Animenta con voi – Così da neomamma ho cominciato a mangiare poco

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Sarah racconta la sua battaglia con l’anoressia dopo la maternità. Una testimonianza che rompe il pregiudizio: i Disturbi Alimentari non hanno età. E la guarigione non è una favola, ma una possibilità concreta
"Dopo una settimana infernale, ma accompagnata da altre sette ragazze, una notte Sarah ha abbracciato il pupazzo di Gabriel, e ha capito qualcosa: «Mi sono seduta sul mio letto, ho messo le cuffiette, ho abbracciato il pupazzo di mio figlio ed ho fatto partire la canzone Sally di Vasco. Da quel momento il mio corpo e la mia testa hanno deciso di riprendere a lavorare. Volevo tornare a vivere, volevo tornare a fare tutto ciò che facevo prima, IO RIVOLEVO LA MIA VITA!» Immagine realizzata con sistema di intelligenza artificiale Bing Image Creator.

DCA e maternità: la storia di Sarah, tra dolore, ospedale e rinascita

Uno degli elementi su cui Animenta ha sempre spinto molto riguarda l’abbattimento dello stigma e del pregiudizio che circonda i Disturbi del Comportamento Alimentare. E uno dei pregiudizi più comuni è quello riguardante l’età dei soggetti malati, poiché per molti un DCA è una malattia adolescenziale, quasi fosse una fase normalizzata o una parte del percorso di crescita dell’adolescente, che si confronta e confronta il proprio aspetto con il mondo dei pari e dei social media.

Tuttavia, proprio perché un Disturbo Alimentare ha poco a che vedere con il cibo e il corpo, ma molto a che vedere con un certo tipo di sofferenza interna, pur non negando una forte componente sociale e una crescita esponenziale del problema, esistono storie di malattie che proseguono anche nell’età adulta, e anche con la maternità. Come la storia di Sarah, mamma di Gabriel, un bimbo di quattro anni. «L’anoressia nervosa è una malattia strana, che ti toglie l’anima. Anche se, in realtà, ti toglie praticamente tutto», scrive Sarah, «inconsciamente la mia malattia è iniziata nel 2018 e nel 2017 sono diventata mamma. La gravidanza ha portato enormi cambiamenti nel mio peso e nel mio corpo in generale. Così ho iniziato a mangiare meno».

Il tema dei DCA si intreccia spesso con il tema della gravidanza: tra ansie e paure, il corpo subisce cambiamenti fuori dal nostro controllo, in una situazione già connotata da grande responsabilità e incertezza.  «Non mi rendevo conto che la mia perdita di peso era diventata un incubo, anzi, un’ossessione. Controllavo costantemente il mio peso e le misure del mio corpo, camminavo in continuazione, facevo palestra praticamente sempre. Del mio corpo era rimasta solo la pelle e dei peli che servivano a proteggermi».

Sarah definisce l’attenzione eccessiva al suo corpo come se fosse un lavoro sfiancante. E in questa storia di donne che imparano a diventare madri, è proprio la mamma di Sarah a portarla in ospedale: «Hanno deciso di ricoverarmi immediatamente. I miei occhi erano spenti, mentre i dottori parlavano io non avevo nessun tipo di espressione. Da quel momento è iniziato il mio percorso durato due mesi: non ho più potuto vedere mio figlio, non ho più potuto vedere nessuno. Sembrava avessi perso qualsiasi cosa, avevo perso anche tutta la mia dignità».

Dopo una settimana infernale, ma accompagnata da altre sette ragazze, una notte Sarah ha abbracciato il pupazzo di Gabriel, e ha capito qualcosa: «Mi sono seduta sul mio letto, ho messo le cuffiette, ho abbracciato il pupazzo di mio figlio ed ho fatto partire la canzone Sally di Vasco. Da quel momento il mio corpo e la mia testa hanno deciso di riprendere a lavorare. Volevo tornare a vivere, volevo tornare a fare tutto ciò che facevo prima, IO RIVOLEVO LA MIA VITA!»

Se fosse una fiaba, probabilmente la storia di Sarah cambierebbe da un momento all’altro, svegliata, forse, da un bacio del principe. Ma un Disturbo Alimentare non ha niente a che vedere con le fiabe: la guarigione non è lineare, non avviene da un momento all’altro e non basta schioccare le dita. Ma Sarah, piano piano, ha recuperato quello che non aveva più: e nulla che avesse a che vedere con il suo peso. Anche se un principe qui esiste, ed è proprio il piccolo Gabriel, e una canzone, Sally:

«Forse la vita non è stata tutta persa.
Forse qualcosa si è salvato.
Forse, non è stato poi tutto sbagliato.
Forse era giusto così. Forse, ma forse, ma sì».

– Sarah

Se fosse una fiaba, probabilmente la storia di Sarah cambierebbe da un momento all’altro, svegliata, forse, da un bacio del principe. Ma un Disturbo Alimentare non ha niente a che vedere con le fiabe: la guarigione non è lineare, non avviene da un momento all’altro e non basta schioccare le dita. Ma Sarah, piano piano, ha recuperato quello che non aveva più: e nulla che avesse a che vedere con il suo peso.

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