Stravaganza: ode alla libertà di essere
Germoglia profondo, il seme,
sedimenta, si mescola con la terra e ricerca
nella stessa una sua via. Di uscita?
Fluisce, goccia a goccia, la vita
lungo la radice.
La percorre interamente.
Dove si mostra appena, nasce la possibilità.
La paura di essere e la sua stravaganza, insieme.
Esiste davvero differenza fra essere e percepire,
percepirsi umano?
Una tavolozza si ribalta e la terra ne esce opera.
Centinaia di colori stesi sul prato.
Avvertire la libertà,
di percepirsi, di danzare con le proprie ossa
di mostrarsi.
Darsi colore, scegliendo le proprie tonalità.
Chiudere gli occhi e urlare il proprio nome,
senza timore.
Immaginare una farfalla
ed ecco, l’aria frasca le attraversa le ali.
Urlano anche loro una sola volontà:
librarsi in volo, sopra i tetti grigi di altre città.
Si disfà la maschera portata,
si scioglie lentamente il corpo
e viene sprigionata la luce, primordiale.
Sussurrare al mondo finalmente il proprio nome,
oppure urlarlo,
o ancora, scriverlo su pareti già imbrattate.
Quella farfalla tornerà radice
e si mostrerà,
nella sua essenza.
Dove le radici si infittiscono,
la luce è pronta ad esplodere.