Prepotenti vs regole: il ritorno dei cattivi e la necessità di un’etica comune
Ho appena finito di leggere Anna Karenina di Tolstoj e alla fine, dopo che Anna si è tolta la vita, Levin ha cominciato a riflettere sul bene e sul male nella ricerca di benessere per la sua vita interiore, sostenendo che «la ragione lo portava ad opprimere coloro che impedivano la soddisfazione dei miei desideri… Ma la ragione non poteva rivelarmi che devo amare il prossimo (per stare bene, ndr), perché ciò è irragionevole (controintuitivo, ndr)».
Mi chiedo: cosa sta succedendo ora? Perché si sono risvegliati i cattivi?
Mi chiedo anche cosa faccia sì che la gente li segua, senza tenere minimamente presente ciò a cui arriva Levin.
Nei tempi successivi alla Prima guerra mondiale popoli interi inneggiavano folli criminali.
I potenti crudeli imponevano malvagità e violenza per soddisfare frustrazioni personali, umiliazioni e desideri. Dotati di un ego patologico, si sentivano insigniti da un destino salvifico, attuando prepotenze e crudeltà, convinti di essere unti da un mandato superiore. Alimentavano le stesse percezioni nel popolo: paura, frustrazione, desiderio di riscatto.
E il popolo, per quieto vivere o per timore di perdere una serenità apparente, non si ribellava.
Questi potenti crudeli erano incuranti di regole e rispetto e seguivano solo la loro ragione.
Simile a ciò che succede oggi, dove accettiamo comportamenti fuori da regole e rispetto, giustificandoli con ragioni economiche, di potere o politiche.
Mi chiedo: perché accade?
Nel mio piccolo vedo che, nell’educazione dei giovani o nella gestione delle persone, ci devono essere regole chiare e reciproche, poche ma umane e di buon senso. Se si accettano comportamenti disordinati, prevaricanti o violenti, subendoli per paura o quieto vivere, si crea un clima di caos e confusione. E si arriva a conseguenze nefaste, sia per i giovani che per le comunità.

Starci e percepire la realtà non è facoltà di tutti.”
Immagine realizzata con sistema di intelligenza artificiale Bing Image Creator
Il faro deve essere l’etica reciproca e il benessere psico-fisico. Con i nostri ragazzi cerchiamo di imporre disciplina e rispetto, togliendo il focus da sé stessi e riversandolo sul bene comune, che diventa bene per ciascuno.
Quando qualcuno si sente in diritto di pretendere di fare o non fare a modo proprio, viene ricondotto a un pensiero di beneficio collettivo. Tutti siamo capaci di vedere i difetti negli altri, ma il difficile è guardarsi dentro.
Starci e percepire la realtà non è facoltà di tutti.
Solo un’educazione non protezionista ma energica e di buon senso può rimettere ordine a certi atteggiamenti.
E solo così, prescindendo da interessi e diritti personali, il singolo e la comunità possono progredire.
Bill
– Bill Niada
“Il faro deve essere l’etica reciproca e il benessere psico-fisico. Con i nostri ragazzi cerchiamo di imporre disciplina e rispetto, togliendo il focus da sé stessi e riversandolo sul bene comune, che diventa bene per ciascuno.“