Non sempre la descrizione nella scheda corrisponde alla realtà, ed è per questo che il soccorritore deve sempre mantenere il contatto con la centrale operativa, anche dopo l’incontro con il paziente. Infatti, è sempre la centrale operativa, questa volta il ramo gestito dal personale sanitario, ad assegnare il codice di trasporto del paziente e l’ospedale di destinazione. I soccorritori devono essere gli occhi per i medici di AREU che hanno la responsabilità del servizio. Il ruolo del soccorritore è fornire la miglior tempestiva assistenza possibile, con l’aiuto dei presidi sanitari presenti sul mezzo. Per fare questo, all’inizio di ogni turno si esegue una check-list dell’ambulanza: è responsabilità del soccorritore che sia tutto a posto e funzionante.

Le chiamate più frequenti riguardano anziani, in casa o ospiti di strutture assistenziali, che subiscono un peggioramento delle loro condizioni, magari già croniche, e non hanno modo di andare in ospedale da soli.

La difficoltà maggiore è l’imprevedibilità. Freschi di corso d’addestramento ci si può trovare di fronte a un arresto cardiocircolatorio senza aver fatto nessuna «gavetta», poiché non si può mai sapere quando capiteranno gli interventi più duri. Nel corso di uno stesso intervento, poi, ci sono molte variabili di cui tenere conto: i parenti, la gestione delle emozioni, la barriera linguistica o l’ambiente esterno, e, prima di fronteggiarle faccia a faccia, non ci si può preparare, perché non saranno mai uguali alle precedenti. Per questo un buon soccorritore deve sempre cercare di pensare lucidamente e di fare un passo indietro quando necessario (da qui, l’importanza dell’affidabilità dei colleghi).

Si possono incontrare casi di violenza domestica o di abuso di alcol e sostanze, correlati poi alla dimensione di violenza e aggressività. Per un territorio così piccolo, fa rabbrividire pensare ai numeri di interventi del genere che si affrontano. In due anni, al venerdì notte, per cui nemmeno per un giorno intero a settimana, ce ne sono stati almeno 15 di violenza domestica e minimo uno al mese nel caso dell’abuso. Sono tematiche sociali che si pensa stiano migliorando, ma è un errore dello sguardo «Milanocentrico» sull’Italia, poiché solo a 50 km di distanza si osservano ancora numeri impressionanti.

Gli eventi più gravi, come persone che si tolgono la vita, bambini in condizioni critiche, o incidenti mortali sono sporadici, ma succedono. È importante quindi, eseguire il cosiddetto debriefing con i colleghi al rientro in sede, ovvero la rielaborazione condivisa dell’evento, per alleggerirsi un po’ del peso portato appresso. Al bisogno, Croce Rossa offre supporto psicologico professionale.

Qualunque sia, però, il proprio ruolo all’interno dell’associazione, si impara allo stesso modo il valore del volontariato. Il tempo, l’impegno e il sacrificio investiti non sono paragonabili alla gratificazione di sapere di aver contribuito al benessere dell’altro. Il valore aggiunto è che anche la gratificazione è condivisa.

L’associazione la costruiscono i volontari: anelli di una catena che raggiunge anche l’estero, e rappresenta un piccolo esempio di speranza verso questa umanità, che mette ancora in discussione la libertà dell’altro.

– Maddalena Fiorentini

Qualunque sia, però, il proprio ruolo all’interno dell’associazione, si impara allo stesso modo il valore del volontariato. Il tempo, l’impegno e il sacrificio investiti non sono paragonabili alla gratificazione di sapere di aver contribuito al benessere dell’altro. Il valore aggiunto è che anche la gratificazione è condivisa. L’associazione la costruiscono i volontari.”

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