Intervista ad Arnoldo Mosca Mondadori – “Un Papa per amico: vi racconto tutto il bene che ci ha lasciato”

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Arnoldo Mosca Mondadori ricorda Papa Francesco come un amico vero e un esempio concreto di Vangelo vissuto: cura, azione, coraggio e attenzione ai poveri sono il suo testamento spirituale.
Arnoldo Mosca Mondadori regala a Papa Francesco un violino realizzato con i legni delle barche naufragate dei migranti.
Arnoldo Mosca Mondadori regala a Papa Francesco un violino realizzato con i legni delle barche naufragate dei migranti.

L’intelligenza del cuore: l’eredità viva di Papa Francesco

Lei è un grande amico di Papa Francesco, lo ha sentito spesso, parlavate al telefono, è andato in Vaticano più volte. Qual è stato il primo pensiero alla notizia della sua scomparsa?

«Un colpo».

In una delle sue ultime uscite Francesco ha detto: «C’è’ bisogno di lacrime sincere, non di circostanza». Una frase contro gli ipocriti, anche contro gli indifferenti. Giustizia, libertà religiosa, rispetto dei diritti e della dignità umana: mai indebolite e abbandonate con il nostro colpevole silenzio. Un inno alla partecipazione, all’attivismo?

«Una volta mi ha detto: “Io le cose non le dico, le faccio”. Ecco, io penso che ora tocchi a noi fare, agire, rischiare, come lui ci ha insegnato e le cose che ci ha comunicato. Soprattutto rischiare in difesa dei poveri, degli emarginati, degli scartati, per superare ogni indifferenza e ingiustizia sociale. Lui ha fatto quello che ha detto: è fisicamente “diventatoVangelo».

Arnoldo Mosca Mondadori (Milano, 17 giugno 1971). Editore, saggista e poeta è stato il curatore dell’opera mistica della poetessa Alda Merini tra il 1998 e il 2009. È Presidente della
Fondazione Casa dello Spirito e delle Arti.

Quali sono le parole che le ha ripetuto più spesso Papa Francesco?

«Mi ha detto tante volte “Grazie” e “per favore”. Due parole che sono sempre più rare e sempre più necessarie. Ricordo quando per la prima volta mi confessai da lui. Alla fine della confessione mi disse: “Io ti ho dato l’assoluzione. Tu dammi la tua benedizione”. “Come?” gli chiesi. “Come vuoi”, mi disse. Io gli presi il viso tra le mani e gli baciai la fronte».

Come mai, secondo lei, la voce di Francesco è stata ascoltata non solo dai credenti ma dal mondo intero?

«Perché era simile a quella di Gesù. Una voce che non arrivava tanto ai “devoti” ma ai disprezzati, a coloro che erano ritenuti spazzatura dalla società «per bene». Il Papa mi ha raccontato che proprio tra i “cartoneros” argentini, gli abitanti delle baraccopoli più povere della città, ha cambiato la sua visione del mondo. Mi disse che entrò con abiti civili in una loro manifestazione per strada. Si mise a camminare con loro, e la sua vita cambiò. Mi fece il gesto con la mano “da così a così”».

Quattro encicliche, Lumen Fidel, Laudato Sì, Fratelli tutti, Dilexit Nos. Lei dove si rivede di più?

«Nella Dilexit Nos sento molto il rapporto che c’è stato con il Papa. In questa enciclica parla del cuore di Gesù. Dentro questo meraviglioso cuore è nata ed è stata sempre custodita la nostra amicizia spirituale».

Ha mai sentito Papa Francesco dire “Hagan lio!”, da lui talvolta tradotto come “fate casino”, per invitare soprattutto i giovani a farsi sentire, gridare per denunciare le ingiustizie, le disuguaglianze?

«Sì, mi ha detto proprio così. “Tu mi piaci perché fai casino”».

Ricordiamo Francesco per l’uso continuo della parola “cura”. Curare l’uomo, curare l’ambiente… Anche noi del Bullone ci confrontiamo spesso con questa parola. Chi raccoglierà questo invito alla cura del mondo, adesso?

«Credo che lo Spirito soffi dove vuole. Il libro che il Papa mi aveva consigliato di leggere è Gli Atti degli apostoli. “In quel libro”, mi disse, “c’è tutto. Si vede come sia lo Spirito a muovere tutto quanto”. Io credo che ci sia questa presenza dello Spirito che soffia dove vuole e quindi ho speranza che ci saranno sempre persone che si prenderanno cura di chi è ferito».

Nell’era dell’intelligenza artificiale non possiamo dimenticare che per salvare l’umano sono necessari la poesia e l’amore. Un suo pensiero?

«Nel 2010 ho scritto un libro che si intitola La Seconda Intelligenza, con dei pensieri su quella che ritengo sia l’intelligenza più profonda che possediamo come umani: quella del cuore. Per me quella è l’intelligenza del futuro».

– Arnoldo Mondadori

“«Mi ha detto tante volte “Grazie” e “per favore”. Due parole che sono sempre più rare e sempre più necessarie. Ricordo quando per la prima volta mi confessai da lui. Alla fine della confessione mi disse: “Io ti ho dato l’assoluzione. Tu dammi la tua benedizione”. “Come?” gli chiesi. “Come vuoi”, mi disse. Io gli presi il viso tra le mani e gli baciai la fronte».”

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