Un murale e cambiamo la città insieme agli artisti di Corba

Autori:
Davide Greco ci porta all’Urban Art Tour con KayOne e Clara Amodeo, un percorso tra street art, emozioni e inclusione che trasforma il grigio urbano in un linguaggio di libertà e memoria.
I B.Liver insieme a KayOne, Chiara Gay e Clara Amodeo.

Urban Art Tour : i colori che spezzano il grigio delle città

Come diceva qualcuno «Writing è il modo più immediato per comunicare, rompere la routine, cambiare le città». Ed è proprio così che hanno iniziato gli artisti della Spray Can Art, con una tag, un segno che sembra indelebile ma che è in realtà effimero, in grado però di spezzare il grigiore delle città e la monotonia del paesaggio urbano quotidiano.

La tag è in sostanza il proprio nome d’arte, un segno grafico studiato nei minimi dettagli per essere d’impatto e immediatamente riconoscibile.

L’Urban Art Tour, che si è svolto il 9 ottobre 2025, organizzato dalla Fondazione Bullone in collaborazione con Marco «KayOne» Mantovani, è stato davvero stupefacente e ha saputo avvicinare anche i meno informati al mondo della street art e dei graffiti. Il tutto grazie alle sapienti spiegazioni di Clara Amodeo, presidente dell’associazione Another Scratch in The Wall, storica dell’arte e giornalista, che ha illustrato nel dettaglio una serie di tecniche e segreti di questa forma d’arte.

Mi ha colpito molto, in particolare, il modo appassionato e competente con cui Clara ci ha spiegato le varie opere sui muri del quartiere Corba, ma credo che tutti noi ne siamo rimasti impressionati, noi che grazie alla Fondazione Bullone possiamo partecipare a questo genere di iniziative che comprendono esperienze inedite per molti e accattivanti per tutti.

Esperienze diverse tra loro, ma tutte nate con lo scopo di consolidare rapporti, condividere emozioni, accrescere conoscenze e sensazioni comuni che alimentano amicizie e fanno da ordito alla trama di una rete sempre più grande, solida e forte.

Per quanto mi riguarda, sono rimasto anche piacevolmente sorpreso dal modo in cui i writers sono riusciti a creare un parallelismo tra gli sport invernali e la propria cifra stilistica, attingendo all’attualità per renderla simbolo e parte della propria immagine. Come nel caso degli sci incrociati creati da Etsom associati a una coda di rondine, un’immagine molto poetica evocata da riferimenti sottili.

Le associazioni coinvolte nell’iniziativa sono state Another Scratch in the Wall e Stradedarts, quest’ultima capitanata da Mantovani e «colonizzatrice» (in senso positivo) del quartiere Corba a Milano (Corba Trasformazione Urbana). Ma c’è stato di più, per noi amici del Bullone: una visita sorprendente, in anteprima, della mostra Puppets – 30 Italian Masters of Hip Hop Characters, in Largo Gelsomini 6 (visitabile dal 1° novembre al 21 dicembre 2025) e – ma non ditelo a nessuno – anche un blitz al laboratorio di KayOne.

In alto una foto del murale di Marco «KayOne» Mantovani

Non possiamo dimenticare la presenza di Chiara Gay e il ricordo di suo padre, con il quale iniziò nel lontano 1984, a Quattordio (Alessandria), a dare spazio ad artisti americani come Rammellzee, Delta 2, Phase 2 ed Ero. Chiara ci ha regalato la sua storia sul famoso muro di Quattordio, un’esperienza senza precedenti nel nostro Paese, oltre ad aneddoti inediti e storie sulle peripezie degli artisti coinvolti.

«Hanno imbrattato il muro di casa mia», «Guarda che vandali»: frasi che molti di noi hanno sentito e, a volte, condiviso. Come fare, allora, a trasmettere il valore di questo movimento che è nato come illegale e che viene vissuto ancora da molti come dannoso? Va detto che non si può disconoscere che il macrocosmo dei Graffiti e della Street Art, che ha compreso anche l’hip-hop, è riuscito nel tempo a creare una cultura e una subcultura evolute, diffuse ormai in tutto il mondo.

Da un punto di vista personale, essendo stato un ragazzino nato negli anni ’90, questo tour mi ha emozionato molto ed è stata una soddisfazione ritrovare alcune informazioni che fanno parte del bagaglio culturale della mia adolescenza.

Quest’arte è purtroppo effimera per sua natura, a causa degli agenti atmosferici che sbiadiscono le opere. A questo deve anche il suo fascino e la sua bellezza.

Perciò: fotografate più che potete, o come dice Clara Amodeo, «ricordate, l’oblio fa parte del gioco».

– Davide Greco

«Hanno imbrattato il muro di casa mia», «Guarda che vandali»: frasi che molti di noi hanno sentito e, a volte, condiviso. Come fare, allora, a trasmettere il valore di questo movimento che è nato come illegale e che viene vissuto ancora da molti come dannoso? Va detto che non si può disconoscere che il macrocosmo dei Graffiti e della Street Art, che ha compreso anche l’hip-hop, è riuscito nel tempo a creare una cultura e una subcultura evolute, diffuse ormai in tutto il mondo.”

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