Le nostre isole di coerenza: un viaggio interiore tra identità, memoria e autenticità
Trovare la propria isola di coerenza?
Nel grande mare d’incomprensione che ci circonda, così come un bambino ha bisogno – da subito – dei suoi pochi ma buoni punti di riferimento, noi adulti necessitiamo di rivisitare gli spazi interni familiari che ci hanno fatto arrivare dove siamo oggi.
Si tratta di luoghi da cui spesso salpiamo alla ricerca di apparenti nuove opportunità: lasciamo gli ormeggi per navigare cercando nuove terre da raggiungere, ritrovandoci spesso trascinati dalla corrente in un caos privo di punti fermi e solidi a cui ancorarsi.
Punti saldi, chiari, che ci ricordano in un attimo la verità del nostro essere, che sappiano guidare le nostre azioni in una direzione «coerente» con il nostro essere più teneramente intimo. Così che il nostro animo possa risentirsi a casa, in quel ricordo inconscio di un gesto che ci ha saputo far crescere con certezze sane: gesti che, se ripetuti, ancora oggi creano nel cuore serenità.
Questi sono i luoghi da ricordare, da ricercare dentro e fuori di noi, per trovarli in una strana sensazione, o in un piccolo gesto di qualcuno.
Sono le nostre «isole di coerenza», su cui torniamo ad approdare ogni volta in cui ci sentiamo disorientati, spaesati o smarriti.
Sono le isole che spesso abbandoniamo per convenzione, perché mantenere la propria identità in un mondo omologato è controproducente: è più semplice rinunciare a tutto ciò che ci è familiare ed entrare in quella spirale di gesti, parole, discorsi comuni e retorici.
Ma, per quanto lo si voglia, è impossibile lasciarsi indietro.
È infattibile farlo con indifferenza, mantenendo protetto il proprio benessere.
Possiamo navigare a occhi chiusi per anni, ma – prima o poi – la nostra isola apparirà, ci sbatteremo contro, rimarremo incagliati, e ci ricorderemo chi siamo.
Nonostante l’egocentrismo che regola la vita della maggior parte di noi, capita spesso di dimenticarsi.
Basta una discussione stimolante, una parola pungente, un odore familiare per far sì che la maschera si sciolga all’istante, per poi ricomporsi qualche attimo dopo.
In quel momento, qualcosa risuona dentro, qualche corda vibra in modo assiduo e costante: si fa un breve excursus della propria vita, riconnettendoci e riconoscendoci, promettendo di non perderci più: ora che ci siamo ritrovati ci proteggeremo, ci custodiremo senza permettere a nessuno di allontanarci ancora.
Ma, spesso, basta poco a dimenticarsi ancora, a lasciarci indietro ancora una volta, e cadere ancora nel quotidiano illogico e contraddittorio.
Come può essere possibile?
Accudire con cura quel germoglio unico dentro di noi deve essere motivo di orgoglio, non di vergogna o soggezione.
Come uomini e donne su questa Terra, dobbiamo amare quelle isole di purezza e conservazione, quei microcosmi dove tutto si sviluppa secondo leggi proprie, distaccandosi dal caos della terraferma.
Dobbiamo impegnarci a conoscerle e crearle intorno a noi, dando vita a realtà accoglienti e ospitali dove non esiste giudizio, perché ogni identità è riconosciuta nella sua unicità. Realtà di discussione, confronto, incontro e scontro: questo è il bello della relazione.
E ognuna di queste piccole o grandi isole si deve collegare all’altra tramite la coerenza: una direzione che va scelta e mantenuta e deve dare la forza per navigare ovunque; sempre ricordando che, vicino o lontano che sia, il faro c’è, e il filo che lo lega a noi ci aiuterà a tenerlo presente, plasmando ogni nostra azione e circondandoci di situazioni che rispecchiano chi siamo realmente.
– Nina Cresci
“Ma, per quanto lo si voglia, è impossibile lasciarsi indietro. È infattibile farlo con indifferenza, mantenendo protetto il proprio benessere. Possiamo navigare a occhi chiusi per anni, ma – prima o poi – la nostra isola apparirà, ci sbatteremo contro, rimarremo incagliati, e ci ricorderemo chi siamo..“