Sentimenti – È lo sguardo che conta: capire senza parlare

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La B.Liver Arianna descrive lo sguardo come fondamento dei rapporti umani: riflesso di luce e ombra, capace di trasformare la solitudine in un legame silenzioso che nutre comprensione e sicurezza.
"Pupilla nella pupilla, questo è uno sguardo, questo è il fondamento dei rapporti umani. Le vite sono costituite da questo: uno sguardo dopo l’altro, cresce il desiderio e la voglia di condividere, con gli altri, ciò che siamo, ciò che ci appassiona e ciò che ci ferisce". Immagine realizzata con sistema di intelligenza artificiale Bing Image Creator.

Pupilla nella pupilla: lo sguardo che cura la solitudine

Pupilla nella pupilla, questo è uno sguardo, questo è il fondamento dei rapporti umani. Le vite sono costituite da questo: uno sguardo dopo l’altro, cresce il desiderio e la voglia di condividere, con gli altri, ciò che siamo, ciò che ci appassiona e ciò che ci ferisce. Lo sguardo è fonte di condivisione, può dire tutto. Quando manca, quando abbassiamo gli occhi per evitare il contatto visivo, viene inserita la retromarcia nel rapporto umano.

Spesso, lo sguardo spaventa, perché l’altro è il riflesso di noi e ormai non si è più abituati a riflettere su di sé e riconoscersi, soprattutto in altri occhi. Pupilla nella pupilla, il riflesso è fondamentale. Definisce la nostra umanità e la nostra capacità di essere anche specchio di emozioni altrui. Spesso è luce di ciò che portiamo dentro, altre volte è ombra di ciò che proviamo a nascondere.

Così, quando non si riesce a trovare un altro sguardo al di fuori del proprio in cui sentirsi al sicuro e in cui lasciarci andare senza timore, si finisce in un angolo, soli. Soli con i propri ricordi, le proprie angosce e paure. Vivere tutto questo spaventa e farlo, vedendo il riflesso di ciò che vivono gli altri, ferisce ancora di più.

Riconoscendo in un altro sguardo la stessa emozione, con fiducia si aprono. Restano anche in silenzio: la comunicazione è anche questo. Si prendono per mano e, quando serve, si concedono spazio.”
Immagine realizzata con sistema di intelligenza artificiale Bing Image Creator.

Ecco perché la solitudine è la compagnia più ingombrante che un uomo possa immaginare. Si appiccica prima ai vestiti e poi alla pelle, come una colla gelatinosa. Liberarsene è difficile, soprattutto quando sui social si riflette ovunque la compagnia altrui e la gioia che essa mostra. Così, l’uomo fatica a distaccarsene, creando un rapporto quasi morboso con essa.

Lei c’è sempre: si è soli con lei e il proprio disagio. Il dolore è concentrato nello stomaco, si innerva in tutto il corpo. Lì preme, lì sviscera. Ma l’uomo che si nasconde nella ricerca di un luogo sicuro, incontra altri uomini soli. Inizialmente, si evitano, si lasciano soli pur stando insieme. Poi, imparano a riconoscersi e, lentamente, comunicano in silenzio ciò che non hanno mai condiviso.

Guardandosi e stringendosi, si sciolgono e tremano. Espongono paure e fragilità. Riconoscendo in un altro sguardo la stessa emozione, con fiducia si aprono. Restano anche in silenzio: la comunicazione è anche questo. Si prendono per mano e, quando serve, si concedono spazio.

Stare soli si differenzia dall’essere soli. Stare soli con qualcuno che comprende è una solitudine costruttiva che si muove nella quotidianità, si nutre di silenzi e assicura sicurezza e spazio all’altro.

– Arianna Morelli

“Spesso, lo sguardo spaventa, perché l’altro è il riflesso di noi e ormai non si è più abituati a riflettere su di sé e riconoscersi, soprattutto in altri occhi. Pupilla nella pupilla, il riflesso è fondamentale. Definisce la nostra umanità e la nostra capacità di essere anche specchio di emozioni altrui. Spesso è luce di ciò che portiamo dentro, altre volte è ombra di ciò che proviamo a nascondere.”

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