La memoria dell’acqua: scienza, illusioni e il ritorno del pensiero magico
Perché si continua a parlare di memoria dell’acqua? Occorre fare un passo indietro, fino alla prima metà dell’Ottocento, quando un medico tedesco, Samuel Hahnemann (laureato nel 1779) formulò le prime teorie dell’omeopatia, di cui è considerato il fondatore. La sua idea era che una malattia, per essere curata, dovesse venire affrontata utilizzando dosi infinitesimali dello stesso principio che l’aveva causata, diluite fino all’inverosimile in acqua. A quei tempi era molto difficile poter dimostrare o confutare seriamente tali teorie, e bisogna aspettare fino al 1988, come accennato, anno in cui l’immunologo francese Jacques Benveniste pubblicò, sulla prestigiosa rivista Nature, un riassunto delle sue ricerche sui principi asseriti da Hahnemann, affermandone la validità.
A suffragare i propri risultati, Benveniste sosteneva che l’acqua sarebbe in grado di mantenere un «ricordo» delle sostanze con cui entra in contatto, nonostante le infinite diluizioni, e nonostante nel prodotto da somministrare non sia più presente nemmeno una molecola di queste sostanze.
Sarebbe stata una scoperta rivoluzionaria, in grado non solo di cambiare radicalmente la medicina, ma addirittura di ribaltare del tutto le conoscenze assodate di chimica e fisica.
L’articolo suscitò uno scalpore immenso, e numerosissime furono le critiche del mondo scientifico, al punto che la stessa Nature, per prima, sottopose il lavoro a un’ulteriore approfondita revisione. Risultato: si scoprì che i dati erano stati manipolati per risultare credibili, e che tale falsificazione era stata consapevole.
Negli anni successivi sono stati innumerevoli i tentativi di riprodurre gli esperimenti riguardanti la fantomatica memoria dell’acqua, tutti falliti. La stessa omeopatia, di conseguenza, è stata messa sotto accusa dalla stragrande maggioranza degli scienziati di tutto il mondo, che affermano che gli ipotetici risultati siano riconducibili al più all’effetto placebo.
Nel 2011 in California è stata inoltrata una class action da parte dei cittadini che avevano fatto inutilmente uso di oscillococcinum per curare l’influenza, come indicato nel foglietto illustrativo. Il risultato è stato che l’azienda produttrice ha patteggiato un risarcimento di 5 milioni di dollari da distribuire tra i ricorrenti e cambiamenti nella dicitura dell’etichetta.
Ma allora come mai ancora relativamente tanta gente si affida a trattamenti basati sulla falsità della memoria dell’acqua? Le risposte possono essere molteplici. Si può capire che una persona malata, di fronte all’eventuale inefficacia della cosiddetta medicina convenzionale (quella approvata con rigorose analisi dalla comunità medico-scientifica internazionale), cerchi conforto in terapie alternative. Ma qui entra in ballo anche qualcos’altro, totalmente irrazionale, una sorta di moderno «pensiero magico», la convinzione di poter influenzare la realtà in base ai propri desideri personali.
Il dover dimostrare che teorie strampalate come quella qui trattata sono inutili o addirittura pericolose, ha costi immensi in termini di ricercatori, tempo, risorse, denaro.
La Scienza e la Medicina non sono dogmi immutabili, ma discipline in continua evoluzione, che si autointerrogano costantemente, secondo criteri severi e precisi, ripetibili nel tempo: occorre ricordarlo, soprattutto oggi che un rischioso atteggiamento antiscientifico sembra prendere sempre più piede nell’opinione pubblica.
– Edoardo Grandi
“Ma allora come mai ancora relativamente tanta gente si affida a trattamenti basati sulla falsità della memoria dell’acqua? Le risposte possono essere molteplici. Si può capire che una persona malata, di fronte all’eventuale inefficacia della cosiddetta medicina convenzionale (quella approvata con rigorose analisi dalla comunità medico-scientifica internazionale), cerchi conforto in terapie alternative. Ma qui entra in ballo anche qualcos’altro, totalmente irrazionale, una sorta di moderno «pensiero magico», la convinzione di poter influenzare la realtà in base ai propri desideri personali.“