Nodo magico: da Milano a Nairobi, raccontare gentilezza e cura in viaggio

Martina racconta la "Clown Week" a Nairobi con Clown One Italia e Still I Rise: un'esperienza intensa di connessioni, umanità e impegno per i giovani.
martina de marco kenya nodo magico
Una foto di Martina durante la "Clown Week" a Nairobi.

Nodo Magico tra umanità e sorriso: la Clown Week a Nairobi

A quasi vent’anni di distanza dal mio primo viaggio in Africa, la scorsa primavera una telefonata stringe un nodo magico: è Gin, al secolo Ginevra Sanguigno, fondatrice insieme a Patch Adams di «Clown One Italia». «Clown One» realizza da quasi trent’anni viaggi umanitari in tutto il mondo, portando l’azione dei clown a sostegno di situazioni di forte vulnerabilità: pilastro di questa realtà, insieme a Ginevra, è Italo Bertolasi, fotografo, video maker e ricercatore antropologo. Insieme, quest’anno, vogliono tornare per la seconda volta a Nairobi, e invitano Angelo, al secolo mio marito, e me a fare parte del team. La meta è l’International School di «Still I Rise», l’ONG fondata da Nicolò Govoni: a partire sarà un piccolo gruppo di volontari artisti e formatori, provenienti da tutto il mondo, con l’obiettivo di  coinvolgere la scuola in una Clown Week.

Dato che ogni nodo magico ha le sue prove, infilare da lì a pochi mesi un viaggio in Kenya non è semplice, ma incredibilmente diventa possibile; fra maggio e giugno progettiamo le attività che faremo, incontriamo online Grace, la direttrice della scuola di Nairobi con cui costruiamo connessioni di senso e metodo fra la nostra proposta e il programma ordinario, e conosciamo i nostri compagni di viaggio. La squadra è composta da Chicle, del Portorico, Pinion, un clown giapponese, Asja, regista e video maker che viene dalla Russia, Italo, Ginevra, Angelo ed io. Sentiamo da subito che questo viaggio è un po’ diverso: insieme all’aspirazione umanitaria, c’è una visione di senso, che vuole contribuire in modo organico e consapevole al lavoro che «Still I Rise» realizza per gli studenti della scuola, ragazzi fra i 12 e i 17 anni provenienti dalle fasce più fragili della popolazione, in particolare abitanti dello slum di Mathare.

Molto più di un semplice viaggio

Quando il cancello dell’International School si apre già sentiamo sulla pelle l’opportunità che questo luogo rappresenta per i 200 ragazzi che qui studiano, ma anche vivono per la maggior parte del loro tempo, secondo quello che è uno dei principi di questo luogo, cioè che scuola sia anche casa. Ci sono tre parole scritte in grande all’ingresso: Ambizione, Coraggio, Cura. Nei giorni successivi scopriremo che queste tre parole, insieme ad altri 10 valori, sono volenterosamente incarnati in ogni aspetto della vita della scuola. La coerenza interna di questo progetto educativo continuerà a stupirmi, così come il livello altissimo di organizzazione, didattica, ma soprattutto, più di tutti, di attenzione e cura per ogni ragazzo.

Il primo giorno incontriamo Nicolò, che insieme a un piccolissimo gruppo di amici, ha dato vita a tutto questo. È un periodo incredibilmente intenso di impegni per lui, eppure lo vedo come prima cosa fermarsi nel campetto di basket: gli studenti non sono ancora arrivati, solo qualcuno è già lì che attende l’inizio delle lezioni facendo due tiri. Nicolò devia sul sentiero che porta al suo ufficio, si ferma al campetto, abbraccia due ragazzi, scambia qualche parola con loro e poi va. In un breve momento comprendo qual è una delle componenti speciali di questo luogo: il mix di estrema professionalità ed estrema umanità, senza sconti per nessuna delle due parti. Ne ho conferma quando, per il progetto video di Italo e Asia, dedichiamo una delle giornate alla visita di alcune famiglie degli studenti, nelle loro case a Mathare: la baraccopoli ospita quasi 1 milione di persone e Grace, la direttrice, ci accompagna. È un’immersione totale nel loro mondo e vedo nella pratica quello che poi troverò su uno dei libri di Nicolò: quanto sia imprescindibile la Presenza, reale e totale, per incidere non solo sull’educazione, ma anche sulla vita di questi ragazzi e ragazze. L’ultimo giorno incontro il club di giornalismo e, mostrando ai ragazzi Il Bullone, vengo inondata da tante domande e soprattutto dalla richiesta di aiuto per realizzare un loro giornale (richiesta che ho prontamente inoltrato al Direttore, che ci sta pensando, ndr).

La nostra permanenza a Nairobi dura otto giorni, che a me sembrano due mesi per l’intensità delle giornate: Angelo ed io teniamo dei workshop sulla Gentilezza, parlando e sperimentando coi ragazzi ascolto, attenzione, fiducia. Uno di loro, Ashavin, 12 anni, ci chiede: «come può tutto questo aiutarci a cambiare il mondo?». È la domanda più bella a cui questo nodo magico mi riporta: 20 anni fa sono partita come volontaria, cercando di capire se quello potesse essere un modo di cambiare le cose, oggi so che per questo quesito serve lavorare, cercare e costruire risposte, insieme.

– Martina De Marco

“Ci sono tre parole scritte in grande all’ingresso: Ambizione, Coraggio, Cura. Nei giorni successivi scopriremo che queste tre parole, insieme ad altri 10 valori, sono volenterosamente incarnati in ogni aspetto della vita della scuola. La coerenza interna di questo progetto educativo continuerà a stupirmi, così come il livello altissimo di organizzazione, didattica, ma soprattutto, più di tutti, di attenzione e cura per ogni ragazzo.

Ti è piaciuto ciò che hai letto?

Ricevi adesso l’ultimo numero del nostro mensile Il Bullone, uno spazio in cui i temi cardine della nostra società vengono trattati da un punto di vista “umano” e proposti come modello di ispirazione per un mondo migliore.

Ricevi ultimo Bullone
 
 
 
 

Diffondi questa storia

Iscriviti alla nostra newsletter

Newsletter (sidebar)
 
 
 
 

Potrebbe interessarti anche:

Torna in alto