Mario e il confine invisibile: il coraggio di andare oltre
Mario viveva in una città chiamata Kirk, un posto particolare nel Michigan dove tutti gli impiegati arrivavano in ufficio in orario, i bambini non tagliavano mai la scuola e i criminali aiutavano le vecchiette ad attraversare la strada. I semafori non esistevano, perché i conducenti si fermavano e cedevano il passo reciprocamente, anche quando avevano la precedenza: «Prego, passi pure», «Ma si figuri! Sono in anticipo di 10 minuti, passi pure lei!». Era il vigile urbano a interrompere la contesa, tirando una monetina e indicando chi era stato favorito dalla sorte.
Nella città di Kirk, dove nulla di male accade, Mario un giorno decise di non andare a scuola. Le maestre telefonarono a sua madre, pensando che il ragazzino fosse malato: «Pronto, signora? Come sta Mario? Ah, sta bene?», le menti delle due donne, ai rispettivi capi del telefono, girarono a vuoto per un paio di secondi. La madre provò, dopo anni, dell’agitazione. Avrebbe dovuto per caso… punirlo? Ma no, come le veniva in mente questa parola, considerata inutile ormai da anni a Kirk. Ma cos’era potuto succedere?
«Mamma, ma la strada dopo le case del South, quella che va verso il fiume, dove porta? Perché la vedo da qua perdersi all’infinito, oltre la città, e proseguire». La madre si batté la testa: «Mario, ma sei rimasto qua tre ore a guardare dalla finestra, anziché andare a scuola?», «Sì mamma», «E ritieni di aver fatto bene? Di aver compiuto il tuo dovere, questa mattina?», «Beh mamma, credo che non sempre le due cose concidan…», «Taci, Mario!». La madre sbuffò, poi con un tono gentile riprese: «La strada che vedi alla finestra va oltre il South, infatti prosegue e porta fuori dalla città», «E cosa c’è fuori dalla città?», «Il Michigan, Mario. Case brutte, strade sporche, gente indolente». «Ci sei mai andata, nel Michigan?», «Ci sono nata, Mario. Ma non voglio più tornarci, e se ti fidi di me, non ci pensarai più. Goditi la nostra meravigliosa città».
Mario invece non chiuse occhio e il giorno seguente, dopo aver preso lo zaino e salutato i genitori, passò oltre la sua scuola, proseguì lungo l’arteria principale, oltre il quartiere e giunse al cartello che segnalava la fine di Kirk. Mario fece un bel respiro e proseguì oltre, camminando per ore. Le case di Kirk sembravano un ricordo distante. Le prime costruzioni che incontrò erano piccole, trascurate, con finestre coperte da tende scolorite, muri scrostati e giardini incolti. Un cane randagio passò davanti a lui, lento e scheletrico. Mario si fermò un attimo, con il cuore accelerato, ma non provava paura.
Dopo aver vagato senza una vera meta, arrivò in una piazza deserta. Al centro, una fontana di marmo sporca e senz’acqua. Sulle scalette di ingresso di un’abitazione, seduta sola, c’era una donna piuttosto anziana. Aveva i capelli grigi, gli abiti consumati e gli occhi persi nel vuoto. Mario si avvicinò. Lei alzò lo sguardo e i loro occhi si incontrarono: «Che fai qui, ragazzino?», chiese la donna con voce roca e un velo di sfida. Mario non sapeva cosa rispondere: «Sto… cercando qualcosa». Lei rise, una risata senza gioia: «Tutti cercano qualcosa qui. Ma nessuno la trova. O perlomeno, non la trova qui». Mario rimase in silenzio. E la donna continuò: «La gente lascia questo posto, va in città più belle, dove spera di trovare tranquillità e case più accoglienti». Mario incuriosito chiese: «E perché tu sei rimasta?», «Perché se tutti cercassimo la perfezione, nessuno la troverebbe», disse la donna. «Torna a casa adesso».
– Riccardo Russo
“E la donna continuò: «La gente lascia questo posto, va in città più belle, dove spera di trovare tranquillità e case più accoglienti». Mario incuriosito chiese: «E perché tu sei rimasta?», «Perché se tutti cercassimo la perfezione, nessuno la troverebbe», disse la donna. «Torna a casa adesso».”